Una vita per le immagini

Chi è Massimo Nocelli

Stavolta andiamo a raccontare di un maestro della fotografia dall’aspetto severo. Ma quando Massimo Nocelli inizia a raccontare viene fuori il suo piacevole accento romano.

Oltretutto mi consente di ricordare e fissare per iscritto qualche scorcio della società marchigiana degli anni Settanta-Novanta che ricordo un po’ anch’io.

I suoi genitori erano originari di Cingoli, il padre si trasferì a Roma per il servizio militare, senza fare ritorno.

Prima della seconda guerra mondiale il padre Dino era motorista di bordo nella Regia Aeronautica. Nel 1935 dall’aeroporto militare di Pratica di Mare era volato nell’Istria italiana, e in seguito in Eritrea, Somalia ed Etiopia che dopo la fondazione dell’impero fu chiamata AOI (Africa Orientale Italiana). Volò anche con Italo Balbo. Il bello è che si portò dietro una macchina fotografica e scattò (forse con altri) belle immagini. Oggi Massimo conserva oltre 200 scatti, li ritiene molto importanti anche dal punto di vista documentale ed intende mostrarli ad una conferenza.

Massimo nacque nel quartiere Pigneto di Roma, all’epoca tra il centro e la periferia, poi la famiglia si trasferì tra Centocelle e Quarticciolo, dove crebbe.

Il suo primo approccio con il mondo della fotografia lo ebbe grazie al fratello maggiore Paolo. La domenica andava a Porta Portese, sul lungotevere, non lontano da Trastevere, al mercato rionale dove si trovava di tutto.

Correva l’anno 1968, un giorno Paolo ritornò a casa con una reflex Petri 41 con obiettivo a vite da 50 mm: una fotocamera giapponese meccanica e manuale in buono stato. La batteria serviva solo per far funzionare l’esposimetro al silicio con lancetta indicatrice.

Massimo imparò i rudimenti necessari per usarla … ed iniziò a scattare a tutto campo, anche in viaggio. Quella sua prima fotocamera gli fece compagnia a lungo, la cedette nel 1978. Preso dalla passione, nel frattempo, aveva acquistato alcune fotocamere automatiche più moderne, ma ancora senza autofocus. Acquisire immagini era più selettivo: occorreva impostare manualmente i dati di scatto e la messa a fuoco.

Sin da piccolo ha avuto la passione per le moto. Conosceva e guidava le italiane … nel 1971-72 furono importate le giapponesi.

Da ragazzino, quando avevo una Vespa 50 Special, un motociclista mi disse:  “Le moto giapponesi sono potenti, silenziose, si possono guidare anche indossando un paio di pantaloni bianchi … il motore non schizza olio come quelle costruite nella Penisola”.

Massimo richiama alla memoria le Kawasaki 500 cc e 750 a tre cilindri e due tempi, che ricordo anch’io:  la loro grande potenza era gestibile solo da esperti … in pista. Numerosi furono gli incidenti; all’epoca non era obbligatorio il casco e non esistevano le attuali sicure tute racing o da competizione.

Durante il servizio militare fu paracadutista.

Nel 1980 si trasferì nelle Marche.

La conoscenza di Massimo sui materiali, apparecchiature e tecniche l’ha appresa dalle esperienze pratiche ed anche dalla lettura di ben sei mensili di fotografia, tutti specialistici. Lui preferiva “Photo”, un periodico francese che pubblicava le foto dei lettori (comprese le sue) su carta patinata, senza alcuna modifica. All’epoca Photoshop non si conosceva.

All’estero Massimo ha effettuato giri turistici in Spagna, Canarie, Svizzera e Cipro.

Negli anni Novanta del Novecento la principessa delle reflex era la Nikon F4, una macchina molto costosa. Era tropicalizzata e composta da circa 1.850 pezzi. Lui la comprò usata nel 1995.

Cosa ricorda Massimo della “Dolce vita” e dei paparazzi?

All’epoca era piccolo, ne venne a conoscenza più tardi anche dai giornali. Incontrò alcuni protagonisti di quel periodo ruggente: a Roma conobbe Rino Barillari, quando giunse a Macerata Guido Picchio.

Organizzare eventi

Il nostro protagonista non è solo ricco di creatività fotografica è anche attivo nell’organizzare corsi, workshop ed eventi, come vari corsi all’Unitre di Tolentino.

Nella prima metà degli anni Novanta faceva parte del foto cineclub di Macerata e contribuì ad organizzare un mercato fotografico nazionale sotto i portici del bar Maracuja.  Dopo Arezzo e Umbertide (presso la scuola elementare) per importanza veniva quello di Macerata. Era un evento imperdibile, come un porto franco che attirava un gran numero di appassionati tra venditori, acquirenti e fotoamatori. Un certo Milizia giungeva da Roma portando macchine costose e rare in perfetto stato; un giorno gli mostrò una Luxia 35 mm placcata d’oro.

Il sabato chiamavano una o più modelle amatoriali … ma a volte non si presentavano!

Nel 2001 uscirono le prime fotocamere digitali, avevano un milione di pixel, negli anni successivi si diffusero. Già nel 2004-05 le analogiche cominciarono a perdere terreno: le digitali erano più flessibili nell’economia fotografica.

Nel 2005 fu organizzata a Macerata la mostra fotografica “Arte e commercio” su suggerimento del compianto Marcello Sgattoni, esperto di libri antichi, titolare della libreria “Quondam” e presidente dell’associazione dei commercianti del centro storico. Furono ritratti una sessantina tra commercianti e figure emblematiche.

Nel 2013 fondò il Circolo fotografico della Provincia di Macerata nella vecchia sede dell’Unitre di Tolentino. Nel 2019 il Comune di Macerata gli fornì una sede in città.

Dal 2022 organizza annualmente a Macerata il “Photo festival”. Prese spunto dal “Photo Show” che si tenne fino al 2012, un anno alla fiera di Roma e l’altro a quella di Milano City. Ci fu un afflusso di circa 500 mila visitatori, in cinque giorni.

Il festival fotografico di Macerata di solito si tiene gli ultimi dieci giorni di settembre, in base al calendario nazionale, ed è aperto a tutti i circoli fotografici delle Marche.

Come accennato è buon conoscitore dei componenti, lenti e materiali usati anche nelle fotocamere ormai storiche come la Laica, Hasselblad, Contact, Canon e Nikon. Negli ultimi anni ha deciso di acquistare solo fotocamere digitali usate.

Negli anni Settanta Massimo quando aveva bisogno di revisionare o riparare una fotocamera lo poteva fare a Roma. Più tardi venne a conoscenza della ditta Paci di Ripatransone, il cui titolare era un grande esperto di ottiche.

Negli anni ha appreso anche come fotografare oggetti difficili come opere d’arte, gioielli, tappeti persiani, ecc., riprodurre le giuste tonalità e i colori non è facile.

Esclama: “Una buona fotografia la legge anche un analfabeta”. Altra sua frase che mi ha colpito: “In fotografia non c’è da inventarsi nulla, è stato già inventato tutto” alla quale ho risposto: “Serve solo la creatività”.

Un’altra sfaccettatura della sua creatività poliedrica che mi piace ricordare: è un ammiratore dei film western all’italiana di Sergio Leone con le indimenticabili musiche di Ennio Moricone. Lui definisce il regista Sergio Leone: “Un ritrattista d’eccellenza, il primo ad utilizzare quelle riprese cinematografiche ravvicinate e significative piene di pathos”.

Mi fa notare meglio la differenza tra un fotoamatore ed un professionista: “Il fotoamatore si scomoda per le foto e impiega molto più tempo e passione”.

Tra i grandi fotografi che ammira ci sono: Robert Capa, Gianni Berengo Gardin, Domenico Jodice, Ferdinando Scianna, Gabriele Basilico, Franco Fontana e Mario Giacomelli. La sua giovane allieva Fulvia Menghi si stava facendo strada bene nel mondo delle immagini. Massimo lo si può definire un autentico cultore delle immagini, delle tecniche e dei materiali usati nel mondo della fotografia e dintorni.

In alto a destra un curioso scatto in una via di Siena.

Eno Santecchia

Ottobre 2026

A sinistra Massimo Nocelli ad un evento del “Photofestival 2026”, a destra Marcello Tramandoni.
Progetto fotografico su La vergara, tipica figura tradizionale femminile marchigiana. E’ ancora inedito.
A Civitanova Marche.
A Montegranaro
A Civitanova Marche.
A San Quirico D’Orcia.
Copyright © 2010 – 2026 Eno Santecchia All rights reserved