La cultura italiana in Egitto

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L’Italia ha 90 Istituti Culturali nel mondo; l’incontro con il direttore e coordinatore d’area di quello del Cairo ci consente di sapere di più sulla sua storia e le attività.

Quando e dove fu aperto l’Istituto?

“Nel 1959 venne in Egitto l’on. Amintore Fanfani, presidente del Consiglio e ministro degli Esteri ad interim, per rilanciare i rapporti bilaterali. Incontrò il presidente Nasser e avvenne l’inaugurazione ufficiale. L’Istituto era un segno di amicizia tra i due popoli; a capo venne nominato Umberto Rizzitano (1913-1980), un arabista e islamista siciliano, con l’intenzione di stabilire un ponte tra le due lingue e culture.

L’accento fu posto sulla necessità di far conoscere agli italiani la cultura egiziana nelle sue diverse forme, a cominciare dall’Islam.

La sede venne scelta perché si trovava a Zamalek, una bella isola sul Nilo, allora centro della vita culturale della città. Era una villa signorile degli anni Venti nel quartiere destinato agli inglesi. La famiglia  reale si era indebitata e aveva messo in vendita i  suoi terreni, così il grande giardino era stato urbanizzato.

La villa fu acquistata dalla Polonia, che ne fece la sede della sua ambasciata. Nel secondo dopoguerra l’Italia la comprò per farne l’Istituto di cultura. Vennero aggiunti l’auditorium ed altri spazi.

Negli anni Sessanta  cambiò la direzione delle politiche culturali e si cominciò a presentare l’Italia moderna del boom economico. In Egitto ebbero molto successo le programmazioni di film italiani. Fu anche l’occasione per portare le prime mostre di arte contemporanea italiana; un altro settore di grande importanza era la musica. La musica occidentale in generale era stata diffusa a partire dal Cairo. L’opera lirica in Medio Oriente fu promossa dagli italiani già a partire da fine Ottocento. L’Istituto riprese questo filone, collaborando con le istituzioni italiane.

L’Istituto si fece anche conoscere come principale centro di insegnamento della lingua italiana”.

Ci sono stati periodi critici?

“L’Istituto ha vissuto tutte le principali vicende culturali e sociali che hanno cambiato l’Egitto. La modernizzazione culturale del Paese fu favorita dal contatto con l’Italia che si ricavò un ruolo di mediazione con l’Occidente. Perché gli italiani ancora oggi sono considerati parte della civiltà europea, ma anche di quella mediterranea.

Per esempio, la diffusione della moda e del design italiano hanno cambiato il volto moderno di questo Paese.

La prima Università egiziana fu fondata grazie anche all’aiuto di professori italiani, persino nelle materie più strettamente nazionali, come la lingua e la letteratura araba.

Dopo il bombardamento navale inglese di Alexandria del 1882 quella  Corniche venne riprogettata anche da architetti italiani. Le prime proiezioni di film ad Alexandria  furono fatte da impresari italiani. Gli italiani diedero un contributo fondamentale alla nascita dell’Egitto Moderno.

Un’altra grande iniziativa internazionale fu il salvataggio di Abu Simbel ad opera dei tagliatori di marmo di Carrara, che sezionarono quel tempio per elevarlo al di sopra delle acque del lago Nasser. Fu interamente italiano il salvataggio del tempio di File”.

Cosa conserva oggi la vostra biblioteca?

“Trentamila volumi, soprattutto per studiare la cultura, la storia e la letteratura italiana. Nell’altra sede di via Champollion sono conservati i volumi che riguardano l’archeologia.  La vocazione all’archeologia dell’Istituto è il frutto del grande lavoro di Carla Burri (1935- 2009) direttrice per tantissimi anni, archeologa e innamorata dell’Egitto”.

Cosa organizzate?

“La nostra missione è di continuare a contribuire alla relazioni culturali fra i due Paesi nelle diverse aree dove è possibile sviluppare la collaborazione”.

Come fate promozione?

“Un modello a tre diverse forme. La vetrina  dell’Italia contemporanea: mostre di artisti contemporanei italiani ed eventi con musicisti italiani. La seconda forma sono attività di scambio più rivolte alle Università e alle Accademie. Abbiamo appena tenuto una conferenza all’Università del Cairo sulla protezione del patrimonio culturale con la partecipazione di esperti e di scienziati italiani ed egiziani.

Il terzo tipo è la collaborazione in progetti congiunti italo-egiziani, ad esempio una collaborazione tra artisti italiani con giovani artisti egiziani che hanno prodotto una opera di video arte”.

Chi beneficia dei vostri servizi?

“Il pubblico, gli italofoni;  solo nelle scuole ci sono centomila giovani studenti che si aspettano eventi in lingua italiana. Gli italofili che amano la cultura italiana, pur non parlando la nostra lingua, partecipano a mostre, eventi musicali e cinema. Poi coloro che sono attratti dalle proposte nuove, da ciò che cambia e si distingue. Essi sono interessati all’Occidente in generale.

Demograficamente i giovani sotto i venticinque anni sono circa la metà della popolazione egiziana. Organizziamo eventi per i ragazzi con giochi e intrattenimenti”.

Come mai hanno chiuso i due Comitati della scuola “Dante Alighieri” in Egitto?

“L’Istituto Italiano di Cultura ha offerto e offre il proprio aiuto e la collaborazione a tutte le istituzioni pubbliche e private che promuovono la lingua italiana in Egitto.

Ci sono state circostanze sfavorevoli, a cominciare dal Covid-19, che hanno costretto i responsabili a sospendere le attività. Come Istituto Italiano di Cultura non possiamo che augurarci  di riprendere la collaborazione.

Un segnale molto positivo è che ad Alexandria il Consolato onorario abbia appena avviato nuovi corsi di lingua italiana con  la nostra collaborazione. Al Cairo la “Dante Alighieri” potrebbe riaprire.

Tra le prime scuole italiane aperte dal Regno d’Italia nel mondo ci fu la “Regia Scuola di Arti e Mestieri” nel quartiere  delle tipografie Bulaq. Entrò in funzione  nel 1898”.

Una nota naturalistica. Nel vicolo adiacente e chiuso al traffico Ibn Maiser, a pochissimi passi dall’ingresso ad una residenza diplomatica europea, vegeta un albero gigantesco che un addetto ha chiamato “Om el Sheore”, dandogli solo 150 anni. L’albero è una varietà di ficus, e nell’edificio  vi ha vissuto Youssef Shafik  (1921 – 1990), forse un famoso pediatra. Lo ricorda la targa metallica ministeriale di catalogazione dell’edificio come storico.

Eno Santecchia

Novembre 2022

Ficus gigantesco nato prima del vicolo stesso!

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