Gli alberi migliorano la vita in città

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Una quindicina di anni fa, insieme ad altri, salvò dall’abbattimento i tigli di viale Cesare Battisti a Tolentino, e una decade fa i tigli di villa Fermani a Corridonia.

Il dott. Fulvio Ventrone, laureatosi all’Università di Camerino e titolare di uno studio botanico a Corridonia, risponde ad alcune domande.

Ha ottenuto il master in Progettazione del verde e del paesaggio, presso l’Università di Torino, l’esperienza post-universitaria come collaboratore esterno del Dipartimento di Botanica ed Ecologia dell’Università di Camerino, del Dipartimento di Botanica dell’Università di Siena e del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Ancona.

Faccia una sintesi dei principali benefici del verde urbano.

“Il verde urbano è una componente fondamentale del benessere del cittadino in quanto ha numerosi effetti benefici. Diminuzione del calore estivo, fenomeno dovuto sia all’ombreggiamento che all’assorbimento del calore stesso, necessario alla crescita della vegetazione. Assorbimento degli inquinanti dovuti allo smog ed alle attività umane come il riscaldamento domestico o le attività commerciali/industriali in genere. Benessere psico-fisico. Diminuzione del rumore del traffico e delle varie attività antropiche. Costituzione di “corridoi ecologici”, ossia veri e propri corridoi verdi in cui la fauna e la flora possono muoversi per rifugiarsi, spostarsi, riprodursi”.

Oggi molte amministrazioni comunali lasciano che vengano eseguite scriteriate e dannose potature, con modeste proteste dei cittadini. Cosa suggerisce al riguardo?

“Quasi tutte le amministrazioni comunali hanno ormai gente preparata a gestire il verde urbano, ma gli effetti non si vedono per motivi di ordine economico (capitozzare una pianta è più rapido e quindi meno oneroso) e di ordine di mentalità. Quest’ultimo punto è molto dibattuto e suscita aspri atteggiamenti da parte della maggior parte dei cittadini che preferiscono avere piante piccole e che non sporchino più di tanto. Ecco perché piante anche molto grandi come platani, tigli, pioppi vengono ridotte a monconi informi stile attaccapanni. Una sparuta minoranza di persone protesta contro le capitozzature, ma la situazione non cambia, eccetto che in pochi comuni, come ad esempio il comune di Matelica, in provincia di Macerata. Per ovviare a tale fenomeno di degradazione ambientale e culturale, le amministrazioni negli ultimi anni cercano di sostituire le piante a crescita rapida con piante di dimensioni ridotte, con ‘alberelli’, insomma, più gestibili e meno onerosi, ma di sicuro di minor effetto estetico e di benefìci ecologici. Da notare che le capitozzature sono proibite dalla legge, ma stranamente quasi sempre solo i privati vengono puniti con sanzioni e multe, mentre gli enti pubblici no. Sembra proprio vero che tra enti pubblici preferiscono non darsi fastidio…”.

Come andrebbero rispettati lo sviluppo e l’architettura degli alberi urbani?

“La gestione degli alberi in città andrebbe gestita con un regolamento del verde che molti comuni hanno, ma che, spesso, non viene rispettato. Ci si deve affidare a professionisti seri e preparati e ad un apparato di vigilanza e sanzione. Naturalmente tutto deve partire da chi appalta i servizi di potatura nel pubblico, che deve seguire, appunto, criteri di scientificità e, non da meno, di estetica”.

Quali sono i vantaggi e i benefici di avere degli alberi in buona salute nelle nostre città?

“Minore inquinamento, minore effetto “isola di calore”, maggior benessere psico-fisico dei residenti, maggiore attrattiva per i turisti, maggiore biodiversità anche faunistica e, infine, minor pericolosità riguardo schianti, crolli e rotture di rami grandi. È noto, infatti, che le piante in cattiva salute sono più soggette a pericolosità per le persone e cose”.

Quanto è importante un sistema sostenibile di controllo dei parassiti delle piante?

“È di sicuro molto importante per controllare la diffusione incontrollata di parassiti e patogeni vari e va di pari passo con la scelta a monte di piantumare specie resistenti, possibilmente autoctone, quindi già adattate al clima e microclima locale”.

Significativa la sua esperienza prima del 2004 che si legge nel suo sito Internet: “I primi anni della mia attività, infatti, mi concentravo solo sulla progettazione e consulenza, cosicché dopo aver disegnato un giardino, il cliente mi chiedeva a chi poteva rivolgersi per la realizzazione. Io, ovviamente, consigliavo alcuni vivaisti di mia conoscenza e ciò fu causa di alcuni problemi di non poca rilevanza. Il vivaista, infatti, non rispettava il progetto, inseriva le piante che aveva in rimanenza e ne aumentava il numero”.

Eno Santecchia

Agosto 2021

Commento

Al termine della lettura mi è venuto in mente un passo del libro “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro in cui dice: “Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e frutti”. Ecco, tutto coincide… tutto riporta alle parole del botanico Fulvio Ventrone da lei intervistato e a cui dobbiamo il salvataggio dei tigli in Viale C. Battisti a Tolentino. Tra l’altro alla raccolta firme c’era anche la mia … e confesso che ogni volta che vedo un custode del tempo capitozzato o addirittura abbattuto provo un dolore ed una tristezza immensa. E dall’intervista percepisco che anche lei è contro queste capitozzature e da qui il suo accorato appello al buonsenso di chi compie questi “scempi”. Per fortuna però esistono persone speciali come Fulvio Ventrone che difende e loda la vita di questi custodi del tempo. Spero che questa sua preziosa intervista arrivi ai cuori delle persone, facendole riflettere sui benefici della presenza degli alberi nelle città e su come dovrebbero essere trattati in modo che crescano vigorosi per poterci offrire non solo ombra e riparo ma vero e proprio benessere. Tra l’altro non sapevo che a Caldarola ci fossero alberi di Ginko Biloba, non finisco mai di sapere, di conoscere grazie a lei 🙂 e ogni volta con i suoi articoli mi dona uno spunto su cui riflettere e poi condividere perché credo che la condivisione sia importantissima per ampliare le nostre visioni, è uno scambio di visioni: quella di chi scrive e quella di chi legge. Grazie davvero!

F.F.

Immagine piccola in alto a destra: alberi da frutto potati a casaccio in un orto a Caldarola

Pini (ancora) sopravvissuti a devastanti potature a Civitanova Marche
Cespuglio rovinato con tagli devastanti e senza alcun criterio nei pressi del castello Pallotta a Caldarola