La squisita frutta romagnola

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Sin da ragazzo sono dispiaciuto della limitata produzione frutticola delle Marche. In seguito, scoprii che uno dei motivi erano i ritorni di freddo primaverili, non presenti in Romagna.

Vediamo cosa succedeva qualche decennio fa in quella vicina Regione. Stavolta l’occasione sono i ricordi in agrodolce della signora Valeria B.

La nostra storia si svolge a Calisese, un paese della Provincia di Forlì -Cesena, bagnato dal Rubicone, una volta confine con la Gallia Cisalpina, che Giulio Cesare, diretto a Roma, passò in armi nel 49 a. C. Nella zona epigrafi e monumenti lo ricordano.

Valeria visse in campagna fino a diciotto anni, ma non fu un rapporto idilliaco.

Negli anni Ottanta era disdicevole fare il contadino, era un lavoro faticoso, per la società era sinonimo di mancanza di cultura e educazione, si aveva l’impressione che fosse più apprezzato l’operaio metalmeccanico, al quale il boom economico degli anni Sessanta – Settanta aveva concesso retribuzioni più sicure che consentirono alle loro famiglie una vita un po’ migliore.

A Calisese erano numerose le famiglie di agricoltori e frutticoltori, c’erano magazzini di smercio verso l’estero, dove lavoravano tante operaie. Mentre nelle campagne era impegnata tutta la famiglia, non si assumevano salariati avventizi (stagionali). Le famiglie erano più numerose di oggi e patriarcali, con nonni, figli e nipoti anche se sposati, tutti sotto lo stesso tetto …  le case avevano tante stanze.

Nella sua fattoria si coltivava la frutta, la verdura era solo per il consumo domestico. Un appezzamento era destinato a vigna, ma il vino non era eccellente, forse il terreno di pianura non era idoneo, ma le viti venivano tenute perché vi era affezionato il nonno, scomparso lui furono dismesse.

La campagna di raccolta iniziava a maggio con le fragole, tipologia sgradita al padre perché restare chini al sole per ore è faticoso per gambe e schiena … ma visto che era inizio stagione lo sopportava.

Poi seguivano le albicocche, le pesche a polpa gialla, a polpa bianca. Negli anni Ottanta giunsero le pesche nettarine senza pelo. C’era una varietà che maturava a fine giugno a pasta gialla, dolce e pastosa, dalla forma un po’ allungata chiamata percocca, con delle peculiarità della pesca e dell’albicocca. Ricorda che le piaceva tanto, ma una volta terminato il loro ciclo vitale quegli alberi non furono rimpiazzati. C’erano alcune cultivar di ciliegi: la posizione geografica del terreno e la sua composizione davano una frutta saporita, soda e molto ambita dagli acquirenti.

La raccolta terminava dopo Ferragosto, con l’ultimo tipo di pesche, ottimo per le marmellate casalinghe, erano spiccagnole e maturando così tardi avevano ricevuto tanto sole, a gran beneficio del sapore.

Con la sua esperienza e le sue conoscenze, il padre destinava ogni prodotto verso il canale di vendita migliore; non c’erano ipermercati.

Appena raccolta, la frutta veniva ben posata in plateau e cassette, il modo di riporla era un lavoro importante, perché i commercianti compravano “con gli occhi”, diceva il padre: “Loro apprezzano la buona frutta del nostro territorio, sanno che le amarene, ad esempio, hanno un valore superiore alle altre ciliegie”.

Alle 3.00 di notte era caricata in macchina, il padre la portava al mercato all’ingrosso, dove c’erano grossisti della Toscana, che poi rifornivano i fruttivendoli. Verso le 8.00 tornava a casa e metteva l’invenduto nei cassoni da portare in un magazzino, dove dei grossisti acquistavano la frutta più piccola e meno pregiata per esportarla in Germania.

Il padre aveva acquisito una grande esperienza nel vendere i suoi prodotti ortofrutticoli. Poi si confrontava al bar con gli amici, si raccontavano come lavorare la terra, i canali di vendita migliori, e … anche i pesticidi da usare purtroppo, argomento sul quale Valeria era in profondo disaccordo con il genitore.

Negli anni Ottanta stavano nascendo le prime aziende biologiche, ad esempio Apofruit Italia (Almaverde Bio) e tante ne sono venute dopo.

Dal 1982   Valeria si trasferì a Rimini, presa dal lavoro, dai figli, dalla famiglia e dall’amore per il mare, così la campagna passò in secondo piano. Oggi si ritrova ad aiutare il fratello nella raccolta della frutta.

Ha parenti che hanno continuato a fare commercianti di frutta, altri che continuano a fare i contadini, molti anziani si sono tenuti un grande orto per il consumo personale.

Chi non ha mai raccolto frutta non può capire la differenza tra una pesca acquistata in negozio e una presa matura dall’albero. La frutta maturata sugli alberi, a parte le mele e qualche tipo di pera tardiva, non ha lo stesso sapore della frutta che vendono i negozi, non è un discorso di biologico, ma di sapore.

Ricorda che anni fa, in Messico, le fecero assaggiare una banana, piccola gialla dalla buccia scura, la guardò chiedendo: “Perché mi si offre una banana marcia?”, l’uomo le rispose: “Aprila e vedi com’è, assaggia il sapore”, il suo stupore fu grande.

Ci sono pochi negozi che hanno frutta veramente fresca, si può acquistare frutta a chilometro zero ma se la sera prima è stata messa in frigo, già ha perso un po’ di sapore. L’uso dei frigoriferi è indispensabile ma ha i suoi svantaggi, la frutta raccolta acerba e maturata in frigo o nella cassetta è priva di sapidità.

Secondo l’intervistata il biologico è un “volersi bene”, in primis il frutticoltore, e giù di seguito nella filiera fino al consumatore; se il padre lo avesse capito presto, sarebbe morto più tardi …

Valeria conclude con delle riflessioni: “Ogni mestiere ha i suoi segreti, vantaggi e aspetti negativi. Nella mia vita ho imparato che la cultura serve a tutto, se un ragazzo oggi decide di studiare agronomia, poi si dedica all’agricoltura, può trarre vantaggio dalla meteorologia, può scegliere i canali giusti di vendita, anche porta a porta, tramite Whats App, o mercatini, ecc. senza la cultura … non si va da nessuna parte”. Oggi l’agricoltura e la frutticoltura sono proiettate verso il biologico, il biodinamico e la produzione ecosostenibile … quindi largo ai giovani.

Eno Santecchia

Aprile 2024

Le foto sono dell’intervistata.

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