La fotografia è poesia

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“L’attrezzatura non è importante per ottenere una bella foto. Anche utilizzando una piccola fotocamera, con pochi milioni di pixel, si possono raggiungere validi risultati. Sono determinanti l’occhio, la sensibilità interiore, il messaggio che si vuole comunicare, la capacità di vedere e riconoscere il bello, il piacere di creare immagini originali e singolari”. Con queste parole, cariche di entusiasmo, don Vincenzo presenta il suo modo di affrontare e concepire la fotografia. Scopro, durante la nostra chiacchierata, che il suo pensiero fotografico ha dimensioni ancora più profonde e nobili. Con semplicità afferma: “La fotografia è poesia e preghiera!”. Ricercare il bello e commuoversi quando, attraverso le immagini, sono espressi sentimenti e sensazioni. È preghiera… e mi cita a memoria brani della Bibbia che hanno riferimenti al concetto delle immagini, mi spiega la profondità, anche “visiva”, del cantico di San Francesco. “Mi piace registrare le meraviglie che Dio ha disseminato in tutto ciò che mi circonda. Tutto parla della bellezza di Dio. Vedo l’armonia, lo splendore… anche in un po’ di muschio su una roccia. Vedere è una gioia per lo spirito”. Questo interesse per la fotografia si scontra, purtroppo, con i tanti impegni che assorbono energie e tempo. Don Vincenzo, infatti, svolge moltissime attività presso la parrocchia di San Vicino, l’ospedale di San Severino e il suo amato paese Apiro. Fornisce, al corrispondente locale del Resto del Carlino, materiale su attualità, partite di calcio e spettacoli folcloristici. Collabora, dal 1980, con l’Appennino Camerte. Quest’ultimo impegno nasce dal desiderio di dare spazio e risalto alla realtà di Apiro: “È un paese montano poco conosciuto, io gli do voce attraverso i miei articoli e foto. Non sono notizie eclatanti, ma è comunque un modo di lasciare una traccia e il valore profondo di una comunità viva e vera. La mia collaborazione è un gesto d’amore per la gente che abita in questa zona”. Il suo interesse per la fotografia nasce alla fine degli anni Settanta, dopo una prima esperienza con il bianco e nero passa, con grande soddisfazione, alle diapositive a colori. Don Vincenzo apprezza da subito gli aspetti positivi del digitale e scopre nuove dimensioni. Non ha assolutamente timore delle nuove tecnologie, sfrutta abilmente il computer per migliorare le immagini, ma con la precisione del vero appassionato di fotografia puntualizza: “Non amo stravolgere le mie foto. Al massimo faccio solo qualche leggero taglio. Correggo la luminosità, il contrasto, gli occhi rossi…”. Un approccio al computer facilitato anche dalle esperienze maturate, a metà degli anni Novanta, come insegnante in una scuola a indirizzo informatico. Ricorda di aver ottenuto, insieme ai suoi allievi, un brillante risultato in un concorso a livello nazionale, con un lavoro (immagini, ipertesti, ecc..) sulle religioni. Ama fotografare un po’ di tutto: la spontaneità delle persone, lo spirito di una manifestazione sportiva o folcloristica, i paesaggi e i tramonti “con le nostre montagne così belle… è facile fare certe foto!”. Don Vincenzo è un bravo e maturo fotografo che, con gioia si diverte e con umiltà cerca di registrare le bellezze che ci regala Dio.

Riccardo Guglielmin

(da Appennino Camerte 9/1/2009)

Dicembre 2022

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