Capire gli scatti

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La tolentinate Fausta Filipponi è una fotoamatrice evoluta con una notevole virtù che la porta oltre: riesce ad interpretare anche gli scatti altrui. Perciò i suoi commenti sui social fotografici sono molto apprezzati. Lo studio e l’approfondimento hanno fatto sì che la sua personalità fotografica si sia ben formata. Andiamo a conoscere meglio il suo “percorso”.

Negli anni, la passione come si è sviluppata?

“Mi sono avvicinata alla fotografia da autodidatta. Nel 2008 mio cognato mi regalò una compattina, una Canon, e da quel momento iniziai a scattare tutto quello che colpiva la mia attenzione. Facendogli poi vedere i miei scatti mi disse che avevo occhio e mi incoraggiò a continuare. Non bastandomi il suo giudizio, provai ad iscrivermi a “Flickr”. Questo sito web è stato una vera e propria palestra in cui ho potuto allargare i miei orizzonti, la mia conoscenza su questa forma d’arte grazie ai consigli e le impressioni dei partecipanti. Ricordo ancora quel “Non la toccare, la foto è il tuo sguardo, è quello che tu vedi e non quello che vede chi ti commenta”, ma è stato Ronald Menti (lo considero il mio maestro) che ha indirizzato i miei sguardi facendo venir fuori uno stile tutto mio e non semplici cartoline o copie di altre immagini. Ricordo ancora le sue parole “Prova ad immaginare quell’albero non al centro ma spostato lateralmente più a sinistra”, “Studiati i dipinti impressionisti … le regole auree, studia, testona!” … E quando a commento di una mia elaborazione fatta ad un bocciolo di una rosa trovai le sue parole “Il genio si tormenta e sorprende, il talento si coltiva ed emoziona, la mediocrità si autocelebra e annoia… coltiva il tuo talento” beh… mi sembrava di toccare il cielo con un dito … Era il 2009, ma quelle parole restano ancora oggi incise nella mia mente.

Dalla compatta poi sono passata alla reflex Nikon D3000 che sto ancora utilizzando, regalatami da mia sorella e mio cognato. A loro vanno i miei ringraziamenti perché hanno fatto nascere in me questa passione e l’hanno nutrita e continuano a sostenermi in questo mio viaggio di crescita fotografica …

In seguito, sono entrata a far parte del foto club “Diaframma Zero” di Tolentino, dove ho continuato a perfezionare quest’arte e, nel contempo, ho partecipato ad alcuni concorsi e mostre fotografiche perché ho sempre creduto che solo mettendosi in gioco, confrontandosi e ricevendo critiche si riesce ad arricchirci e a migliorare.

Anche leggere libri sulla fotografia e frequentare mostre è stato di vitale importanza perché allargano i propri confini, fanno vedere altri modi di fotografare. La fotografa Gisele Freund sosteneva infatti che “Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto producono dieci immagini diverse, perché, se è vero che la fotografia traduce il reale, esso si rivela secondo l’occhio di chi guarda”.

 Quali sono i soggetti preferiti dal suo obiettivo?

“La fotografa statunitense Margaret Bourke-White sosteneva: “Trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare prima, qualcosa che solo tu puoi trovare perché, oltre ad essere fotografo, sei un essere umano un po’ speciale, capace di guardare in profondità dove altri tirerebbero dritto.”. Ecco, ho fatto mie queste parole proprio per uscire da quelle foto cartolina che sono belle sì, ma non hanno un’anima. I miei attimi sono fatti di luce, forme, colore, movimento, transiti, presenze ed assenze … attimi catturati con lo scopo di fermare attimi di vita nel tempo e nella memoria. Questo tipo di attimi li trovo principalmente nella natura, è lei che dona spettacoli unici e ogni volta sempre diversi. Talvolta mi capita di avere davanti agli occhi spettacoli che mi lasciano senza fiato, e l’unico modo che ho per fissare per sempre quegli attimi di magia è tirare fuori la mia Nikon e fare click … Non disdegno comunque la fotografia di strada (street photography), o i ritratti (spontanei, non da posa, studiati)”.

Quali maestri fotografi apprezza?

“Apprezzo tutti i maestri di fotografia, perché ognuno di loro ci fa conoscere la loro visione delle cose, il mondo visto attraverso i loro occhi e la loro sensibilità, e ci apre la mente ad altre realtà. Sono foto che raccontano. Ma non bisogna poi tornare a fotografare secondo il loro sguardo perché sarebbe un falso d’autore e non un nostro modo di vedere. Mi è successo dopo aver letto “Lezioni di fotografia” e “Il profilo delle nuvole. Immagini di un paesaggio italiano” di Luigi Ghirri, e quando mi accorsi che i miei sguardi erano stati completamente plasmati dalla lettura di quei due libri e quindi avevano perso completamente la mia visione delle cose, non erano più miei. Fu mia sorella ad accorgersene, mi risuonano ancora le sue parole: “Non sono tue ma di Ghirri!”. Anche sul web si vedono tanti falsi d’autore, fatti benissimo, per carità, ma che non trasmettono niente del fotografo. E qui ne approfitto per ricollegarmi alla tua prossima domanda citando le parole di Francesco Guccini (come sai, sono una “ladra” di frasi) tratte da “Un matrimonio, un funerale per non parlare del gatto”:

Cosa ne pensa dell’overdose d’immagini (anche scadenti) presenti sui Social Network?

“Siamo sopraffatti dalle fotografie, in un’orgia di scatti e balenii di piccoli lampi di flash che catturano e codificano tutti i momenti delle nostre vite. A ogni cerimonia, ogni gita, ogni raduno o cena, ma anche se non c’è un’occasione precisa, ogni volta che qualcuno è punto dalla vaghezza della foto, vedi i telefonini apparire per cogliere un ricordo, una traccia, seppur esile, di quel momento. Per non dire dell’onanismo del selfie.

E oggi, coi cellulari e le macchinette digitali, non c’è neanche più la necessità di munirsi di pellicola, sapere di quanti ASA la vogliamo, regolare tempo e apertura di diaframma; puoi scattare quasi all’infinito. Poi, una volta compiuta l’operazione, non devi portare il rullino da un fotografo e aspettare che venga sviluppato e spendere anche quei soldi. L’intero materiale scattato finisce su un cd che verrà poi inserito in un computer. Lì, forse, qualche volta sarà rivisto”.Ecco, per me queste parole racchiudono anche il mio pensiero… Ne stavo parlando oggi pomeriggio con una mia amica che l’ho introdotta nel mondo della fotografia e alla quale avevo consigliato di meditare sugli scatti da proporre sul web. Ci sono scatti da tenere per sé in quanto non dicono niente, fanno parte di quegli scatti in cui cuore, mente ed occhi non sono ben allineati. “La mediocrità annoia”, mi disse il mio maestro Ronald Menti … Quindi dobbiamo sempre cercare di andare oltre e di lasciar parlare la foto. Inoltre, c’è da dire che oggi ci sono parecchie foto ritoccate in cui oltre a modificare pesantemente colore e saturazione, vengono tolti pali, fili elettrici, rughe e via dicendo. In questo modo però si ha davanti agli occhi una realtà diversa da quella che è veramente. Come disse Gianni Berengo Gardin in una intervista, le foto “taroccate” al pc non sono più foto ma immagini perché l’osservatore si illude di vedere quello che ha visto il fotografo mentre non è così. Ma tornando a Guccini, le sue parole affrontano anche un altro argomento che si ricollega al discorso dei grandi fotografi che scattavano in analogico e al fatto che questo surplus di foto finiscono quasi sempre nella memoria del PC … Le foto non vengono più stampate, purtroppo, e quindi i nostri posteri non avranno passato. Noi lo abbiamo avuto in primis attraverso i grandi nomi dei fotografi che hanno immortalato i loro tempi lasciandoci una traccia, ma anche dalle foto dei nostri avi che ci hanno fatto conoscere usi e costumi di quei tempi”.

In quali mostre o concorsi si è sentita più a suo agio?

“Ecco perché ho apprezzato molto l’idea di “Fotoviniamo”, la mostra fotografica e degustazione vini che ogni anno organizzano a Caldarola. Sguardi che invece di tenerli nascosti nei cassetti, li condividiamo con altri proprio per il gusto di condividere, di discuterne insieme … Ogni anno l’appuntamento con questa mostra mi procura nuove emozioni e soddisfazioni: amo il contatto diretto con le persone perché è solo il confronto che ci allarga i nostri punti di vista, le nostre visuali”.

Eno Santecchia

Luglio 2021

Cannoni
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