Ricordo di Adriano Luzi

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Attraverso gli affettuosi ricordi della nipote Sara, voglio ricordare e rendere omaggio ad Adriano Luzi di Comunanza. Un marchigiano scomparso nel 2003, definito fuoriclasse del restauro. Il fratello Damiano, del quale scriverò in seguito, condivise le sue idee e viaggiò sui luoghi dove Adriano lavorò, affezionandosi all’Egitto, com’è accaduto alla figlia Sara.

Adriano visse anche a Roma e lavorò in Italia, ma ciò che lo rese famoso fu il restauro della tomba di Nefertari nella Valle delle Regine a Luxor. In Egitto lavorò anche nell’antico monastero cristiano-copto di Sant’Antonio (IV sec.), posto tra il fiume Nilo e il mar Rosso. Il monastero si trova poco distante dall’eremo dove il nostro protettore degli animali visse 105 anni.

Cosa ricorda di Adriano?

“Di mio zio Adriano ricordo tutto, i regali che faceva a me e a mio fratello, i favori che faceva ai suoi amici, le feste e le cene nella sua villa a Casale, i Natali passati nella sua casetta a Comunanza giocando a tombola con tutta la famiglia, gli scherzi che ci faceva quando tornava a casa e poi i suoi racconti dell’Egitto, ogni volta mi affascinavano.

Lui amava molto la sua famiglia ed era legato molto a mio padre. Mi ricordo tutti i suoi compleanni nella villa con tantissimi amici e con persone “importanti” che conosceva, insomma lui era “unico””.

Cosa la affascinava di lui?

“Mi affascinava il fatto che era buono con tutti, gentile, aiutava sempre gli amici. Lui amava molto il suo lavoro e lo faceva amare anche a me per come ne parlava ogni volta che tornava a casa.

Il suo rapporto con il lavoro era veramente speciale, aveva molti progetti e fantasie. Era speciale, speciale nella semplicità, nei sentimenti, negli affetti, nel lavoro, nei pensieri. Zio era una persona che non si poteva dimenticare. La sua capacità di affascinare era disarmante, la sua professionalità stava nelle sue mani, la sua vita stava nel lavoro che tanto amava”.

Restava poco a Comunanza?

“Quando non lavorava lui correva subito a Comunanza, perché amava il suo paese e la sua famiglia, tornava il fine settimana e nelle festività, se non doveva andare in Egitto”.

Cosa ha percepito lei entrando nella tomba di Nefertari?

“Entrando nella tomba di Nefertari mi sono emozionata tantissimo e non smettevo di piangere. Lì dentro sentivo una tranquillità e serenità davanti a tanta bellezza. Io sentivo che in quel momento c’era anche mio zio con me nella tomba. È sempre bello tornare lì e vedere con i miei occhi quanto è stato importante ed è ancora oggi per l’Egitto”.

Come vede Luxor, l’antica Tebe?

“Luxor è una città che mi affascina molto. Mi affascina il modo di vivere delle persone, il caos di quella città, la loro vita notturna. la Valle dei Re e la Valle delle Regine, i suoi monumenti, le sue tombe, lì c’è la storia dell’Egitto dell’epoca faraonica e del fiume Nilo. Luxor è il “tutto””.

È stato scritto ancora su Adriano? Sono stati organizzati altri convegni o conferenze in sua memoria?

“Sono stati scritti degli articoli, sono state organizzate delle mostre su Nefertari e su mio zio, delle conferenze, poi è stata progettata anche una mostra su Nefertari e su mio zio al museo del Cairo, ma ancora è da finire”.

Eno Santecchia

Settembre 2021

Adriano in un monastero copto ortodosso
Adriano al lavoro nella tomba di Nefertari nella Valle delle Regine a Luxor