Reperti da Pieve Torina

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Il maestro Fernando Mattioni mi ha mostrato le immagini di alcuni epigrafi e reperti vari di Pieve Torina e dintorni.

Una di queste, mostrata nella foto, si trova nel museo della “Nostra Terra” di Pieve Torina, purtroppo chiuso per cause sismiche.

1 – Il fiore della vita

L’arch. Medardo Arduino mi ha scritto la sua opinione al riguardo.

“Il frustolo scolpito che si vede bene in foto è un reperto semplicissimo nel suo significato, ma proprio per questo decisamente inquietante: rappresenta il fiore della vita o fiore esapetalo, contornato dalla corda ritorta. È un simbolo che nel Piceno ritroviamo dalla più lontana protostoria, e che ornava gli scudi delle guardie armate di scorta alle carovane mercantili, come spiego nel mio ultimo libro appena uscito. È rimasto tale, ad identificare una casta di militari di professione, fino alla fine dei templari. Il frustolo che vedo non consente di datarlo perché la corda ritorta è tanto medievale quanto arcaica. In una lapide ceramica funebre, ora al museo archeologico di Bologna ma di incerto luogo del ritrovamento, gli archeologi la vogliono etrusca, ma io la vedo meglio picena, perché il fiore è più presente da noi che in toscana. Il fatto che sia a Pieve Torina, dove forse anche nel periodo preromano, certamente fino all’alto medioevo, erano allevati i bovini perché c’è erba tutto l’anno, confermerebbe la “picenità” del simbolo, che però troviamo anche in Anatolia nel periodo ittita. E qui si apre un abisso di problematiche legate al fatto che gli ittiti sono con i piceni i primi a conoscere la tecnologia dell’acciaio e il mito di Enea e Antenore è, come ipotizzo nel mio ultimo saggio, la conseguenza dell’arrivo da noi di un gruppo di ittiti della regione della Troade, cioè i troiani, i portatori della tecnologia siderurgica e perciò tenuti in grande (principesca) considerazione.  Queste icone che non sono certo giochini casuali di uno scalpellino, (ce ne sono troppe) confermerebbero le mie tesi”.

2 – Scudo con stemma e data

Nell’agosto 2019 il sig. Gianfranco Scagnetti, da Roma, in merito allo scudo ha precisato quanto segue:

“La pietra si trovava di fianco la chiesa di San Michele Arcangelo di Torricchio (Tazza ne è una frazione ma non ha nessun collegamento con la chiesa madre di Sant’Angelo). E’ ora conservato in Diocesi a Camerino. Molto probabilmente è stata ordinata dal Cardinale Giori (nato a Capodacqua, altra frazione di Torricchio), forse in occasione della edificazione della chiesa”.
Nel libro realizzato da Gianfranco Scagnetti su Torricchio e sulle sue frazioni ha fotografato e descritto un elenco di reperti medievali nella zona, comprese altri alberi o fiori della vita.

3 Pietra del torchio

Al riguardo ha scritto Gianfranco Scagnetti:

“E’ a casa mia: la pietra in fondo è quella che stava alla base del torchio ora conservato al museo della nostra terra e datato 1837 (data del torchio, la pietra potrebbe essere anche più antica). Entrambe le pietre vengono dalle mie cantine (ed erano in cantine diverse), sono state spostate in quella posizione proprio per abbellire l’entrata di casa. La pietra più antica forse era alla base di una vasca per il mosto, o forse i miei bisnonni l’avevano presa da altro utilizzo … sinceramente siamo nel campo delle pure ipotesi per me”.

Foto piccola nel riquadro di destra in alto  un convegno sull’Esperanto tenutosi nell’agosto 1910 a Pieve Torina.

Eno Santecchia

Febbraio 2019

 

 

1 – Frustolo scolpito con fiore della vita o esapetalo.

2 – Scudo già a Sant’Angelo Tazza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 – Pietra del torchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Copertine del libro di Gianfranco Scagnetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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