Le stagioni nell’orto

Print Friendly, PDF & Email

Il sig. Alberto Mogianesi, cavaliere e lavoratore edile civitanovese a riposo, ha la passione per l’orto nel sangue.

Da giovane aveva appreso dai genitori i rudimenti che iniziò a sperimentare direttamente nei primi anni Settanta, avendo in locazione uno spazio di terreno libero attorno a un deposito di materiali. La sera e nei fine settimana vi trascorreva del tempo libero.

Aveva come confinante Gino Salvatori, anziano proprietario del terreno; l’uomo, prima di iniziare a usare la motozappa, vangava da solo quasi un ettaro di terreno. Produceva ortaggi che vendeva ai piccoli negozi locali. Divennero amici e Alberto apprese da lui preziosi suggerimenti.

Nell’appezzamento c’era già un piccolo oliveto (leccino, con degli esemplari impollinatori) e un pozzo, ma non essendo sufficiente, Alberto ne fece scavare un altro. D’estate le verdure e gli ortaggi richiedono molta acqua, a giorni alterni.

Alberto ha costruito una piccola serra per l’insalata d’inverno e i pomodori a primavera.

Ad agosto pianta i finocchi per raccoglierli tra ottobre e dicembre. A novembre troviamo Alberto a raccogliere le olive con dei rastrelli per ottenere un buon olio extra vergine di oliva. Purtroppo le olive hanno bisogno di almeno tre trattamenti: durante la fioritura, il mantenimento dell’acino e la potatura, senza contare gli eventuali trattamenti antiparassitari contro la mosca (Bactrocera oleae).

D’inverno Alberto prepara il terreno spargendo una piccola dose di calciocianamide, concime a lento rilascio di azoto che dissuade le talpe dal rosicchiare anche le radici dei suoi carciofi. Stranamente non coltiva cavoli e broccoli perché non graditi (inoltre “richiedono trattamenti”); essi sono fondamentali per il buon funzionamento del nostro intestino.

I primi mesi dell’anno semina i pomodori, che ad aprile-maggio mette a dimora. D’estate con grande pazienza, Alberto raccoglie i frutti migliori, fa asciugare i semi e poi li mette da parte per la semina al gennaio successivo. Le varietà da lui preferite sono i san marzano, il cuore di bue e i datterini. Usa anche un’altra varietà di pomodori, specifica per fare la salsa in bottiglia. Per combattere la peronospora usa la semplice poltiglia bordolese, dagli agricoltori chiamata “acqua ramata”.

Non bisogna dimenticare che a maggio le piantine di pomodori, piselli, cetrioli, un po’ anche melanzane e peperoni, vanno muniti di appositi sostegni (canne comuni o sintetiche); ai fagiolini nani non servono.

Le zucchine comuni ama farsele cucinare dalla moglie, ripiene di carne macinata. Curiosamente Alberto non si cura dei fiori di zucca, fritti, veramente squisiti e oggi usati anche dalle pizzerie.

Coltiva la patata “Monna Lisa” a pasta bianca e pelle scura, e una varietà dall’epidermide di colore scuro, (ideale per gli gnocchi) che si raccoglie i primi di luglio, durante la luna buona. La patata è originaria della regione andina, ove si coltiva da oltre quattromila anni.

Di cetrioli ne ha due cultivar, corti e lunghi. Per le melanzane e i peperoni Alberto acquista le piantine, come della cipolla di Tropea, saporita, ma che non pizzica troppo sulla lingua.

A giugno Alberto sale sulla scala per raccogliere, delicatamente senza rompere i rametti, le ciliege dai suoi tre alberi. Ha anche degli albicocchi, peschi dal frutto normale e nettarino, ha un pero i cui frutti si maturano durante la mietitura (a giugno).

L’orto richiede duro lavoro, tanto che qualcuno ha detto: “L’orto vuole l’uomo morto”. La passione è indispensabile, ma sono pesanti i lavori al terreno con la motozappa e togliere le erbe infestanti a mano o con la zappa, anziché usare diserbanti.

Naturalmente questo hobby è molto condizionato dal meteo e da come si evolvono le stagioni. Il nostro protagonista pratica la “rotazione agraria”, ossia avvicenda le colture per non impoverire il terreno, e tiene in considerazione le fasi lunari.

Nel suo terreno prosperano anche tre filari di viti (di uva bianca da vino) delle quali si occupa un amico che vinifica. L’uomo ricambia coadiuvando in qualche lavoro, in particolare nella potatura e nella raccolta delle olive.

Piuttosto che frequentare il bar, ove tanti anziani si lamentano passivamente di ciò che non va nella società, Alberto preferisce trascorrere il suo tempo nell’orto. Nonostante l’impegno continuo, è contento di ciò che produce e cerca di ridurre al minimo i trattamenti antiparassitari e anticrittogamici. I piaceri e le gratificazioni che ne trae sono: l’appagamento del buon raccolto, stare all’aria aperta a contatto con la natura, senza lo stress della città, pur vicina.

Una nota romantica. Ogni mattina Alberto saluta “Chicca”, asinella nana del vicino: spesso le porta dei buoni ciuffi d’erba, le foglie di finocchio e d’insalata molto gradite al piccolo quadrupede. Le tre oche, che le tengono compagnia, appaiono invidiose delle ghiottonerie erbacee donate. Quando Alberto va di fretta e non le presta la richiesta attenzione, l’asinella sembra chiamarlo con un raglio espressivo.

Eno Santecchia

Dicembre 2019

Curioso limone gigante di circa 300 grammi da San Isidro (Buenos Aires)

Tags: