Giorno di un postino a Firenze

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Il profumo dei bomboloni appena sfornati dal vicino panificio ha raggiunto infine il naso del dormiente Matteo.

Sospirando con calma aprì gli occhi e vide che il mattino era arrivato.

La camera da letto era buia, ma è sempre così le imposte di legno non si aprivano  mai.

Loro si sono imbarcate dal sole e dall’umidità ma facevano entrare perfettamente i meravigliosi profumi delle brioche e caffè fresco, anche il rumore della via più amata e spettacolare del mondo, via Roma.

Lui ha vissuto lì tutta la sua vita. E ogni mattino ringraziava San Francesco per questo.

Anche se guardando nell’appartamento di un maturo uomo solitario, ci imbatteremo sicuramente su scarpe sporche, una montagna di piatti non lavati e persino, oh, Dio! mozziconi di sigaretta sul pavimento; e siamo già pronti ad immaginare le gambe di Matteo uscire da sotto le coperte nelle pantofole logore, ma non sapete ancora che Matteo non è uno scapolo semplice. Matteo è un fiorentino!

Ciò significa che le sue scarpe sono sempre lucidate, i piatti sono lavati e lui non fuma affatto. Sì, non è giovane, ma elegante.

I suoi lunghi capelli ricci sono raccolti un codino.

E indossa sempre la giacca e jeans alla moda. Non ve lo aspettavate? Pensavate lui sia dell’Ottocento? Ma no. Ora lui, dopo aver bevuto il suo caffè con un bombolone (non vi preoccupare, è la stessa ciambella, ma fatta a Firenze), si siede sulla sua bicicletta piuttosto squallida e va in ufficio.

Matteo è un postino. Vero, è il XXI secolo, però il suo lavoro viene dal IXX. Però lui è certo che sia molto importante.

Girando attorno alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore, guardò le finestre delle case.

Ecco quello palazzo grigio di due piani. Si trova all’angolo del vicolo. Tra due palazzi possiamo vedere un negozio meraviglioso. Lì vendono  colori.

In questo negozio tanti anni fa lavorava il padre del suo migliore amico Giovanni. I ragazzi, gridando a squarciagola tra loro e battendo rumorosamente i tacchi delle loro scarpe, corsero a salutarlo e si acquietavano sempre, vedendo importanti artisti barbuti che stavano lentamente scegliendo i loro pennelli e tele, sfregando le terre tra le dita, mentre il proprietario del negozio annuiva, .e approvando.

Avendo ricevuto “Ciao” e un pacchetto di mandorle candite, sono corsi di nuovo in strada. Fuori era così divertente, caldo e si respirava aria di avventura. Quando lui aveva 13 anni, solo nel 1966, il 4 novembre, l’intera strada e la piazza erano in preda a una terribile alluvione. Molte tele sono state danneggiate allora, pensò. È bello che ora ci lavora Giovanni, con il quale puoi sempre scambiarci una parola.

 

Ecco c’è un altro palazzo beige, rifinito con una pietra nera! Qui visse la signora Morelli. Suo marito è stato ucciso in guerra, e lei indossava tutta la vita un abito nero. Però alla nobile signora il colore nero s’addice sempre.

Lei non aveva bambini. Ecco perché era tanto buona con i ragazzi altrui.

A Natale questa signora invitava sempre lui, Giovanni e alcuni altri ragazzi che vivevano vicino a casa sua.

Le sue poltrone e i divani antichi, i tavoli sulle gambe scolpite, gli arazzi sbiaditi, inchiodati alle pareti da piccoli garofani, i soffitti dipinti con buffi amorini e belle pastorelle medievali, si sente il profumo dei secoli, ma la polvere dei secoli annoia un po’.

Ma le caramelle e i pezzi di torta erano una buona ricompensa per la pazienza. Ora in questo palazzo si trova la banca. E i pastorelli ora ammirano noiosi impiegati, che considerano deplorevolmente i soldi degli altri.

Più in là si trova una piccola caffetteria. Con lei sono uniti ricordi emozionanti. Come era splendida Lucia! Lei non lavorò qui da molto tempo e andò in America per lavoro.

“Così non era mai tornata a respirare l’odore nativo di Firenze. Mi dispiace molto! Ed io la stavo aspettando,  uno stupido romantico!”.

Adesso lì sedeva un indù, sul bancone si posavano grosse mosche. Serviva molte cose nella sua caffetteria, ma quel caffè, preparato da Lucia, non avrebbe mai potuto dimenticare.

Matteo ha voltato la sua bicicletta in un vicolo, è quasi arrivato.

L’ufficio era piccolo e di solito un sacco di gente si muoveva qui. Certe volte qui hanno inviato e ricevuto molti pacchi e la posta commerciale. Ma ora, di primo mattino, era vuoto.

Dalla ultima finestra, dove andava, una testa scompigliata sbirciò fuori: “Ehi, Matteo, cosa è successo oggi? Sei in ritardo! Vedi cosa ho preparato per te”.

Il postino ha preso tremando alle mani una piccola scatola. Doveva portarla alla chiesa di Santa Margherita.

E mentre immaginate cosa lui sta portando lì, vi racconterò un po’ di questa antica chiesa. Per favore, diventate per un attimo un turista curioso, dei quali il centro di Firenze brulica! Se sognate un amore eterno e vero, dovete visitare la chiesa di Santa Margherita.

Nella chiesa di Santa Margherita, è sepolta Beatrice, l’amata di Dante. L’amava all’età di 9 anni e per tutta la vita era la sua musa segreta. Ora l’intera atmosfera di questo tempio è saturata dalle preghiere degli innamorati.

Le candele nella semioscurità, i fiori freschi all’altare, e scatole, scatole piene di lettere e note che sono volate da tutte le parti del mondo. Speranze, sogni, richieste d’amore … Questo è ciò che porta qui Matteo il postino fremendo, pieno di romanticismo.

Ma Firenze non accetta solo l’amore, ma lo rende anche. Matteo frequenta tutte le cassette postali intorno al Duomo di Santa Maria del Fiore. Non scorda di entrarci dentro. Queste scatole sono sempre piene di cartoline con  le vedute di Firenze. E queste cartoline voleranno in tutto il mondo con l’amore e il ricordo della città più bella del mondo.

Sapete, Matteo ne ha inviate un paio anche a me.

Quando il tramonto di sera inonda le cupole delle chiese e le cime delle case con la luce d’oro, inizia il tempo del riposo. Tra poco fa già buio e si accendono i lampioni. I piatti e cucchiai di tutte le taverne e trattorie dei dintorni tintinnano.

Da lì verranno i profumi piccanti di basilico e aglio. Guardando uno di loro, sicuramente vedremo Matteo e Giovanni lì, e forse uno dei loro amici. Ridono allegramente. Riderò anch’io, ricordando un postino fiorentino. Ma come mai scorrono le lacrime dai miei occhi.

Alessandra Janne

(Odessa)

Aprile 2019

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