Impegniamoci per la natura

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L’avv. cassazionista Tommaso Rossi, da poco delegato del WWF per le Marche, risponde ad alcune domande spronando tutti ad agire in favore della natura e dell’ambiente.

Come ritiene la situazione naturalistica delle Marche?

“Le Marche sono una regione meravigliosa, con aspetti naturalistici di grande pregio per la biodiversità. Ma bisogna rendersi conto che un tesoro va trattato come tale, e va soprattutto rispettato. Troppo spesso negli ultimi anni le amministrazioni hanno cercato di sfruttare al massimo le bellezze naturali della Regione, anche a costo di metterle in pericolo. Penso soprattutto alle montagne, dove si perseguono irrealistici obiettivi di creare impianti da sci, pur di fronte all’evidenza di cambiamenti climatici che fanno sciogliere persino i ghiacciai; penso alle fasce costiere, dove l’antropizzazione sempre più selvaggia degli ultimi anni e un turismo poco consapevole sta mettendo a dura prova la salute del nostro mare”.

In quali aspetti si potrebbe migliorare l’ambiente naturalistico della nostra Regione?

“Le Istituzioni debbono fare di più per trasmettere la cultura del rispetto dell’ambiente della nostra Regione, della straordinaria biodiversità che sa regalare. Si deve andare verso una drastica riduzione del consumo di suolo, si debbono creare aree marine protette, si devono portare avanti progetti di rinaturalizzazione dei fiumi e, in generale, si deve investire sulla salute ecosistemica, unica speranza di evitare anche a livello locale le tragedie che i cambiamenti climatici e il consumo di risorse naturali da parte dell’uomo stanno causando, vedi alluvioni e altro”.

A cosa è dovuta l’apparente diminuzione della partecipazione delle persone in difesa del nostro pianeta?

“Bisogna far capire alle persone – soprattutto ai meno giovani – che spesso solo i più deresponsabilizzati (nonostante siano i più “colpevoli”) rispetto alla crisi climatica e ambientale cui stiamo assistendo- che il benessere e sicurezza loro e delle proprie comunità locali, dipende intimamente da quello del Pianeta.

Bisogna rimettere le persone al centro, ma al tempo stesso bisogna far comprendere che è dalle azioni di ognuno di noi, anche quelle apparentemente più piccole e insignificanti, che dipende quell’inversione di rotta che è ormai assolutamente urgente e necessaria. Basti leggere le parole di Papa Francesco nell’esortazione apostolica Laudate Deum, per comprendere quanto sia ormai trasversale e forte il grido di allarme per la “nostra casa comune” che ci accoglie e a causa dei nostri comportamenti si sta sgretolando.

Nessuno si auto-assolva e si deresponsabilizzi pensando di esser troppo piccolo e insignificante per cambiare le sorti del Pianeta. Ogni piccolo gesto può essere importante, può dare segnali importanti a chi ci è vicino, può innescare una serie di altri piccoli gesti che insieme contribuiscono a “fare qualcosa” per fermare questo treno in corsa verso l’autodistruzione”.

Secondo lei i giovani percepiscono a fondo la gravità delle crisi climatica, della biodiversità, dell’inquinamento e delle gravi instabilità politiche con crisi della democrazia?

“Credo che i giovani si rendano meglio conto di essere l’unica e l’ultima speranza. Noi siamo la prima generazione che ha compreso appieno il danno creato al nostro Pianeta, e i nostri giovani sono probabilmente l’ultima generazione che può fare qualcosa.

È ormai davanti ai loro occhi come tutto sia interconnesso, in particolare il consumo di risorse naturali sta comportando un impoverimento dovuto al depauperamento delle risorse e al contempo la fuga da altri territori a causa di siccità, inondazioni e altri effetti della crisi climatica. Questo a livello di macroaree internazionali genera crisi alimentari, instabilità politica, guerre, e grandi spostamenti di migranti. A livello di microaree regionali, e lo si vede anche nei piccoli paesini delle Marche, la perdita di biodiversità e il depauperamento delle risorse naturali del territorio causa perdita di posti di lavoro, spopolamento delle piccole comunità locali (soprattutto quelle montane), e di conseguenza perdita di quelle caratteristiche di cui parlavamo prima che rendono unica e speciale la nostra Regione”.

Quali speranze, a suo avviso, ci sono di riuscire a contrastare le suddette crisi?

“Bisogna assolutamente invertire il trend e, in tempi brevissimi, ridurre moltissimo l’uso dei combustibili fossili in favore delle rinnovabili, in agricoltura puntare sul biologico e dimezzare l’utilizzo dei pesticidi, bisogna cambiare il modo in cui si produce cibo ma anche quello con cui scegliamo i cibi per le nostre tavole, e poi smettere di uccidere il Pianeta con la plastica, riducendone di molto l’utilizzo e puntando sul riuso.

Il WWF Italia e noi nelle Marche ci stiamo impegnando a fondo per sensibilizzare i cittadini e le istituzioni su questi temi”.

Gli alberi in città forniscono ossigeno, ombra e catturano le polveri sottili, solo per citare qualche vantaggio. Come mai le amministrazioni comunali continuano imperterrite a capitozzare o tagliare gli alberi cittadini?

“Le aree verdi urbane rappresentano sempre di più una risorsa fondamentale per la sostenibilità e la qualità della vita delle persone in città. Lo dimostrano numerose ricerche scientifiche sulla relazione tra spazi verdi, qualità della vita e mortalità nelle aree urbane, confermando l’effetto positivo degli spazi verdi sulla salute mentale dei cittadini e sulla riduzione della mortalità. Oggi il 99% della popolazione nel mondo respira aria inquinata che supera i limiti di qualità stabiliti dall’OMS, con gravi effetti sulla nostra salute. L’Italia è il primo Paese in Europa per morti attribuibili all’inquinamento atmosferico, soprattutto per tumori da esposizione alle “polveri sottili” PM2,5.

Le aree urbane nel mondo ospitano più della metà della popolazione, di conseguenza sono e saranno sempre più al centro dei temi legati alle sfide globali, acquisendo un ruolo fondamentale per la salute e la sicurezza delle persone e per fermare il declino della natura. Proprio alcuni giorni fa il WWF ha celebrato come ogni anno la due giorni “Urban Nature” che, con lo slogan “La Natura si fa cura”, per sensibilizzare ognuno di noi a dare il proprio contributo per aggiungere un pezzetto di verde alle aree urbane e per realizzare piccole ma preziose Oasi negli ospedali pediatrici italiani.

Purtroppo le Amministrazioni locali spesso sono miopi e vedono soltanto il problema legato ai costi, di manutere in buono stato alberi e spazi verdi urbani, anziché coglierne i fondamentali benefici”.

Essendo un bene pubblico e la devastazione gratuita non si potrebbe ipotizzare – a livello legale – un qualche danno all’ambiente, alla cittadinanza, all’erario o altro nel vasto diritto italiano ed europeo? “Questo è un discorso complesso, che difficilmente si riesce ad esaurire nello spazio di poche righe. Sia il Codice civile che quello penale dettano delle norme che possono applicarsi anche alla tutela degli alberi e del verde. In merito alla tutela di alberi monumentali e filari storici vi sono poi delle specifiche norme di tutela dettate dalla legge nazionale n.10 del 14 gennaio 2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. Non tutti gli alberi ovviamente possono qualificarsi come alberi monumentali. Dal 2013 è stato quindi istituito l’elenco degli alberi monumentali d’Italia dove ogni Comune e Regione potrà aggiungere quelli presenti sul proprio territorio dopo averli censiti in coordinamento con i Carabinieri Forestali. Il 21 novembre poi sarà la Giornata Nazionale degli Alberi, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente con la Legge n.10 nel 2013, con l’intento di promuovere, tra le altre cose, la valorizzazione delle tradizioni legate all’albero e l’importanza del patrimonio arboreo”.

Eno Santecchia

Novembre 2023

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