Presentazioni e … corbellerie

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Durante le presentazioni di libri, d’ora in poi presterò più attenzione se saranno propinate delle corbellerie agli astanti. Terrò in maggiore considerazione anche le argomentazioni dell’autore. Guardate cosa mi è successo di recente a due presentazioni di libri cui ho assistito.

Premetto che leggo un volume se m’interessa l’argomento e il contenuto; preferisco i saggi in stile divulgativo e narrativo, di argomento storico. Ritengo fondamentale anche il punto di vista dell’autore, la facilità di comprensione e la scorrevolezza.

Adozioni e donazioni di organi

Sono presente in una libreria per la presentazione di un volume. Le persone che parlano sono due: una donna e l’autore.

La donna inizia facendo capire chiaramente che i genitori adottivi non contano, quelli naturali sono tutt’altra cosa! La relatrice prosegue “intervistando” l’autore. Quando si arriva a parlare di donazione di organi, l’autore esprime le sue perplessità: “Io sono juventino, se il donatore non lo fosse?”, “Se il donatore è un criminale?”. Rimango di stucco, ma siccome gli altri non hanno battuto ciglio, anch’io mi sono adeguato, non ho voluto fare il contestatore. Chissà a cosa pensavano? Il loro pensiero era sicuramente rivolto altrove!

Anche se il libro conteneva dubbi di quel genere, sicuramente non valeva la pena disquisirne durante la presentazione.

Le foto nella scatola di scarpe

In questa presentazione ho notato che anche le ottime idee possono essere sviluppate male.

Nel volume della fattispecie le immagini fotografiche erano state inserite alla rinfusa, come fotografate in una vecchia scatola di scarpe o in un cassetto. Una parte di ognuna copriva parzialmente le altre. Ma ciò che mi ha fortemente irritato è che la curatrice ha avuto la sfacciataggine di scrivere nell’introduzione: “Si è scelto di non corredare con didascalie le immagine (sic!) per non porre limiti alla loro capacità suggestiva”.

Le autrici e la curatrice hanno impiegato una metà delle circa 400 pagine del pesante volume riproducendo a destra le scansioni dei documenti originali scritti a penna o a macchina, perlopiù illeggibili! Mentre a sinistra le lettere sono state stampate con il troppo sottile carattere Courier, delle vecchie macchine per scrivere, in disuso da tempo perché poco leggibile. Un volume scritto da due donne, curato da una terza, e dedicato alle donne! Nulla da obiettare sulla questione di genere ma credo che quelle comunicazioni epistolari da una sede distaccata alla sua “Amministrazione” sono sì storiograficamente interessanti, ma solo per ricercatori, tesisti e pochi appassionati.

Inoltre la mancanza di una normale numerazione delle pagine fa sì che il volume appaia come un album di lettere trascritte, già contenute in un raccoglitore protocollo, dove si custodivano le fatture. Con la fattura elettronica anche quei contenitori spariranno.

La panoramica della situazione dell’epoca è stata spiegata magistralmente a voce da un docente universitario durante la presentazione, ma non inserita nel volume. Parlandone con l’editore marchigiano (che conosco), mi ha risposto che ciò non è stato possibile per motivi di salute del professore. Probabilmente nessuno ci aveva pensato prima!

Scambio di foto in copertina

Per finire, restando in ambito bibliografico, sperando di suscitare un sorriso, vi racconto quest’aneddoto.

Una domenica, osservando i libri esposti in una bancarella, ho notato che il volume di David Fraser, intitolato “Rommel” (riedito da “Il Giornale” nella sua collana “Biblioteca Storica” sulla vita del famoso generale tedesco Erwin Rommel) aveva in copertina la foto di un altro generale tedesco, forse Walther von Brauchitsch!

Ho chiesto conferma a due miei amici più esperti in materia. Lorenzo Tonioli ha condiviso la mia ipotesi e mi ha risposto: “È come scrivere un libro su Mussolini e mettere la foto di Badoglio in copertina!”. L’altro mi ha risposto: “Quando si dicono edizioni economiche gestite da un incapace … ”.

Aggiungo io: “In un libro chi si occupa della progettazione grafica, che oggi in inglese si chiama “graphic designer”, ha la sua importanza!”

Rivolto a Giampaolo Pansa e ai suoi numerosi discepoli revisionisti affermo che non apprezzo le sue verità ri-scoperte come se fossero dogmi. Non mi piace ascoltare baggianate, travisamenti, e chi vuole riscrivere la storia a loro comodo e piacere senza possedere la necessaria documentazione, né sufficienti testimonianze.

Eno Santecchia

Febbraio 2019

Sicuramente quel generale tedesco non è Rommel

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