Missionario in Tanzania

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Il giorno 20 novembre 2022 è stato ricordato il ventesimo anniversario della scomparsa del caldarolese padre Adalberto Galassi (1941-2002), missionario della Consolata in Tanzania dal 1968 al 2002.

P. Adalberto ha operato principalmente a Kibiti, villaggio posto a circa 150 km a sud della capitale Dar es Salaam, nel Distretto del Rufiji. La Tanzania è stata una colonia tedesca.

Diverse sono le opere avviate e portate avanti da p. Adalberto: cure degli occhi, “progetto donna”, adozione a distanza di studenti e il progetto UWAWARU, con gli abitanti musulmani e di altre religioni per assistere poveri, orfani, vedove e combattere la povertà e la fame. P. Adalberto riuscì a far riconoscere dal governo tanzaniano l’associazione UWAWARU (Unione musulmani e cristiani Rufiji).

Anni fa è stato costituito il “Comitato Pro Missione Kibiti – Tanzania di Padre Galassi” e oggi a Kibiti la Missione prospera grazie alla generosità dei donatori. Con le offerte è stato costruito un edificio per le scuole primarie e terminata anche la costruzione di una nuova chiesa.  Nel villaggio è attivo un dispensario, infermeria e consultorio, con adeguato personale medico e infermieristico. Le Suore della Consolata hanno ceduto la cura della missione di Kibiti alle sorelle locali, poi si sono spostate verso sud per aprire una nuova missione.

Prima della missione esisteva già una rotabile, non distante dalla costa dell’oceano Indiano, iniziata quand’era in vita Adalberto.  Oggi, dopo la pausa imposta dalla pandemia di Covid-19, la strada asfaltata che attraversa Kibiti sta proseguendo fino al confine con il Mozambico: è diventata un’arteria importante.

Gli abitanti, con l’aiuto di organizzazioni benefiche, continuano ad aver cura dei pozzi per l’acqua potabile, le pompe sono azionate da pannelli solari. Nel villaggio sono attivi degli artigiani locali istruiti dal personale di cooperazione internazionale che hanno fornito loro qualche macchina. La rete elettrica è arrivata e in seguito potenziata, ma ancora non serve tutte le capanne.

Per comprendere l’importanza degli utensili elettrici vediamo un simpatico aneddoto vissuto direttamente dal fratello Vittorio durante il suo viaggio nel marzo 2014. Le suore avevano bisogno di un armadio, quindi si rivolsero a un falegname del luogo.  Un giorno l’artigiano giunse con un sacco di juta contenente gli utensili manuali (ascia, pialla, sega, sgorbia, raspa, martelli e scalpelli di vario tipo). Abbatté un albero, ne fece tavole montandole insieme con gli incastri, riuscendo a costruire il mobile senza alcun utensile elettrico. Dopo una settimana, l’artigiano se ne andò, il pesantissimo armadio di legno pieno era terminato e faceva bella mostra di sé.

I progetti agricoli avviati con l’ISCOS Marche sono stati completati e poi ceduti agli abitanti del villaggio. Gli anziani del posto conoscevano solo la pastorizia, mentre i giovani, oggi, vogliono organizzarsi per dedicarsi anche ad una agricoltura moderna.

Poco prima della pandemia la Regione fu interessata da un’invasione di cavallette, ma nella loro zona arrecarono solo lievi danni. Quei devastanti insetti colpiscono spesso il vicino Corno d’Africa posto più a nord. La figura del missionario è stata ricordata a Caldarola con alcune testimonianze da padre Stefano Camerlengo, superiore generale dei missionari della Consolata, e da don Luigi Verolini.

Eno Santecchia

Gennaio 2023

Distribuzione del mais
Dispensario a Kibiti
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