Frati Conventuali in missione

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Frate Paolo Fiasconaro, direttore del “Centro Missionario Francescano” di Roma, ci concede un’intervista, facendo conoscere meglio l’opera dei Frati Minori Conventuali in missione.

Questa onlus coordina le attività e i progetti nelle missioni presenti in quaranta nazioni dei cinque continenti. Padre Fiasconaro è anche direttore della testata “Il Missionario Francescano”, un trimestrale che esce da 86 anni, e dell’agenzia “MissioConvInforma”.  Il personale dialoga quotidianamente con i missionari Conventuali nel mondo (oltre all’italiano) in polacco, spagnolo e inglese.

Qual è la forza dei missionari Francescani?

“Una delle risposte al mandato evangelico ed anche al mandato di San Francesco d’Assisi “andate per mondo ad annunziare il Vangelo della salvezza” è stata attuata dai figli del Poverello, che fin dalla fondazione dell’Ordine sono andati per il mondo ad annunziare la Buona Novella. Già San Francesco stesso andò tra “i saraceni e gli altri infedeli” e questo mandato è scritto anche nella Regola che i frati professano.  Infatti da otto secoli i francescani sono presenti in quasi tutti i paesi del mondo e la missionarietà è nel DNA di ogni frate”.

L’opera dei Conventuali?

“Bisogna distinguere, quando si parla di Francescani, che il Primo Ordine fondato da San Francesco è composto di tre Famiglie: i Frati Minori, i Frati Minori Conventuali e i Frati Minori Cappuccini. Noi stiamo parlando dei Conventuali: siamo presenti in 42 nazioni dei 5 continenti con mille frati e 280 comunità o parrocchie e portiamo avanti in terra di missione svariate attività pastorali: scuole, ospedali, mense, orfanotrofi, pensionati, lebbrosari, tipografie, scuole professionali e altre tipologie di attività all’interno delle numerose parrocchie. Altra caratteristica sono le svariate cappelle spese nelle stazioni missionarie dove il frate può raggiungere i fedeli saltuariamente”.

Le difficoltà affrontate.

“In tutti questi luoghi, pur affrontando difficoltà di ogni genere,  i missionari riescono con l’aiuto di noi europei, a risolvere svariati problemi attraverso i progetti che propongono al nostro Centro Missionario di Roma. E noi, con l’aiuto dei benefattori una parte, riusciamo a finanziare i progetti che ci chiedono che vanno dalle costruzioni di pozzi, ai pasti nelle mense, ai libri e vestiario nelle scuole, ai medicinali negli ospedali, alle ristrutturazioni di edifici scolastici o di culto e quant’altro necessitano. Certo, i bisogni sono infiniti e con l’aiuto della Provvidenza e del cuore grande dei benefattori si riesce a rispondere ai vari progetti. Un aiuto grande per la raccolta dei fondi è il 5 per mille che il contribuente italiano dona nella denuncia dei redditi annuali. Anzi, approfitto di questa intervista, e per coloro che ci leggono, di appuntarsi il nostro codice fiscale n. 97749990582 che sicuramente il dono arriverà ai nostri cari confratelli missionari, che ogni giorno si fanno in quattro per accontentare tutti”.

Dove operate?

“Le Missioni dei Conventuali menzionate in Africa (7 nazioni), America Latina (15), sono tutte assistite da noi. Il nostro Ordine negli ultimi 30 anni ha cambiato la sua geografia con l’impoverimento e la secolarizzazione in Europa e la grande fioritura vocazionale in questi due continenti e, in parte, anche nelle dieci nazioni dell’Asia. L’apertura di tutte queste Missioni è avvenuta in un momento storico del grande calo di vocazioni da noi in Italia ed Europa, e l’apertura missionaria verso quei paesi. Così alcuni frati delle varie province italiane e polacche, partirono negli anni 70/80 come pionieri … e nacquero le varie missioni. Ne cito alcune dalle Province di Padova con la nascita di Argentina, Brasile, Ghana, Indonesia e Cile, la Sicilia con il Messico (partirono nel 1977 tre frati siciliani e oggi vi sono 2 siciliani e 70 frati messicani), la Puglia con il Venezuela, le Marche con Zambia e Cuba, la Campania con le Filippine, le tre province polacche con quasi tutti i paesi dell’America Latina e Kenia, Tanzania e Uganda. Tutto seme gettato in terra di missione da eroici frati europei che hanno piantato l’Ordine dei Conventuali in quelle terre con una “Missio ad gentes” veramente evangelica e Francescana”.

Quali progetti cercate di realizzare?

“Sono tantissimi i progetti che annualmente noi del Centro Missionario portiamo avanti tramite la descrizione con i costi che segnaliamo nella nostra Rivista “Il Missionario Francescano”.  Sono progetti di ogni tipo, secondo i bisogni dei missionari. Abbiamo costruito tanti pozzi per bonificare gli orti dei Frati e delle scuole. In questo momento è arrivata una richiesta urgente di un pozzo a Nairobi, in Kenya, dove, in un nostro seminario di 60 studenti, si è asciugato il pozzo a 300 metri e adesso bisogna costruirne uno a 400 metri perché manca l’acqua e quindi i problemi igienici sono enormi.  Stiamo costruendo una chiesetta in Perù, dove nel 1991 sono stati trucidati due frati polacchi dal gruppo terrorista Sendero Luminoso; essi sono stati beatificati nel 2015. Inoltre stiamo aiutando un nostro ospedale in Burkina Faso per il grave problema delle malattie infettive.

Invece nello Zambia, e precisamente nella cotta di Ndola, noi abbiamo una piccola città chiamata “Franciscan Center” dove all’interno vi è una grande tipografia con 80 dipendenti che lavorano, poi c’è una scuola professionale dove, dopo tre anni, escono circa 300 giovani con specializzazioni in scuola di taglio e cucito, falegnameria, fabbri ferrai, informatica, montaggi video, libreria e uffici vari.

Purtroppo manca spesso l’energia elettrica e si fermano la tipografia e le scuole professionali… e quindi, per risolvere il problema alla radice, basterebbe impiantare i pannelli solari con i loro 40 gradi ogni giorno … ma ci vogliono circa 500 mila euro per tutto il grande Centro. È una cittadella francescana che fa tanta promozione sociale per l’immissione dei giovani nel mondo del lavoro”.

Che cosa fate in Amazzonia?

“In Amazzonia abbiamo diversi frati che ogni giorno si rimboccano le maniche per quegli indigeni sparsi nelle sconfinate foreste. Un nostro missionario italiano lavora in un vastissimo territorio con 56 cappelle e può raggiungerle tutte entro tre mesi. Lui si sposta solo via fiume per arrivare a celebrare nelle varie sedi. Sono i catechisti che forma e portano avanti le missioni. Questo frate ha inventato dei progetti per promuovere e far lavorare la gente per guadagnare qualcosa: un grande apparecchio per tostare il caffè, una mandria con 30 caprette per il latte e la carne, impianti d’irrigazione e altro. Essi si attendono molto dal prossimo Sinodo dei Vescovi dell’Amazzonia che si terrà a Roma dal 6 al 27 ottobre 2019, sperando che si rilanci una chiesa più aperta ai bisogni di quella gente e denunciando il grave problema del disboscamento e della mafia dei cercatori d’oro”.

In Africa

“Invece il furto dell’Africa è nelle mani degli stessi africani e va potenziata la formazione dei giovani e dei futuri governanti, anche perché in diverse nazioni vi sono governanti incapaci, asserviti alle grandi lobby cinesi che stanno colonizzando tutto. Addirittura in Kenya, nelle scuole, da quest’anno si studierà il cinese per la grande presenza cinese in quella terra. Così in Ghana, in Zambia e altrove, dove i cinesi hanno in mano tutte le miniere di rame e di altri prodotti che portano profitto alle multinazionali.

Si possono elencare tanti, infiniti bisogni … e noi del Centro di Roma cerchiamo di dare il nostro aiuto bussando a tante porte. In conclusione, l’opera dei conventuali nelle nostre terre di missioni è veramente benemerita, sia dal punto di vista sociale per la promozione dei popoli loro affidati, sia soprattutto per quel seme della parola del Signore piantato che certamente con tanti sacrifici e tanta dedizione ogni giorno  seminano frutti di speranza che solo il buon Dio saprà premiare per tanti uomini di buona volontà missionaria”.

Concludiamo con una curiosità.  Al fine di sensibilizzare e invitare i visitatori a riflettere, facendo conoscere le loro realtà missionarie, quel Centro Missionario ha tenuto uno stand presso le manifestazioni  de “L’estate romana sul Tevere” (12 giugno – 2 settembre 2019), evento che richiama oltre due milioni di persone, tra romani e turisti. Non sono poche le persone della movida che si sono fermate.

Eno Santecchia

Marzo 2020

Stand romano (agosto 2019)

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