Poetessa per la natura

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Insegnante di Lettere a riposo, la prof.ssa Anna Maria Tamburri è una donna dall’animo sensibile; vorrei definirla una “poetessa” impegnata contro la violenza, in difesa di ogni creatura (“compresi gli umani”, dice con leggera ironia), dell’ambiente e dei fondamentali valori universali (che non sono affatto passati di moda), sempre attiva sui social, in campo letterario e in iniziative, sia locali che più ampie.

Anna Maria è figlia della compianta Tecla Tamburri, mia insegnante di Lettere presso la scuola media “Enrico Mestica” di Macerata. Ci lega una comunione di ideali umanitari e il rispetto per la natura in ogni sua forma. È stata la protagonista del capitolo “Querce regine del paesaggio” nel mio volume “Gente di Marca” (2015).

Con lei converso di piccole cronache maceratesi e di concetti generali. Mi spiega che negli anni il suo pensiero e il suo atteggiamento nei confronti della “casa comune” (così definisce l’ambiente in cui viviamo) e dei suoi abitanti si sono evoluti per empatia e passione. Le piace usare la definizione di papa Francesco: da tempo aspettava che la Chiesa parlasse forte e apertamente in difesa del Creato! Ma prima di approfondire la sua maturazione ecologista, mi racconta di piccoli (ma non meno importanti) avvenimenti della sua città, da lei già portati all’attenzione pubblica.

Per esempio: la scomparsa delle tortore. Passeggiando, come suo solito, all’alba presso i giardini Diaz, per anni aveva goduto della compagnia di una comunità di tortore dal collare (Streptopelia risoria); non lo sapevo, ma l’enciclopedia americana Encarta riporta che la varietà è stata domesticata sin dall’antichità. Nel settembre 2019 in quella zona e al quartiere Le Vergini si è verificata una moria di tortore (e anche piccioni) dovuta a parassitosi (forse morbo di Newcastle). In quel frangente ha purtroppo notato che gli organi competenti non si sono coordinati con immediatezza e attenzione per stabilire le cause, l’eventuale pericolo di contagio e le procedure da adottare. Eppure una moria simile, dal 2011 al 2013, era già successa a Macerata, Brindisi, Arezzo e Faenza. Adesso i giardini sono vuoti di tortore e piccioni, dei loro richiami e dei loro voli: la cima tagliata di un cedro, su cui si posava sempre una coppia di tortorelle, si staglia nuda nel cielo e le acque del laghetto non le dissetano più.

Il laghetto dei giardini ricorda un altro episodio. Per la sua pulizia, i numerosi pesci non sono stati messi in un contenitore apposito, ma ammassati in cassonetto da rifiuti, con poca acqua fornita da un tubo improvvisato, e senza rete per copertura; molti di essi, quindi, sono saltati fuori, morendo sul cemento. Il tutto nel caldo estivo. Estrema leggerezza di qualche dipendente comunale, ma, come al solito, nessuna attenzione da chi presiede.

Anna Maria mi dice che l’area del parco di Fontescodella era già bella di per sé, sicuramente con un verde più vario e folto. Era infatti parte di un vecchio vivaio abbandonato, dove molte piante invendute avevano prosperato. Durante la realizzazione del parco, e anche in seguito, tante sono state tagliate o sradicate, compresi alberi ad alto fusto e un filare di robinie, che a maggio era un giubilo di profumo e un ricamo di candidi grappoli. Non solo. Vi si dovevano impiantare numerosi alberelli, come i cipressetti vinti da una scuola media. Una volta pervenuti, non essendo state fatte preventivamente le buche, sono stati lasciati appoggiati in terra, con le radici avvolte da plastica, praticamente per tutto il periodo estivo. A settembre-ottobre, periodo idoneo per metterli a dimora, erano tutti secchi!

Le motivazioni di tagli e incurie sono stati spesso pretestuosi, se non risibili (se si può ridere dei danni fatti al verde!), come quella di diradare i tronchi per far controllare meglio la sicurezza del luogo dalle forze dell’ordine. Forse è una coincidenza: qualche mese prima, Maurizio Crozza, in TV, aveva ironizzato sull’intenzione di un sindaco del Teramano di tagliare un boschetto per combattere la prostituzione. Ho indagato:  l’evento ha avuto una vasta eco, ma vediamo meglio. La Lipu, il WWF e “Pronatura” hanno denunciato che a Controguerra  gli amministratori regionali, locali e il Consorzio di Bonifica avevano deciso di “stroncare” un bosco di circa 28 ettari lungo l’argine di un fiume, perché frequentato da peripatetiche. L’articolo è comparso l’11 ottobre 2010 su un blog de “La Repubblica”, ove un lettore ha segnalato che è stato ripreso dal “Guardian”, famoso periodico britannico d’inchiesta. Quasi inutile indicare che i 46 commenti diretti agli amministratori sono stati quasi tutti durissimi. Forse, invece, qualche funzionario comunale della nostra Regione lo ha recepito come un elogio!

Sta di fatto che, mentre nel parco di Fontescodella si abbattevano alberi, i pusher se ne sono stati per anni indisturbati nella zona scoperta della pista per skate board; e poi tutti sappiamo come è finita. Anna Maria avrebbe tanto altro da raccontare sul parco, ma preferisce concludere con un’amara constatazione: è stato realizzato come centro di educazione ambientale, tanto che la scultura di legno, ivi posta e che dovrebbe simboleggiarlo, rappresenta alberi tristi che vengono abbattuti, in sembianze di teste umane calve. Ma ne rimangono poche e malridotte!

Nel 1968, quando Anna Maria iniziò a insegnare, fu particolarmente colpita da un brano dell’antologia scolastica, tratto da “Primavera silenziosa” (Silent Spring 1962), libro di Rachel Louise Carson, biologa e zoologa americana, che già metteva in guardia contro il consumismo e l’uso indiscriminato dei pesticidi, che avvelenavano la natura, ipotizzando un prossimo futuro senza canti e voli di uccelli. Con questo testo e con le prime rivendicazioni ecologiste portate avanti dai movimenti studenteschi sessantottini, soprattutto in Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania, nacque in lei l’esigenza e la passione di conoscere meglio la natura con tutte le sue creature e di lottare per il loro rispetto.

Recentemente è rimasta affascinata dai libri del biologo di fama internazionale Stefano Mancuso: “Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale” e “Plant Revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro”.

Esclama: “Sono stata sempre sensibile alla particolare magia degli alberi e delle piante in genere, e li consideravo esseri viventi come noi. Ma mi fermavo al rispetto, all’ammirazione estetica e a una speciale empatia. L’entusiasmo di Mancuso mi ha trascinato invece tra creature di una dimensione diversa, “aliena”, e di un’intelligenza eccezionale, che hanno saputo risolvere sfide per noi ancora troppo problematiche. Pensare a come vengono comunemente maltrattate dall’uomo è fonte continua di rabbia e amarezza. Leggete Mancuso; tra l’altro ha un’esposizione gradevolissima!”.

Altro autore amato da Anna Maria è il filosofo, scrittore e sacerdote, spagnolo ma di padre indiano, Raimon Panikkar Alemany (1918-2010) che ha connesso il pensiero cristiano con quello indiano e parla di “ecosofia”, la saggezza dell’ambiente.

Secondo il Panikkar le politiche ambientalistiche servono a ben poco, ci vuole un cambiamento radicale completo della mentalità e dell’anima, che solo può portare a una trasformazione urgente di stile di vita ed economia. Viviamo in una ipocrisia che sarà fatale alle nuove generazioni.

Di mio aggiungo che “Ecosofia” è il motto su un social del dott. Marco Cervellini, apprezzato e disponibile ecologo della vegetazione e consulente botanico civitanovese, che ha conseguito il dottorato all’Università di Camerino.

Ci sarebbe un’infinità di argomenti di cui parlare, perché purtroppo infiniti sono i danni inflitti alla natura, anche localmente per ignoranza, profitto o indifferenza. 

Ad es., secondo Lipu e LAV, le Marche sono una delle Regioni con il più alto numero di illegalità commesse dai cacciatori. E su questo “sport” (sport è uccidere?) ci sarebbe tanto da dire …

Anna Maria molto cammina e molto osserva; nel suo piccolo, dice, fa quel che può: firma appelli, scrive articoli di protesta corredati da foto, fa di piante e animali i protagonisti di vari suoi scritti letterari, vive con quattro cani e gatti abbandonati (e anche col marito!). E prega. Ma si sente sempre inadeguata di fronte all’insensibilità generale verso i gravissimi problemi della “casa comune”, insensibilità che caratterizza specialmente i politici, non solo italiani, anche in questo momento cruciale per il futuro e di grandi disastri. E si chiede: dove è andato a finire l’inverno? Le giornate sono sì belle, ma non buone per la vita delle piante e degli animali e nostra … Pensate solo al pericolo di siccità.

“Non amo fare la Cassandra, anche perché sono nonna e mi piacerebbe un futuro vivibile per tutti i cuccioli della Terra, di ogni specie. Ma non sono io, folle scatenata, a mettere in guardia, sono gli scienziati. Eppure, per motivi di profitto e ambizione, ci sono i negazionisti e, soprattutto, ci sono quelli che li seguono, per comodo o ignoranza…La nostra specie è quella più a rischio, e la tecnologia potrà poco e solo per pochi, quando le materie prime della vita finiranno. Abbiamo genitori, nonni, governanti, insegnanti ignavi, inerti, privi di coraggio di discernimento, persino di buon senso; capaci solo di sproloquiare su banalità, o di fomentare aggressività. Bisogna scendere in piazza come Greta, tutti, senza partiti-religioni-pregiudizi etnici e sociali-orticelli murati; occorre che ognuno abbia il coraggio di rischiare molto, perdere molto per riavere un futuro per tutti. Bisogna anche pregare. Io prego molto, specie all’alba. So che siamo ascoltati, Dio è ancora tra di noi, ci parla, ci invia segnali, moniti. Ma noi non ascoltiamo; non ci fa comodo. Siamo come quegli alunni che fanno domande tanto per farsi notare, ma non stanno a sentire le risposte … La “banalità del male” (dico con la Arendt) mi sconvolge, più di immani incendi, disastri vari, virus mutanti …”. Ci salutiamo malinconici.

I due fatti accaduti che seguono li aggiungo io. Nel dicembre 2011 Fernando Pallocchini, direttore del mensile “La Rucola”, ha raccontato in un articolo che in uno stagno artificiale, nel quartiere Le Vergini, le autorità competenti hanno fatto “sparire” una piccola colonia di germani reali stabilitasi in quel luogo umido. Quei palmipedi erano benvoluti dai vicini.

Nell’autunno 2019 il sindaco di Macerata ha annunciato, con toni trionfalistici, di voler tagliare (dicono d’accordo con gli abitanti del luogo e tre associazioni ambientalistiche) i pini di viale Martiri della Libertà … anche per aumentare parcheggi e panchine. Quando i numeri del telefono di Macerata erano a sole quattro cifre (ricordo il 2977), vi ho vissuto per alcuni anni, e non riesco ad immaginare quell’ameno viale in salita, che dal Monumento alla Vittoria conduce a Santa Croce, senza quelle amate conifere, di cui apprezzavo anche i pinoli.

Credo sia il caso di ripristinare il “premio Attila”, che si assegnava nel Piceno qualche decennio fa, per chi devasta il patrimonio arboricolo di viali, parchi, giardini  pubblici, ecc.!

Per completezza devo segnalare che ogni anno vengono assegnati i “Pinocchio Climate Awards” alle multinazionali e aziende che remano contro, ovvero non fanno nulla per contrastare il cambiamento climatico in corso. Vedere link sotto.

Eno Santecchia

Marzo 2021

Con l’amato cagnolino

Giardini all’alba
Giardino innevato