Come mi fece notare, anni fa, il compianto Nazzareno Minnozzi ed ho poi constatato di persona, via della Nave è uno dei luoghi più ventilati del centro storico di Civitanova Marche.
Il pomeriggio di sabato 29 agosto 2026, durante una passeggiata in via della Nave, nel borgo Marinaro, vidi scorrere davanti ai miei occhi una scenetta iconica che sembrava uscita in 3D da un film del neorealismo. Dissi a bassa voce: “Un modo di spostarsi vintage”.
Proseguendo la camminata feci una sosta nel parco di piazza A. Gramsci. Seduti in un’altra panchina c’erano i due ragazzi già visti, ai quali ho detto “Siete gli stessi di prima?” loro mi hanno risposto: “Sì”. Entrambi mi sono apparsi gentili e educati. Ho chiesto loro il permesso di scattare alcune foto.
Cosa c’era di speciale nella scenetta vista?
Era un giovane alla guida di una bici da uomo, forse stile anni Ottanta-Novanta del Novecento, mentre la ragazza era seduta di traverso sulla canna!
Un modo di viaggiare che avevo definito così nel capitolo “Ironia della sorte” a pagina 234 nel mio ultimo libro “Oltre l’orizzonte. Varia umanità da incontri e viaggi” (2026): “… la posizione non era comoda, ma era meglio che andare a piedi”.
Mi è sembrato di essere in un set cinematografico degli anni Quaranta – Cinquanta del Novecento …
La questione non è terminata lì, ho coinvolto alcuni amici e conoscenti artisti e creativi.
Ho chiesto al maestro fotografo Massimo Nocelli, il quale mi ha scritto: “È un’immagine di street photography, non occorre rifarla”.
Il pittore, incisore e fotoamatore David Giovannini ne ha estratto una suggestiva copia ravvicinata, più romantica.
Il fotografo, più volte premiato, Marcello Tramandoni ne ha trasformato una copia in bianco e nero (in alto a destra).
Ho fatto una ricerca con l’Intelligenza Artificiale e fonti tradizionali per controllare meglio in quali film era apparsa quella scena. Non copio, riporto i risultati a modo mio.
“Ladri di biciclette” (1948) di Vittorio De Sica, nella prima parte del film il protagonista Antonio Ricci (Lamberto Maggiorani) porta la moglie Maria (Lianella Carell) seduta sulla canna della sua bici marca Fides a prendere dell’acqua e poi al lavoro. Quel film fu tratto dall’omonimo romanzo di Luigi Bartolini (1892-1963), incisore, pittore e scrittore di Cupramontana (AN).
“Benvenuto, reverendo!” (1950) di Aldo Fabrizi. Una recensione ricorda la memorabile scena della bicicletta con una persona seduta sulla canna (dal Davinotti).
“Pane, amore e fantasia” (1953) di Luigi Comencini. La scena indimenticabile è la seguente. Antonio Carotenuto (Vittorio De Sica), maresciallo comandante della Stazione dei Carabinieri di un paesino dell’Abruzzo, porta sulla canna della sua bicicletta Annarella, l’ostetrica condotta (Marisa Merlini).
In ultimo ho interessato il professor Alberto Cingolani, appassionato cinefilo, il quale mi ha inviato la sua riflessione, eccola di seguito.
“Scriveva Roland Barthes: “Ciò che la Fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo solo una volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente. In essa, 1‘accadimento non trascende mai verso un’altra cosa: essa riconduce sempre il corpus di cui ho bisogno al corpo che io sto vedendo; essa è il Particolare assoluto”. Eppure dirà, in seguito, che la fotografia rimanda sempre a qualcosa d’altro, il vissuto. Ora di fronte a questa fotografia di oggi, come non pensare ad un passato (il secondo dopoguerra) quando la bicicletta era un mezzo di trasporto diffusissimo e le fidanzate erano issate sulla canna di collegamento? Ce lo ricordano i film del neorealismo e delle commedie all’italiana”.
Ringrazio vivamente gli attori e gli esperti consultati per questa scenetta foto-cinematografica.
Eno Santecchia
Settembre 2026
Commenti
Il suo scritto mi è piaciuto; mi ha ricordato che una sola immagine può contenere la memoria del nostro passato.
P. T.
Complimenti per questo bellissimo esempio di street photography raccontata con cultura, ironia e memoria. E complimenti anche ai due giovani “attori” inconsapevoli di questa piccola scena.
L. M.
Ho appena avuto modo di leggere il suo ultimo scritto, interessante la scelta dello scatto: una anacronia rispetto ai
tempi contemporanei dove la velocità e la tecnologia sono padrone assolute. Poetico il tempo lento di una pedalata in
bicicletta nel caldo afoso di quei giorni che davvero richiama alla mente tanto cinema, ma anche tanta letteratura
neorealista (penso a “Il quartiere” o “Cronache di poveri amanti” di Vasco Pratolini).
L. V.









