Ricerca e amore per la musica

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Conosco il prof. Carlo Polidori, docente di Farmacologia all’Università di Camerino, prima delle seguenti grandi tragedie: sisma del 1997, del 2016 e attuale pandemia. Lo stimo per la professionalità e cordialità e lo ricordo sempre anche per essere stato uno dei primi due destinatari dei miei messaggi di posta elettronica, quando nel 1997 mi collegai ad Internet da casa.

Conservo stampato l’email di lunedì 4 agosto 1997 delle ore 10.49 con oggetto “Comunicazione allaccio a Internet”. Verso la fine del 1997 il Corpo Forestale dello Stato aveva già accesso al web, mentre la prima trasmissione telematica di dati tra la Compagnia Carabinieri di Camerino e il Comando Provinciale di Macerata avvenne il 21 settembre 2000. Se escludiamo le Università e qualche pioniere, all’epoca, pochissimi immaginavano l’impatto che avrebbe avuto la Rete sul nostro futuro.

Cosa ha visto ed appreso durante le trasferte in Europa?

“In questi due anni ho viaggiato molto in Europa per congressi e per stabilire contatti di ricerca con prestigiose Università. Vorrei citarne due in particolare: l’Università di Oslo e l’Università di Anversa. Ad Oslo ho conosciuto il prof. Stein Bergan un farmacologo che studia come ottenere le migliori concentrazioni dei farmaci in pazienti che hanno avuto un trapianto di reni. Questo è importante perché si tratta di farmaci che devono ridurre l’immunità del paziente e quindi il rigetto nei confronti del nuovo organo ricevuto ma allo stesso tempo non devono mostrare troppa tossicità perché’ altrimenti si perderebbe l’organo ri-impiantato e tutto ciò che ne consegue. Questa scienza si chiama “Therapeutic drug monitoring” che mi piacerebbe portare nelle nostre zone e di cui l’Università di Camerino ha tutte le potenzialità, anche se in dimensioni ridotte, di sviluppare questa tecnologia e specialità. Con l’Università di Anversa ho appena iniziato una collaborazione di Erasmus per i nostri studenti di Farmacia dove potranno andare a fare ricerca. Il collega prof. Win Martinet si interessa di modelli animali di aterosclerosi, ovvero studia quali possono essere i modelli animali migliori dove poi sperimentare i nuovi farmaci che bloccano l’aterosclerosi e quindi prevenire tutte quelle problematiche cardiovascolari che sono la principale causa di morte in alcune nazioni.

In ultimo vorrei raccontarvi i miei viaggi a Bruxelles presso la sede centrale dell’Associazione Europea dei Farmacisti Ospedalieri (EAHP). In questi anni ho fatto parte di una commissione per l’armonizzazione del percorso formativo del farmacista ospedaliero. In Italia ed in alcune altre nazioni europee questo diploma si ottiene dopo aver seguito un corso di quattro anni e si può avere accesso ad esso solo dopo il superamento di un test nazionale molto selettivo. È un corso post-laurea e devi essere laureato in farmacia. In altre nazioni sempre europee è di tre anni. Ecco perché’ questa EAHP sta lavorando a questo “programma di studio comune” e possibilmente di tre anni da presentare alla commissione europea per poi farla divenire una raccomandazione per gli stati membri. È stato un lavoro molto interessante che mi ha dato la possibilità di capire le diverse realtà ospedaliere europee e poi diventare amico con alcuni di questi farmacisti”.

Ci dica sulla permanenza e i viaggi negli Stati Uniti d’America.

“Devo dire che manco da qualche anno dagli USA ma ci ho lavorato per ben quattro anni e ho visto quasi tutto di questa nazione. Avendo lavorato sia presso l’Università di Pennsylvania a Philadelphia ed alla Cornell University a New York City presso la sede di White Plains ho visto e conosciuto abbastanza da dire che l’aspetto culturale è molto sviluppato negli USA. Ho visto in particolare che le conferenze scientifiche sono molto diffuse nell’ambito di ogni laboratorio con un forte spirito di gruppo. Non solo, certamente la maggior parte di esse erano relegate all’aspetto scientifico di uno si occupava ma non era solo quello. Ho assistito a conferenze sull’economia, sulla biologia genetica che qui da noi erano impensabili. Inoltre in laboratorio c’erano ricercatori di tutto il mondo.

Dal punto di vista turistico sicuramente il Wyoming ed il New Hampshire sono stati i due posti che mi sono piaciuti di più. Nel Wyoming le montagne somigliano alle Dolomiti, mentre nel New Hampshire ci sono colline con alberi, piccoli villaggi e molti laghi. Poi a chi piace il Jazz deve visitare New Orleans!”.

Come si è manifestata la passione per la musica?

“Sin da piccolo mi è piaciuta la musica osservando i miei amici che suonavano la chitarra in chiesa. Infatti questo strumento è stato il mio primo amore. Poi ne è nato un altro: la tromba. Due avvenimenti poi mi hanno rinforzato la passione per la musica. La grande passione per i concerti di musica classica del mio carissimo prof. Giuseppe De Caro e la vicinanza di quartiere di una grande cantante lirica Frederique Willem moglie di un mio collega. Da non dimenticare poi la Banda di Camerino con i suoi concerti e la sua scuola di musica”.

Le sue esperienze con la banda musicale di Belforte del Chienti.

“È capitato per caso di accompagnare un mio collega di lavoro il Dr. Massimo Ricciutelli a riparare la sua tromba dal maestro Mario Biancucci della Banda di Belforte del Chienti e grande restauratore di strumenti a fiato. Scherzosamente chiesi se avessero bisogno di un trombettista alle prime armi e lui mi ha spontaneamente accolto a braccia aperte. Vorrei esprimere la mia più profonda gioia di essere entrato a far parte di questa banda e dalla filosofia che la caratterizza: la Banda di paese è una formazione sociale di interesse culturale per la crescita musicale del soggetto e non un’accozzaglia di professionisti pagati per fare bella figura al maestro! È un luogo dove crescere! Infatti nella banda suonano anche bambini tra gli otto e i dieci anni. Una cosa che mi ha colpito molto è che questa banda suona anche per le processioni per la chiesa del paese, cosa che non ho visto far più da molto tempo da altre bande! Si dovrebbe ricominciare a fare questo!”.

Eno Santecchia

Ottobre 2020

 

A Belforte del Chienti

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