Le sorgenti di Caldarola

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Da prima del 2003, dichiarato dall’Assemblea Generale dell’ONU “Anno Internazionale dell’Acqua”, l’argomento è al centro di animate discussioni su tutti i media. Quella dell’acqua è una guerra che l’umanità non può concedersi il lusso di perdere. Ultimamente il dibattito si è acceso ancora di più trattandosi della privatizzazione di questo bene irrinunciabile. Vale la pena di ricordare che un miliardo e cento milioni di persone, (circa un 1/6 della popolazione mondiale), non hanno accesso all’acqua sicura e ogni giorno circa seimila bambini muoiono per malattie causate da acqua inquinata.

Di recente l’associazione “Su la Testa” con sede locale a Recanati si è dichiarata pronta a raccogliere le firme per un referendum in difesa della gestione pubblica dell’acqua.

Nei mesi scorsi il Municipio di Tolentino ha fatto mandare in onda su Video Tolentino una serie di spot pubblicitari invitando i cittadini a bere l’acqua del rubinetto, buona come quella minerale in bottiglia.

È naturale che qualche cittadino caldarolese si sia chiesto com’è la situazione dell’approvvigionamento idrico nella sua cittadina.

Oltre venti anni fa gran parte delle abitazioni dovettero essere munite di serbatoio, poiché frequenti e lunghe erano le interruzioni di acqua potabile. Allora la carenza sembrava inspiegabile: per la sua posizione geografica ai piedi dei monti Sibillini, Caldarola possiede numerose sorgenti d’acqua. Tra di esse alcune solfuree – curative, mai utilizzate a scopi termali, per l’esigua portata. Si riteneva inopportuna la cessione, avvenuta nel 1887, al Comune di Tolentino dell’acqua di Valcimarra.

Per ovviare alla carenza d’acqua negli anni Ottanta fu intercettata una falda acquifera vicino al fiume Chienti, nei pressi del campetto polivalente e collegata con un tubo superficiale al serbatoio comunale (1953) vicino al monastero di Santa Caterina.

Poi gli anni sono trascorsi, ultimamente non sono passati inosservati gli scavi effettuati per il passaggio della grande condotta dell’acquedotto del Nera. Parecchi si saranno domandati cosa cambierà. Il sindaco dr Mauro Capenti ce ne parla.

Tra le sorgenti storiche non più attive ci indica: le Gallerie lungo il sentiero dei De Magistris, la Fonte Vecchia in zona Conce, Fonticelle, Piandebussi nei pressi della vecchia locanda di Anita, quella di Valcimarra lungo la nazionale, del Ciarro a Vestignano, di Colle Antico. Nella frazione Croce e dintorni vi erano: Santinato, le Lame e Le Raie. Quelle di Acquaviva e di Garufo sono solfuree e salate. La più antica di tutte è quella San Pietro, fino all’Ottocento forniva l’acqua all’omonimo monastero al confine con il territorio di Belforte del Chienti.

Quelle in funzione sono: Vestignano sotto abit. Pierino Carloni, Croce fosso Filillo (strada fra Vestignano e Croce), Acquaia sulla strada da Croce a Pievefavera, Valcimarra Pianotta, Valcimarra (centrale ASSM di Tolentino).

Dall’8 dicembre 2002 anche Caldarola possiede una fontana pubblica di acqua “minerale”e si trova in via cav. Alessandro Grifi, essa proviene dalla sorgente Riva Verde di Valcimarra.

Il Comune è consorziato con l’Acquedotto del Nera, ma intende continuare a usare le sorgenti attive del territorio, come quella di Valcimarra. A Colli di Croce si trova il serbatoio-riduttore di pressione dell’Acquedotto del Nera. Il sindaco ritiene che in futuro non dovrebbero esserci più problemi di approvvigionamento idrico e ci dà anche altre buone notizie riguardo all’acqua caldarolese.

La frazione Vestignano è attualmente servita da una condotta dalla ridotta capacità, ben presto la vecchia tubatura sarà sostituita da una di diametro maggiore. Alcuni mesi fa una ditta di Trento, con sofisticate apparecchiature, ha eseguito delle ricerche sulle eventuali perdite dell’acquedotto. È risultato che l’acquedotto municipale ha una dispersione minima, molto al di sotto della media nazionale. Ciò è merito della sostituzione di vari tratti di tubature, avvenuta in occasione di interventi per guasti. Il sindaco si augura che non avvenga la privatizzazione dell’acqua, un bene prezioso che deve rimanere pubblico.

Invitando a ridurre gli sprechi, ricordiamo che lo scorso 22 marzo è stata la Giornata Mondiale dell’Acqua; le Nazioni Unite le hanno dedicato anche il decennio 2005-2015.

Eno Santecchia

A suo tempo pubblicato in un periodico locale,

inserito in questo sito Internet il 7 maggio 2020

Piccola cascata sul fiume Chienti

Alberello in fiore davanti a casa oggi inagibile.

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