Assalto ai viaggiatori

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Tra Colfiorito e Serravalle di Chienti

Molti di noi sono stati in ansia vedendo i banditi assaltare le diligenze, al cinema o in TV, nei film western di John Ford, con l’indimenticabile John Wayne, o in quelli all’italiana di Sergio Leone, musicati da Ennio Morricone.

Anche se meno spettacolari, gli attacchi alle diligenze, carrozze, corrieri e viaggiatori in genere, sono avvenuti anche in Italia centrale; da noi i banditi erano chiamati anche briganti. I malfattori nostrani non erano meno avidi e pericolosi dei colleghi americani.

Ho voluto fare un paragone, anche se l’episodio che andremo a vedere accadde nel 1778, circa novanta anni prima dell’ambientazione classica dei film western. Non ci sono ancora le pistole a tamburo Colt, le carabine Winchester e la compagnia di trasporti Weels Fargo, “antenata” dell’American Express. A inseguire e ricercare i malviventi nostrani non ci saranno sceriffi, ranger, marshall, né i detective della temuta agenzia Pinkerton.

Verso la fine del Settecento, negli stati italiani preunitari, indagavano le milizie e le gendarmerie, ognuna con un proprio nome e regolamento. I Carabinieri Reali saranno fondati da Vittorio Emanuele I, in Piemonte, il 13 luglio 1814, con le “Regie Patenti”, con un ordinamento ispirato alla Gendarmeria francese.

Provenendo da Serravalle di Chienti, sulla ex S.S. 77 Valdichienti, appena terminata la salita, si trova Fonte delle Mattinate, una località posta all’inizio dell’altopiano di Colfiorito.

In questo luogo, dal nome così romantico, nasce il fiume Chienti che addolcisce le acque del mar Adriatico a Civitanova Marche; nei giorni piovosi le intorbida. Per chi proviene da Foligno, Fonte delle Mattinate è la porta d’accesso al Maceratese, lungo l’antica via Lauretana.

Il fertile altopiano di Colfiorito oggi è molto apprezzato per la produzione di patate rosse, lenticchie, latticini e  formaggi e la sua palude, una riserva con notevole presenza di biodiversità.

Nel 1778 non era facile comunicare, ma qualche persona ben informata e colta sapeva che le tredici colonie americane erano in guerra con la madrepatria inglese. La Francia si era alleata coi rivoltosi, dichiarando guerra alla Gran Bretagna, e l’Olanda, che nel 1674 aveva “ceduto” l’area di New York agli inglesi, firmò un trattato di amicizia con gli insorti. Il marchese di La Fayette, sbarcato in America l’anno precedente, continuava a combattere al fianco degli indipendentisti di Washington.

Nello Stato Pontificio, al confine tra Umbria e Marche, la povertà, il degrado e l’abbandono del territorio avevano reso insicure le strade montane, rendendo agevole l’attività banditesca.

La sera di giovedì 9 luglio 1778, verso le ore 23.00, una banda di briganti armati di pistole, archibugi, sciabole e pugnali, bloccarono la via Lauretana, importante via trans-appenninica che da Roma conduceva al porto di Ancona.

Oggi qualche titolista senza scrupoli, per fare più scoop e clamore, “rubricherebbe” quell’evento un attacco terroristico. In effetti non fu un singolo assalto ma … un’azione continuata, portata a termine con determinazione.

Tra i primi ad imbattersi in quella specie di “posto di blocco” dei briganti fu un mercante di Terni, a cavallo, diretto a Senigallia, insieme a dei calessi da viaggio. Lo fecero smontare, lo bendarono e lo condussero nella selva detta dei “frati di Brogliano”, e lo derubarono di tutto il denaro e altro che aveva con sé. Ad altri calessi staccarono i cavalli, facendo man bassa anche di biancheria, vestiti e oggetti vari.

Un postiglione cercò di fuggire ma fu attinto da due colpi d’archibugio, cadendo a terra ferito. Con tenaglie e martello forzarono i bauli da viaggio asportando monete d’argento e d’oro. Man mano che i viandanti arrivavano venivano fermati, derubati e tenuti fermi sotto la minaccia delle armi, o legati.

Per evitare che spargessero la voce, furono trattenuti persino dei poveri mietitori con le falci che si recavano di buonora al lavoro, e anche un frate domenicano.

Passarono anche un negoziante francese con la moglie (si recavano ad una fiera), ed alcuni commercianti romani: furono depredati di monete, gioielli e preziosi. La consorte del commerciante francese fu minacciata del taglio di un dito, se non fosse riuscita a sfilare un anello!

L’esito di quelle quattro ore di paura: due morti, due feriti gravi ed altri lievi; alcuni viaggiatori furono malmenati. Il bottino fu di oltre quattromila scudi, vari zecchini veneziani, gioielli, preziosi e tredici cavalli. 

Nell’opuscolo edito a Roma nella stamperia Cracas si legge che i malfattori erano in  16-17. Quella che noi oggi chiamiamo “prevenzione” dei reati della gendarmeria pontificia, in quel caso, fu gravemente carente per aver consentito ad una banda di briganti di bloccare (per ben quattro ore), sequestrare e depredare tutti i viaggiatori di un importante via di comunicazione e commerciale tra il mar Tirreno e l’Adriatico. Ma in seguito quelle milizie riuscirono a catturare gli autori, che furono condannati a morte.

Tra la gente delle piccole frazioni dell’altopiano si diffuse una leggenda. Prima di allontanarsi dalla zona quei banditi avevano nascosto il bottino, sotterrandolo nei pressi del convento di Brogliano, ad una certa distanza dal campanile  e il tronco di un albero, indicato con un chiodo. Prima di essere giustiziati, gli stessi lo avevano confidato ad un carceriere, ma il baule contenente le monete d’argento e d’oro e i gioielli rubati da quei briganti non fu mai ritrovato. Ringrazio l’ins. Fernando Mattioni, il quale, avendo letto casualmente quella notizia in due libri, ha ritenuto degno di nota il fatto, per cui mi ha invitato a scrivere, per ricordarlo.

Eno Santecchia

Novembre 2021

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