Elisabetta Malatesta Varano

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Miniserie di romanzi storici

Dopo il conosciuto libro “Sono tornata”, la prof. ssa Clara Schiavoni ha fatto stampare il volume: “Elisabetta Malatesta Varano. L’amore il dolore il potere. Saprò ricominciare”. Andiamo a vedere meglio questo romanzo storico, il secondo della duologia.

Come è scoccata la scintilla a scrivere di personaggi storici?

“Appassionata di storia medievale, ed essendo nata a Tolentino quindi nella già Marca camerte, ho sempre saputo fin da piccola della famiglia Varano di Camerino che resse l’omonima Signoria per tre secoli dal 1250 al 1530. Ho voluto approfondire la conoscenza di questa stirpe, me ne sono appassionata e ho deciso di scriverci un saggio. Mentre studiavo i documenti in una nota ho trovato poche righe su Elisabetta Malatesta Varano, Signora di Camerino, che nel 1433 salvò i figli dalle mire omicide dei cognati fuggendo da Palazzo Varano. Lì mi sono fermata a pensare come Elisabetta avesse potuto fare e ho cominciato a cercare documentazione su di lei trovandomi ben presto spiazzata perché ho trovato solo una breve biografia dello storico Bernardino Feliciangeli, era praticamente avvolta nell’oblio della dimenticanza storica. Avrei dovuto dimenticarla e proseguire il mio lavoro invece è stato come se una forza sconosciuta si fosse impossessata di me: e mi indicasse di disvelare questa donna sconosciuta che poi risulterà essere stata molto importante come protagonista della Storia camerte e del Quattrocento italiano. Parlando d lei è stato inevitabile studiare il contesto storico in cui è vissuta, i famigliari che l’hanno amata e quelli che l’hanno odiata, i grandi personaggi della Storia italiana del suo periodo con cui aveva intrecciato  alleanze e accordi politici dal condottiero del duca di Milano Francesco Sforza, il duca Lionello d’Este della Signoria di Ferrara, la Chiesa a cui doveva obbedienza essendo la famiglia Varano guelfa, Federico da Montefeltro signore di Urbino e suo parente”.

Cosa ha voluto raccontare?

“Mi sono trovata a raccontare l’esperienza di vita di una donna del passato rendendomi conto di quanto i secoli tra noi non contassero niente tanto me la sentivo vicina. D’altra parte, come afferma anche la mitica Maria Bellonci, coloro che ci hanno preceduto nei secoli non fanno parte di una classe, ma sono soltanto parte di noi, formano l’originario nucleo della nostra vita nelle sue modulazioni di oggi. Narrando di Elisabetta, della sua capacità di vivere la passione, di soffrirla e di dominarla con il fine di raggiungere i propri obiettivi non ho raccontato altro che la ricerca delle costanti universali e umane che approda a una specie di eterno presente, a una sospensione del tempo, o, meglio ancora, a una vittoria sul tempo, a una sua dilatazione infinita. Ho raccontato il personaggio nelle sue gioie, nei suoi dolori, nelle sue lotte per non soccombere e poter riaffermare i propri diritti e quelli dei suoi figli. E tutto questo in un periodo in cui la Marca viveva turbolenze politiche tragiche. Così, narrando di Elisabetta, ho raccontato anche uno spaccato di storia medievale marchigiana poco nota, ma che fa parte delle nostre radici più profonde che mai dobbiamo dimenticare e che ci aiuterà ad affrontare il presente, che ci aiuterà a migliorare il futuro”.

Quanto si è immedesimata nei suoi personaggi?

“Elisabetta mi ha presa per mano accompagnandomi nelle stagioni della sua vita che sono diventate anche le mie in un transfert e controtransfert profondi tanto che alla fine non si sa più chi sia lei e chi sia io. Il personaggio si confonde di continuo con la persona dell’autore, di conseguenza mi sono immedesimata  moltissimo in Elisabetta, ma non solo in lei anche nel piccolo universo femminile con cui aveva contatti: la fedele dama di compagnia Viola, la madre Battista da Montefeltro, la cognata Tora Varano, le figlie Costanza e Primavera, le consorelle con cui condividerà anni importantissimi, il capitano Venanzio, Francesco Sforza, il signore del Montefeltro Federico da Montefeltro, suo parente, sono tutti personaggi in cui mi sono immedesimata per poter capire le ragioni del loro operato. Per i personaggi femminili ci si ritrova in una tipologia umana universale e per una donna non è difficile entrare nel loro animo.  Diverso per i regnanti e i condottieri perché per immedesimarsi in loro serve conoscere bene la storia dell’Italia del periodo di cui si parla, sapere di politiche egemoniche a volte camuffate da altri intenti ma che poi esplodono, bisogna entrare in una psicologia politica tutta al maschile e ragionare come il Macchiavelli di cui ho, per l’occasione, riletto “Il principe”. Un lavoro arduo per capire, ad esempio, il comportamento che avrebbe tenuto Francesco Sforza, il condottiero di Filippo Maria Visconti duca di Milano, nel momento in cui si sarebbe incontrato con Elisabetta reggente della Signoria di Camerino, momento in cui dovevano prendere decisioni politiche che riguardavano la Signoria di Camerino e in questo caso anche Elisabetta ha dovuto fare sua l’arte del pensiero di un condottiero per poter essere machiavellica e salvaguardare il suo Stato”.

Sintetizzi  per il lettore le sue avventure narrative-editoriali.

“Dice bene quando parla di avventure editoriali. Con l’editore del mio primo libro ho avuto un’esperienza negativa. A fine contratto ho cambiato editore ed è andata meglio. Con il terzo editore, con cui non avevo contratto per sua volontà, si è ripresentata la situazione del primo così ho deciso di autopubblicare e ho iniziato con i due romanzi storici su Elisabetta Malatesta Varano avvalendomi di Amazon. I romanzi ora si possono comprare solo su Amazon sia in versione cartacea che in e-book. Hanno una nuova cover e qualche modifica interna. Nel secondo ho aggiunto un breve capitolo, la Nota dell’autrice e la bibliografia, che nella precedente edizione non c’era. E posso dire, finalmente che i miei romanzi li sento “miei”. Procederò poi a servirmi dell’autopubblicazione anche con gli altri libri”.

Cosa ha appreso di nuovo durante le sue ricerche per l’ambientazione e il contesto?

“Per l’ambientazione degli esterni non c’è stato problema: nei quattro anni in cui ho studiato la documentazione sui Varano ho fatto sopralluoghi a Camerino, Visso e in tutta la zona camerte in diverse stagioni e in diverse ore dello stesso giorno. Per gli interni e per il contesto ho appreso tutto ciò che mi serviva studiando a fondo il Medioevo e focalizzando la mia attenzione sul secolo XV: arredi, illuminazione, cibi, modo di mangiare, modo di vestirsi, medicina e modo di curare, il rapportarsi nei colloqui con il “voi”, strade esistenti, trasporti e mezzi usati per viaggiare, il ruolo della donna, la tipologia di governo, produzioni e commerci, matrimoni, l’arte militare e della guerra, alleanze, tradimenti”.

Cosa c’è di attuale nei personaggi?

“L’attualità dei personaggi, in generale, la posso identificare con i sentimenti provati sapendo che i sentimenti sono atemporali e universali, e così pure con le lotte di potere, seppure con modulazioni diverse: passano i secoli, ma l’uomo non cambia. In particolare, definisco Elisabetta moderna, attuale perché in un periodo storico – e non solo in quello – in cui si deve parlare di “donna custodita” da un dominus, prima il padre e/o fratelli, poi il marito, lei afferma la propria personalità di donna libera che sa prendere le proprie decisioni, che sa agire per il raggiungimento di obiettivi, e che, indomita, sa ricominciare, sempre, capace di significare la Storia con la significatività della propria vita”.

Eno Santecchia

Gennaio 2021