Invasione dell’Ucraina

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Qualcosa non convince

Ci sono degli aspetti e dei metodi di come viene “raccontata” la guerra in Ucraina in televisione e sulle Reti Sociali che non mi convincono affatto. Per questo interpello il prof. Marco Severini, docente di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi di Macerata.

Cosa dice al riguardo?

“Le analogie storiche che vanno tanto di moda da 42 giorni a questa parte, cioè dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, non sono a mio avviso opportune. Non si può paragonare l’attuale situazione con quella degli anni Trenta del secolo scorso, oppure Putin con Hitler. C’è di mezzo un secolo, il Novecento, profondamente diverso da quello che stiamo vivendo. Una differenza profonda che ravviso è che allora una cultura pacifista e nonviolenta non c’era, o era confinata in ambienti minoritari (i testimoni di Geova, i primi obiettori di coscienza etc.), mentre oggi non solo esiste ma è ampiamente diffusa: Gandhi, Martin Luther Ling, Capitini, Dolci, La Pira, Milani hanno educato e lasciato un seme fecondo. Dobbiamo trovare il coraggio di impegnarci tutti i giorni per ribaltare il vecchio motto latino, sostituendolo in questo modo: “Se vuoi la pace, prepara la pace”. La seconda guerra mondiale e la conferenza di San Francisco (1945) hanno dettato le nuove regole: i conflitti si risolvono con la diplomazia e il confronto”.

Qualche giornalista cercò d’intervistare i dittatori?

“Storicamente, i dittatori hanno rilasciato interviste con il contagocce. E in ogni caso la loro parola non mi sembra molto interessante. Stalin emulò Mussolini e poi Hitler per uccidere e far sparire un numero di persone (oppositori, stranieri, ebrei, malati mentali, etc.) di gran lungo superiore agli ebrei vittime dell’Olocausto. Quanto ai giornalisti, sono stati spesso al servizio del potere più becero”.

Quanto potevano essere credute o ritenute veritiere le dichiarazioni di chi lavorava alacremente per mettere a ferro e fuoco più continenti?

“Ha centrato il punto. Davvero poco veritiere. Se andiamo ai nostri giorni, Putin ha dimostrato di saper fare, contestualmente all’invasione di un Paese sovrano, quello a cui non dovremmo mai assistere con i politici, l’uso pubblico della storia, espressione coniata dal filosofo Jürgen Habermas negli anni Ottanta del secolo scorso; con questa espressione s’indica la situazione in cui la storia viene piegata a fini propagandistici, ideologico e politici. La storia è, invece, narrazione e interpretazione del passato. Putin lo ha detto e pure scritto: ma gli storici hanno dimostrato che già i Romanov, in particolare la zarina Caterina, avevano fatto di tutto per negare l’autonomia della lingua, della cultura e della nazione ucraina”.

Quanto possono essere utili alla vita di tutti i giorni del telespettatore le “comunicazioni” video di chi sta cercando  di scatenare la terza guerra mondiale sostenendo che è una semplice operazione militare speciale?

“Tutte le informazioni vanno prese con estrema cautela e magari confrontandole tra di loro. Il confronto, ribadisco, è fondamentale. George Bernard Shaw, l’unico essere umano fino al 2016 ad aver vinto insieme il Nobel (per la letteratura, 1925) e l’Oscar (per la migliore sceneggiatura non originale, 1939), ha scritto: “Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee”. Al di là dei premi, che vanno presi sempre con le molle, mi sembra un concetto estremamente attuale”.

Tantissime notizie oggi vengono “riunite” dall’imperatore degli aggregatori quale è Google, ma anche da Up Day di Samsung e altri.

“Dall’inizio della pandemia siamo stati invasi dalla infodemia, cioè dalla diffusione di una quantità ipertrofica di informazioni, spesso inaccurate, che rendono difficile orientarsi su un dato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili. Ne parlo diffusamente nel mio ultimo libro, “Da Conte a Draghi. Problemi e scenari del biennio pandemico” (Ed. Aras, 2022), appena uscito”.

Chi si preoccupa oggi nel mondo dei danni alla stabilità mentale ai singoli e alla società della brodaglia di notizie propinate a chi legge in uno schermo grande o piccolo?

“Purtroppo è quasi scomparso il contraddittorio. Bisognerebbe incentivare l’azione di fact-checking, cioè di controllo e monitoraggio su quanto viene pubblicamente detto. Ho fatto un esempio nel mio libro sulle dichiarazioni pubbliche rilasciate da Mario Draghi nel suo primo anno di governo”.

Siamo davvero tutti bravi a discernere tra il vero e il falso?

“Mi consenta di rispondere con una citazione. Quest’anno cade il 150° anniversario della morte del nostro più grande padre della patria, Giuseppe Mazzini, un uomo che è stato oggetto di continua persecuzione sia in vita sia dopo morto; nel suo bestseller, “Dei doveri dell’uomo” – un milione di copie vendute tra 1860 e 1960, tradotto in cento lingue –, in un passo importante Mazzini scrive agli operai (cui il libro è dedicato): “Senza educazione voi non potete scegliere giustamente fra il bene e il male”. Ecco, appunto, l’educazione. La prima cosa cui dovrebbe puntare un governo repubblicano e democratico”.

Eno Santecchia

Aprile 2022

La cartina è da Wikimedia, la foto del mortaio è stata da me scattata nel museo della Battaglia a Filottrano (AN).

Mortaio della seconda guerra mondiale