Mancano solo le cavallette

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Durante gli ultimi anni, nelle Marche non siamo stati fortunati, mi ha fatto sorridere mia figlia quando ha esclamato: “Mancano solo le cavallette!”.

Allora ho ripreso il volume “I più grandi eventi metereologici della storia” di Paolo Corazzon (2006) e mi sono riletto alcune nozioni che voglio condividere con i lettori, insieme a qualche riflessione.

Le invasioni di questi insetti hanno colpito l’umanità da sempre, distruggendo e causando fame e miseria. Erano conosciute nell’antico Egitto e citate nella Bibbia, ma anche dagli Aztechi nell’attuale Messico, prima dell’arrivo degli europei.

Farà sobbalzare qualche benpensante poco informato il fatto che hanno invaso varie volte anche la nostra sicura e civile Europa, fino alla fine del 1700. Sono arrivate sin qui nel IX nel XVI, ma soprattutto nel XIV secolo, per lo più in periodi di siccità e durante il mese d’agosto. Proprio quando il bestiame e gli umani avevano più bisogno di foraggi e verdure. Nel vecchio continente sono giunte da sud con lo scirocco o da est dai Balcani.

Negli Stati Uniti, dal 1874 al 1876, si è verificata la più grave invasione ad opera delle locuste delle Montagne Rocciose (specie oggi estinta).

Gli sciami di locuste, veloci negli spostamenti, possono raggiungere anche la lunghezza di qualche decina di chilometri, oscurando il cielo; sono spinti dal vento, ma in grado di capire quali sono le aree verdi da saccheggiare.

Le cavallette hanno zampe posteriori molto sviluppate e idonee al salto e un robusto apparato masticatore in grado di triturare anche sostanze dure.

La specie più comune è la Locusta migratoria che preferisce i campi di mais, ma non disdegna ortaggi e tuberi; in poche ore fanno tabula rasa di intere coltivazioni, poi passano alle foglie e alla corteccia degli alberi. Corazzon ha scritto che quei famelici sciami, se sono costretti a fermarsi ancora sul posto, attaccano anche palizzate, infissi e addirittura manici di legno degli utensili e persino capi d’abbigliamento.

Le invasioni terminavano quando si verificavano condizioni metereologiche a loro avverse, come veloci abbassamenti della temperatura, intense piogge o forti correnti d’aria.

La televisione italiana, pubblica e privata, ignora o fa volentieri a meno di trasmettere questo genere di notizie, ma le più dinamiche e documentate TV satellitari ne parlano, come qualche periodico di ampio respiro.

C’è poco da scherzare, anche nei primi mesi di questo anno 2020 le locuste hanno devastato le regioni del Corno d’Africa, dove a nulla è servito agitare spauracchi o piantare spaventapasseri nei campi.

Dopo aver interessato la Somalia e l’Etiopia l’invasione ha flagellato il Kenya dove è stata considerata la più dannosa invasione degli ultimi 70 anni. I voraci sciami composti dai 100 ai 200 miliardi di esemplari hanno lambito anche la Tanzania, mettendo a grave rischio complessivamente l’alimentazione di decine di milioni di abitanti.

Alla FAO è stato considerato un altro aspetto dell’emergenza climatica, ma, come per altre questioni politiche, socioeconomiche e sanitarie, non mancano le persone che minimizzano.

È mia opinione che, finora, gli studiosi e gli storici locali si siano dedicati troppo poco o hanno sottovalutato l’influenza dei grandi eventi meteorologici che hanno segnato la storia della Terra e la vita degli uomini. Sembra che il Centro Studi Storici Maceratesi abbia in preparazione un numero dedicato a tale argomento.

La foto a destra della locusta migratoria è di Wikipedia.

Eno Santecchia

Ottobre 2020

Savana in Tanzania foto di Vittorio Galassi