La quercia di Robin Hood

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Da ragazzi abbiamo seguito con il cuore in gola le avventure di Robin Hood alle prese con il terribile sceriffo di Nottingham. Il leggendario arciere, difensore degli oppressi, è vissuto probabilmente nel XIII secolo, sotto il regno di Enrico III, il re inglese che non tenne in gran considerazione i principi della Magna Charta libertatum. Le sue epiche gesta si svolgevano nella foresta di Sherwood, posta nella contea di Nottingham, a circa 200 km a nord di Londra.

Qualcuno sostiene che Robin, in realtà, non sia mai resistito, un sindaco di una cittadina della zona, ritenendolo indegno, voleva togliergli la cittadinanza onoraria. Negli ultimi tempi sembra che anche il cinema abbia cercato di fare opera di revisione della sua figura, ma io preferisco ricordarlo come viene descritto nei romanzi e nei vecchi film.

Sulla foresta reale di Sherwood però non ci sono dubbi: anche se ridotta a  soli 188 ettari è più viva che mai. Essa raggiunse il suo massimo splendore nel medioevo, quando occupava circa un terzo della contea di Nottingham e qui vi cacciavano il cervo quasi tutti i re inglesi. Dal 1969 è un parco naturale regionale.

Al suo interno vi sono querce plurisecolari di indescrivibile maestosità; rende bene l’idea di come poteva essere una antica selva prima dell’intervento umano.

In questo parco si trova un albero eccezionale, una delle poche piante al mondo che abbia l’onore di comparire sulle carte geografiche: la colossale Major oak (Quercus robur) o quercia del Maggiore. Essa ha la circonferenza del tronco di oltre 11 metri ed una chioma di 35 m. Conosciuta prima come “quercia della regina”, venne descritta nel 1790 in un libro dal maggiore  Hayman Rooke  e quindi dal 1800 venne chiamata così in suo onore. Il maggiore era uno studioso che aveva dedicato parte della sua esistenza alla descrizione degli alberi secolari inglesi.

La sua età si avvicina quasi al millennio ed ora, anche se in buona forma, ha qualche ramo puntellato. Quando Robin Hood si nascondeva nei pressi per sfuggire allo sceriffo o si sedeva ai suoi piedi per suonare la lira, era un albero relativamente giovane. Ogni anno 600.000 persone si recano nella Sherwood forest per vedere questo venerabile colosso.

Anche in Italia abbiamo un uomo che ama profondamente i grandi alberi è il sig. Valido Capodarca, ufficiale dell’Esercito (ora a riposo), che ha dedicato e dedica molto del suo tempo ai patriarchi vegetali. E’ autore di oltre cinque libri e vari articoli sugli alberi più belli e maestosi delle regioni Toscana, Marche, Emilia Romagna e Abruzzo, negli anni che vanno dal 1983 ad oggi. La sua opera di descrizione e censimento, oltre che anticipare chi avrebbe dovuto farlo per competenza diretta, è già diventata preziosa anche dal punto di vista storico, poiché alcuni alberi, descritti nei suoi volumi, non esistono più per cause naturali o per opera dell’uomo.

Le analogie non sono però finite; ci tengo a segnalare (anche se è già stato fatto) che nella nostra Provincia  a Passo Treia, lungo la ex S.S. 361, nella tenuta Francisci c’è una roverella (Quercus pubescens) di grande maestosità, bellezza ed eleganza, virtù che si possono apprezzare solo da vicino: le foto non le rendono pienamente merito!

La circonferenza del tronco di questa quercia è di oltre 6,20 metri. Il Capodarca, considerando anche che l’albero è cresciuto in un terreno molto fertile, sostiene che essa è nata circa 380 anni fa.

Dopo che nel 26 dicembre 1999 una tempesta ha abbattuto la grande quercia di Roccafluvione (AP), alla roverella di Passo Treia spetta di diritto il primo posto tra le querce più grandi della Regione Marche.

Questo gigante, non lontano dal letto del fiume Potenza, è di proprietà del sig. Gino Palmucci, la sua famiglia abita nel podere da 200 anni. Ora l’albero è visitato da studiosi e da scolaresche, il signor Gino accoglie tutti con estrema cortesia e va giustamente orgoglioso della sua pianta molto ammirata.

Eno Santecchia

Ri-pubblicato qui nell’agosto 2020.

Ambedue le foto sono della roverella di Passo Treia (MC).

Roverella di contrada San Marco a Passo Treia, in abito estivo.