Pesche mele Rosa e olive

Print Friendly, PDF & Email

Nei decenni scorsi, fortunatamente non tutti gli agricoltori hanno mollato e abbandonato le nostre belle campagne, qualcuno ha continuato a lavorare e lottare ottenendo risultati più che apprezzabili. Grazie a loro oggi possiamo nutrirci con alcuni prodotti agricoli a chilometro zero. Non dobbiamo dimenticare chi lavora per rifornire le nostre tavole di prodotti alimentari di qualità.

Ci racconta il sig. Luciano Vita, nulla di meglio che iniziare da una bella storia di emigrazione.

Il nonno Pietro era mezzadro a Servigliano, quando, nei primi del Novecento, decise di emigrare in Argentina; visse e lavorò una decina d’anni a Mar del Plata insieme ai due figli più grandi, Giuseppe e Giulio, che avevano 13-14 anni. Mar del Plata è una città costiera dell’Argentina centro-est, nella provincia di Buenos Aires. La moglie Filomena era restata nelle Marche con altri tre figli piccoli.

Riuscito a risparmiare qualcosa, prima della Grande Guerra Pietro ritornò in Italia, comprò un terreno di otto ettari in contrada Molino di Monte San Martino (MC), dove si stabilì. I due figli restarono in Argentina, avevano costruito un albergo a cui avevano dato il nome di “Hotel Vita”. Luciano vide per la prima volta i due zii José e Julio negli anni Sessanta, durante dei viaggi in Italia.

Quando Luciano aveva dieci anni il padre lo mandò ad aiutare un vicino apicoltore.  Verso la fine degli anni Settanta acquistò una trentina di arnie da un anziano che smetteva, raggiungendo un centinaio di arnie; oggi ne ha una cinquantina.

Da ragazzo, nei primi anni Cinquanta, Luciano iniziò a lavorare nell’azienda di famiglia. All’epoca, con le alberate di viti maritate all’acero, si producevano 200 quintali di uva per la produzione di vino cotto, che si vendeva, durante l’anno, per la maggior parte nella zona di Montefortino. L’unica grossa caldaia di rame bolliva per 15-20 giorni e notti; veniva alimentata con le fascine della potatura e altra legna. Il terreno era coltivato a grano tenero e foraggi per le mucche marchigiane da lavoro: la meccanizzazione doveva ancora venire. Non mancavano gli animali da cortile; la famiglia era composta da dieci persone.

Gli animali da cortile e le uova di gallina venivano venduti, spesso, per acquistare sale, riso, zucchero, ma anche baccalà, stoccafisso, aringhe e sardine. A casa Vita non succedeva, ma all’epoca in campagna si vendevano anche i prosciutti del maiale, del quale “non si sprecava nulla”.

Vale la pena fare una pausa nella narrazione per esaminare il suo servizio di leva, una parte del quale svolto in un contesto davvero particolare: i giochi della XVII Olimpiade svoltisi nella nostra capitale durante l’agosto – settembre 1960.

Luciano svolse il servizio militare in un reparto d’artiglieria da campagna come radiofonista e autiere, principalmente in sud Italia.  Durante le olimpiadi, dalla caserma di Santa Maria Capua Vetere fu distaccato per tre mesi a Roma per accompagnare la delegazione sportiva delle Bahamas. Quello stato insulare posto tra la Florida e Cuba aveva pochi atleti. Luciano guidava una AR, fuoristrada telonata dell’Alfa Romeo, percorse 7.000 km nella capitale, facendo la spola tra ambasciate, consolati e lo stadio olimpico. Il CONI assicurò quei mezzi militari in trasferta e si occupò anche della manutenzione.

Nel Casertano, che lui chiama “patria della mela Annurca”, Luciano ammirò quei frutteti; ogni tanto, di passaggio, comprava qualche cassetta da gustare in caserma.

Intorno ai primi anni Sessanta, a seguito di una divisione familiare, Luciano rimase con soli quattro ettari di terreno, con i quali non poteva continuare a vivere conducendo un’agricoltura familiare.

Negli anni successivi l’agricoltura era in trasformazione, stavano arrivando i primi contributi della Comunità Europea e si stava meccanizzando. Allora impiantò un ettaro e poi dopo qualche anno altri sei mila metri quadrati di vigneto per la produzione di uva rossa e bianca, ma il prezzo di vendita calava sempre.

Ad un certo punto azzardò dedicandosi alla frutticoltura, primo coltivatore a Monte San Martino, impiantando un ettaro di pescheto. Si documentò leggendo e chiedendo a un grossista di frutta della val di Tenna, con magazzino a Grottazzolina, che gli ritirò la produzione.

Ma ad un certo punto il prezzo delle pesche crollò e verso gli anni Novanta il pescheto fu rimpiazzato da un noceto di due ettari. Arrivò a vendere circa sei quintali di noci. Purtroppo ultimamente sono colpite da una patologia.  Per curarla occorrerebbero costosi trattamenti con atomizzatore a cannoncino. Inoltre, essendo una piantagione nata per la produzione di legno pregiato, le piante sono state messe a dimora troppo vicine per produrre sufficiente frutta.

Per quanto riguarda le mele iniziò con la mela Rosa, la Golden Delicious e la Stark. Primi anni Novanta, la produzione frutticola iniziava ad essere parecchia: bisognava attrezzarsi con un frigorifero e utilizzare manodopera esterna, troppo costosa. Oggi Luciano ha una produzione limitata di circa 30-40 quintali di mele Rosa che si conservano bene tutto l’inverno.

Poco alla volta aveva piantato anche un ettaro di oliveto con il 90% della cultivar Piantone di Mogliano, dalla buona resistenza al freddo, che produce un buon olio mono varietale.

Dalla frutta il nostro agricoltore ha avuto molte soddisfazioni, soprattutto con le pesche quando nei primi anni Ottanta riusciva a spuntare il buon prezzo di 600 lire al kilo (all’ingrosso). Apprezzano i suoi prodotti: il miele i clienti della costa, le mele Rosa ad Ancona, Jesi e Cupramontana, l’olio extravergine nelle Marche.  Luciano dice: “Il prodotto fa il cliente, così l’acquirente ritorna”.

Eno Santecchia

Marzo 2021

Le foto sono di Stefano Menchi

Varietà di mele
Meli in fiore