Torricchio nel cuore

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Fotografo, studioso di storia locale e innamorato della sua terra d’origine, Gianfranco Scagnetti, autore del volume “Torricchio castello e natura” (2014), risponde ad alcune domande. Oltre all’aspetto culturale e naturalistico si vogliono  anche richiamare alla memoria i luoghi duramente colpiti dai dolorosi eventi sismici.

Da quando tempo i suoi antenati vivevano a Torricchio?

“I miei genitori si sono conosciuti e innamorati a Torricchio. I nonni maschi sono entrambi nati a Torricchio. Andando indietro negli anni sono risalito per quanto riguarda la famiglia di mio padre (quindi Scagnetti) l’avo più antico è un Giovanni Battista Scagnetti agli inizi del 1600 a Tolentino, si sono spostati a Serrapetrona sicuramente già nel 1847 per poi trasferirsi prima brevemente a Visso e poi a Torricchio, dove il mio bisnonno si sposò con Caterina Consoli. I Consoli erano una famiglia che era presente a Torricchio già dal 1600 circa. All’archivio di stato di Roma ho trovato un documento con l’albero genealogico della famiglia Consoli dal 1506, allora presente a Valcaldara (frazione di Montecavallo MC), poco distante da Torricchio. Il patriarca aveva avuto una onorificenza dal duca di Camerino, forse anche grazie a questa la famiglia successivamente si spostò dalla piccola frazione di Valcaldara al Castello di Torricchio, allora molto influente nella zona. Da parte della famiglia di mia madre, De Angelis, sicuramente erano presenti a Torricchio dal 1787, ma ho trovato anche altri De Angelis nella vicina Frazione di Colle di Torricchio più antichi, purtroppo senza trovare i relativi collegamenti. Purtroppo negli archivi precedenti le conte delle anime annotavano solo il nome del nascituro e il nome del padre, senza i cognomi, e spesso erano incomprensibili”.

Quali emozioni la legano a quel luogo?

“È il luogo dell’anima, fonte di gioia, sfogo per il dolore, ricordi d’infanzia e orgoglio del passato. Quando sono a Torricchio è come fare un salto nel medioevo, sento ancora il tintinnio del ferro, il lavoro manuale, la fatica, l’essenzialità in cui dovevano vivere i miei antenati, ma con l’orgoglio di vivere fra mura castellane, con torre a guardia di sogni e pensieri. Nulla disturba, nulla colpisce se non la voglia stessa di ritrovarsi”.

Quali sono le bellezze naturalistiche della riserva e le sue particolarità?

“Intendiamoci, i luoghi della riserva naturale di Torricchio, non sono i Monti Sibillini, non è il Gran Sasso od altri parchi simili. Rappresenta, secondo me, il risultato della volontà di due uomini (il marchese Incisa della Rocchetta e il professor Pedrotti) di regalare alla scienza un luogo quasi incontaminato da poter studiare. È lo spaccato di attività umane e naturali, lontane dall’uomo stesso. Popolato anche da alcune specie particolari (orso, gatto selvatico, istrice), regala comunque piacevoli passeggiate, sia se si parta dalla Val di Tazza, sia dal lato Vissano di Croce e Fematre, o da Montecavallo… senza scordarsi la partenza proprio dal castello di Torricchio. Insomma, tante vie da percorrere che sono quelle che facevano da almeno 400 anni gli abitanti dalla zona che portavano il bestiame al pascolo o andava in quei luoghi per fare legname. Lo statuto della Comunità di Torricchio regolava la sua fruizione già dal 1600, questo fa capire quanto erano importanti quei luoghi”.

Ci dica qualcosa sul castello.

“Premetto che sono un appassionato ma non ovviamente uno storico … le mura castellane sono ancora ben conservate (alcune hanno goduto del restauro e rifacimento a causa del terremoto del 1997) delle tre torri, solo quella più in alto ha perso sicuramente molto della sua altezza, pratica antica ma non troppo, era quella di prendere le pietre dalle strutture antiche per poter costruire le nuove case, e così deve essere capitato anche per questa torre. L’importanza del castello di Torricchio dipendeva, secondo me, da due fattori: il primo era che era l’unico castello che guardava direttamente a Camerino, l’altro era che aveva un territorio molto vasto con varie ville (Tazza, Capodacqua, Pantano, Sorti, Colle di Torricchio, Piano di Torricchio). Intorno al 1830 si era costituito l’Appodiato di Torricchio, che comprendeva tutte le comunità da Appennino alle frazioni di Capriglia; con Capriglia annessa a Pieve Torina Torricchio avrebbe avuto più abitanti di Pieve Torina stessa”.

Al lettore piace sapere anche sul borgo.

“Il Borgo, all’interno delle mura castellane ha alcune porte centenarie sia del 1300 sia del 1500 e conserva molte case con ancora la pietra a vista. Molte case Poggiano sulla pietra viva, non è raro vedere nelle cantine la roccia. Il Borgo ha una sua chiesa, Santa Caterina d’Alessandria, presente almeno dal 1400; la particolarità è che era in suolo lateranense, cosa non molto diffusa in zona. La chiesa principale di Torricchio è comunque San Michele Arcangelo che funzionava da chiesa principale per tutta la zona, era infatti l’unica in cui ci si poteva battezzare”.

Un cenno a qualche particolare ritrovamento.

“Il mio personale ritrovamento è stato poter ricostruire un pezzo di storia andato perduto riguardo proprio alla chiesa di Santa Caterina: il Feliciangeli (storico di inizio 1900) descriveva all’esterno del suo ingresso un frammento di pietra bianca con scritta in latino e all’interno una pietra che recitava la confraternita di Santa Caterina del 1562. Ora quest’ultima pietra è all’esterno al posto di quella bianca. Sono riuscito a trovare un documento all’archivio lateranense in cui veniva chiesto agli abitanti di Torricchio di porre questa pietra, evidentemente cosa poi avvenuta, ma evidentemente a causa di terremoti o altro, la pietra si era rovinata e quando hanno restaurato la chiesa gli abitanti di Torricchio nel 1950, non capendo cosa fosse quella pietra bianca l’hanno buttata via, ponendovi, al suo posto, quella che era all’interno”.

Successivamente alla pubblicazione del suo volume, è venuto a conoscenza di qualcos’altro?

“Null’altro, ci sarebbe molto da analizzare all’archivio di Stato di Camerino sui passaggi di proprietà nell’archivio notarile, ma purtroppo in tempi passati facevano le cose più regolari con i terreni che con le abitazioni, quindi non credo che troverei molto”.

Una o due curiosità, anche se riguardano località, frazioni o Comuni vicini.

“Come non citare le frazioni di Torricchio di Capodacqua e Tazza: Capodacqua ha dato i natali al Cardinale Angelo Giori, personaggio molto influente presso i papi di inizio 1600 e che ha creato la tenuta della Maddalena tra Muccia e Pieve Torina; a Tazza è invece nato il fondatore della Montebovi, famoso marchio nel settore dolciario. Ovviamente anche i castelli di Appennino e Capriglia meritano una visita”.

Lasciamo l’intervistato e proseguiamo.

La “Riserva naturale della montagna di Torricchio” si estende per 317,12 ettari nei Comuni di Pieve Torina e Montecavallo (MC). Nel 1970 il marchese Mario Incisa della Rocchetta aveva donato il suo possedimento all’Università di Camerino; fu la prima area protetta istituita nelle Marche. Era una tenuta montana destinata al pascolo degli ovini risalenti dalla transumanza invernale trascorsa nella campagna romana. Sulla superficie boscosa vegetano ornielli, carpini neri, faggi, agrifogli, tassi e lecci.

Il Casale già dei F.lli Piscini (a 1126 m di quota) è il punto di appoggio e di monitoraggio per la gestione della riserva destinata alla ricerca scientifica e alla conservazione del patrimonio naturale. Vi sono anche centraline per il rilevamento dei dati meteo. Pur essendo circa un quinto della “Riserva naturale Abbadia di Fiastra” (istituita nel 1984), quest’area, rappresentativa del patrimonio naturale dell’Appennino centrale, è ricca di biodiversità.

La riserva di Torricchio  fa parte della rete delle ricerche ecologiche a lungo termine  www.lteritalia.it

Negli anni, su di essa sono stati pubblicati oltre quaranta volumi, tra cui uno del biologo e ornitologo Francesco Petretti, uno di Gianfranco Scagnetti e il resto dell’Università di Camerino.

Si ringraziano i dottori Luciano Spinozzi e Marco Cervellini per aver fornito alcuni dati aggiornati nell”ultima parte.

Tutte le foto sono di Gianfranco Scagnetti.

Eno Santecchia

Novembre 2019

 

 

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