Da dove viene questa brezza

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Me lo porterò con me

Appena ho avuto tra le mani il suo libro “Da dove viene questa brezza. Impressioni di viaggi e incontri” ho iniziato a leggere qua e là, giusto per rendermi conto dello stile e del modo di scrivere. Poi ho iniziato a leggere dall’inizio, partendo dalla prefazione e dalla presentazione, dove ci ha introdotti nel suo modo di pensare e di raccontare. Andando avanti nella lettura ho sentito sempre più il richiamo a leggere non in ordine ma a caso, facendomi guidare dal titolo del brano e dall’intuito del momento. E devo dire che questo modo di leggere, di cui lei mi aveva accennato, mi è piaciuto molto perché  si spazia con la mente, si toccano argomenti diversi … È  come se la mente (e l’anima) ritrovasse nei racconti pane per i suoi denti: quello che in quel momento sente più “idoneo” che la fa spaziare tra un argomento e l’altro permettendole di raggiungere con la fantasia luoghi lontani o facendole incontrare persone che alla fine del racconto diventano quasi di casa talmente l’intervista è vera, è  sentita.

Un vero viaggio spazio-temporale, o meglio, un viaggio di scoperta che dà la possibilità di conoscere luoghi, usi e costumi attraverso il racconto di due anime: l’intervistato e l’intervistatore che attraverso la sua sensibilità di cogliere e di estrapolare i fatti, ci offre l’intervista come un qualcosa di avvincente che ci lascia incollati fino all’ultima parola, facendoci volare con la fantasia e offrendoci lo spunto per allargare la nostra conoscenza. Sì, questi viaggi-diari di bordo sono una fonte inesauribile di nozioni che toccano il viaggio sotto tutti gli aspetti, dalla descrizione del luogo, con un accenno alle sue particolarità, per arrivare alla cucina.

Le parole danno vita a scene, e mentre leggiamo, queste prendono forma, si materializzano sotto i nostri occhi facendoci incontrare civiltà lontane come i Maya o trasportandoci nei nostri giorni con racconti …

Racconti che emozionano e che prendono vita dai ricordi delle persone, ma anche dai fatti quotidiani, come la bellissima idea di far nascere una libreria sulla spiaggia di Civitanova …

Mi piace molto il suo modo di raccontare e di rendere partecipe il lettore. È come se le storie si sprigionassero davanti ai nostri occhi e prendessero vita.

Mi scusi se ho voluto condividere queste prime sensazioni buttate di getto (le mani scrivevano da sole) senza rileggere (quindi scusa se ci sono errori o periodi contorti) perché credo che in queste “esternazioni” la mente non deve interferire!

Il mio viaggio spazio-temporale attraverso i suoi racconti non è ancora finito. Quindi si aspetti qualche altra condivisione di miei pensieri.

Ora sono impegnata con il trasloco, stanno ristrutturando il palazzo, danneggiato dal terremoto del 2016. Dobbiamo uscire, ma il suo libro verrà con me!

Fausta Filipponi

Gennaio 2020

La ricerca della verità

Quante volte nelle discussioni, ad avvalorare il ragionamento espresso, sentiamo dire “ad onor del vero“ , dando per scontato che sia più vero per merito di chi lo racconta piuttosto che per quello che viene raccontato.

Non facciamo fatica a credere ad una persona che consideriamo vera e questo perché’ di fronte abbiamo qualcuno di cui ci fidiamo, che non ci dà motivo per non pensarlo, anche quando esprime un’opinione personale.

Eno Santecchia è una di quelle persone vere che conosco, che ascolto e che leggo molto volentieri. il suo scritto è un racconto che parte dalla proprie radici e che viaggiando ti porta di volta in volta altrove, sul filo di quelle storie che intrecciandosi casualmente, ti disvela la trama di una storia titolata “quanto è piccolo il mondo” in cui viviamo e che qualsiasi barriera, steccato si frappone, lo si supera con la curiosità infantile che muove solo gli animi gentili.

Sono passati millenni ma il “mare nostrum”, carico di tragedia, è ancora quella dimensione che ci accomuna, da una sponda all’altra, protagonisti di piccole, grandi storie di coraggio, dedizione, sacrificio, degne di essere tramandate.

Ma tutto, come ammonisce più volte l’autore, deve passare per il filtro della verità, della correttezza, frutto di una ricerca costante del riscontro provato, seguendo la cronaca, il racconto orale, il documento scritto.

Una ricerca costante per sé e per gli altri; in un mondo oramai pervaso di notizie false e scorrette, diventa sempre più necessario avere idee che rispecchino la nostra esigenza di verità.

Il lungo viaggio nel presente e nel passato, fatto di conoscenze, frammenti, ricordi e memorie, una volta ricomposti ci restituiscono l’identità di un luogo, di un edificio, per meglio comprenderne il significato più profondo.

“La ricerca della verità e più preziosa del suo possesso” diceva il celebre scienziato Albert Einstein, per ricordarci che è più significativo il percorso verso di essa piuttosto che la certezza di possederla.

Con l’unica certezza possibile, la bussola delle nostre esistenze deve virare nella direzione del voler sapere, del voler conoscere, mettendosi costantemente in dubbio perché essere depositari di una verità assoluta, non solo può indurci in errore, ma ci svota giorno dopo giorno, togliendoci la curiosità e la freschezza di aprirci ogni volta a qualcosa di nuovo, allo “straniero” che oggi ci fa tanta paura.

Quando Eno si è guardato intorno, in qualsiasi posto ha viaggiato, ha cercato sempre di trovare, anche in modo inaspettato, quel tassello che lo legasse al posto visitato, aggiungendolo a quello “zainetto” di emozioni che si porta sempre con se’, immancabile compagno dei suoi viaggi in solitario, esperienza difficile ma emozionante.

Recensione di Andrea Bianchi

Settembre 2019

Grazie

“Eno ha portato a Civitanova Marche una folata di brezza che va “controcorrente”, con la sua “curiositas” è stato straordinariamente “fastidioso” ed ha stimolato l’osservazione dell’ambiente urbano e quindi dell’ecologia urbana, dando un esempio di attenzione che molti cittadini non hanno. Non ha però contribuito solo all’osservazione, ma con le sue domande ha generato empatia, questo è in linea con la relazione  fra varietà biologica e varietà culturale e quindi al generale arricchimento della comunità. Dall’osservazione  degli habitat urbani ha fatto emergere problematiche ambientali che si ricollegano a quelle con scala globale; per questo non posso che ringraziare lo sconvolgimento tellurico che ha portato Eno nella nostra città”.

Intervento di Marco Cervellini

 

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