Misteriose sparizioni

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Studioso di storia locale, collaboratore del “Centro Studi San Claudio al Chienti” e autore di sette volumi, il dott. Piero Giustozzi ci parla del suo ultimo volume “San Claudio al Chienti XX secolo. Sparizioni e misteri”, stampato nel febbraio 2019.

La sua ricerca accompagna il lettore lungo il Novecento, con qualche cenno agli anni Duemila, sui fatti avvenuti alla chiesa di San Claudio al Chienti (VIII sec.) e nelle adiacenze. Si cerca di vederci chiaro sulla ristrutturazione, sui quattro restauri, e sugli scavi, ma anche sulle ricerche di studiosi tedeschi. Si vuole far partecipe il lettore delle misteriose sparizioni della mummia di un guerriero medioevale con la sua spada, una cassetta murata, e di documentazione varia, quasi tutto ancora avvolto dalla nebbia del mistero.

Cosa l’ha ispirata a scrivere il libro?

“La scoperta di Aquisgrana a San Claudio del prof. Giovanni Carnevale. Poi l’interesse per la zona archeologica soprattutto dopo gli scavi del 1980-82, inspiegabilmente subito rinterrati. Il Comune e la Provincia hanno manifestato assoluto disinteresse. Diversamente si avrebbe avuto l’istituzione del parco archeologico. Il mantenimento sarebbe stata una spesa sopportabile. È che a quel tempo si considerava la gente di San Claudio ancora alle dipendenze della Curia di Fermo, usa a obbedire e nutrire timore reverenziale per lu ministru, il direttore della Mensa arcivescovile. San Claudio era dal Comune trattata come zona periferica”.

Cosa si potrebbe approfondire?

“Sarebbero da approfondire gli sviluppi della storiografia tedesca e francese per meglio comprendere come sia avvenuta la modificazione della geografia della storia dell’Alto medioevo. La soluzione del giallo storico (sparizioni e misteri) resta irrisolvibile. Ho tentato anche di accedere alla consultazione di carte giudiziarie. Non mi è stato concesso”.

Coloro che possiedono terreni e case attorno alla chiesa di San Claudio come hanno preso le sue esortazioni a continuare gli scavi archeologici?

“Nessuna reazione da parte dei proprietari dei terreni, la cui valutazione è stabilita dalla Legge. Gli eventuali scavi ricadrebbero in gran parte sui terreni di proprietà della Curia fermana. Danno irrisorio. D’altra parte, giova ricordare che sin dal XI secolo (Ministerium de Sancto Claudio) l’ente religioso attinge enormi risorse finanziarie. Gli affitti dei terreni, del bar, del ristorante, dell’albergo e della Casa protetta danno attualmente un cospicuo reddito”.

Sulla Curia Arcivescovile di Fermo cosa ci dice?

“Ho invitato la Curia alla presentazione del mio libretto. Per impegni di carattere religioso non ha partecipato alcuno dei suoi rappresentanti ma è stata chiesta copia del libro, che ho prontamente consegnato alla archivista. Non è più tempo di nascondere. Sulle sparizioni narrate nel libretto bisogna tener conto dell’epoca storica in cui sono avvenute e quindi sono, sotto diversi aspetti, comprensibili. Adesso anche a Fermo la mentalità curiale è mutata. Papa Francesco docet”.

Un invito ai lettori e cultori di cose archeologiche.

“Il “Centro studi San Claudio al Chienti”, unitamente al parroco, sta sollecitando le istituzioni locali, regionali e nazionali a procedere nell’area adiacente alla chiesa con gli scavi. Non solo. A raccogliere in un antiquarium tutti i reperti rinvenuti nel corso del secolo a San Claudio e conservati in luoghi diversi. A spronare le Università di Camerino e Macerata a operare concordemente per ottenere l’autorizzazione a iniziare gli scavi. A ricordare, infine, che la presenza di migliaia di visitatori, italiani e stranieri, è frutto principalmente dell’attività dei volontari del Centro studi, che a proprie spese hanno attrezzato il piano superiore della chiesa ad auditorium con pannelli, video e altro materiale illustrativo dell’origine e delle caratteristiche architettoniche della chiesa, e non di altre associazioni abili soltanto nell’accaparrare fondi pubblici erogati con il solito clientelare”.

Molto apprezzabili sono gli appelli a riprendere gli scavi e a farne un parco archeologico. Abbiamo sempre bisogno di ricerche archeologiche per riportare alla luce il passato, indipendentemente dagli orientamenti dei governi.

Eno Santecchia

Dicembre 2019

Panorama dai Sibillini

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