Ricordi di un fotoamatore

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I ricordi di Ciro Lazzarini hanno una duplice valenza: ha lavorato una vita presso la nota azienda Adriano Cecchetti ed è un fotoamatore esperto, partecipe ai principali eventi cittadini.

Nacque a Civitanova Alta nell’unica casa di vicolo del Fagiano il 1 maggio 1936. All’epoca la festa del Lavoro era stata anticipata al 21 aprile, il natale di Roma. La madre Giuseppina ricevette un premio per aver dato alla luce un neonato del peso di ben 5,1 kg. Il padre Raniero aveva combattuto a Tripoli in Libia, si era salvato da una raffica grazie alla lamiera protettiva della sua mitragliatrice pesante. Ma nel 1947 scomparve a soli quarant’anni a seguito di una malattia derivata da quella campagna di guerra.

Il piccolo Ciro non ebbe tanto tempo per giocare, appena terminata la seconda, media la Cecchetti assumeva cinquanta ragazzi. Dopo sei mesi di corso, a giugno del 1951 vi entrò al lavoro; alla sua assunzione aveva 1600 dipendenti. All’epoca, quell’azienda, aveva anche un cantiere navale sul lungomare Sud all’altezza dell’attuale caserma della Guardia di Finanza. Nello stabilimento, che occupava una vasta area a est della statale Adriatica, si costruivano e riparavano carri ferroviari, carri serbatoi, c’era anche una fonderia di bronzo e ghisa.

Da apprendista diventò operaio specializzato nella saldatura elettrica e nella carpenteria pesante, si costruivano serbatoi e bagagliai.

Ciro si entusiasma a dire che, prima della Fiat, la Cecchetti aveva un supermercato riservato ai dipendenti chiamato “Provvida” con alimentari e macelleria, essi potevano avvalersi anche di una mensa.

D’estate i figli dei dipendenti fruivano delle colonie montane a Cingoli e Montemonaco. Fino a dodici anni i bambini avevano diritto anche al vestiario, Ciro ricorda bene quei cappotti. Non mancavano i ricchi pacchi natalizi; si teneva anche una lotteria con premi ciclomotori e cucine a gas.

In corso Garibaldi furono costruiti di circa venti alloggi destinati agli operai, mentre dietro la chiesa di San Marone vi erano quelli riservati agli impiegati. I piccoli potevano frequentare l’asilo “Elena Cecchetti”.

Tra alti e bassi la vita lavorativa andò avanti benino.  Non posso trascurare che, purtroppo, alcuni suoi colleghi di lavoro sono deceduti a causa della lavorazione dell’amianto, presente nelle vecchie carrozze ferroviarie modificate o rinnovate.

Veniamo alla sua passione presente in gran parte della sua vita. A circa 27-28 anni iniziò ad avvicinarsi alla fotografia. La sua prima fotocamera fu una Miranda poi una Comet e via di seguito.

Il dott. Gino Ramovecchi, fondatore dell’Avis di Civitanova Marche e presidente del locale Rotary, quando organizzava gli eventi lo chiamava per scattare un paio di rullini.

All’interno della Cecchetti, in due locali attigui alla commissione, interna nacque l’associazione fotoamatori dell’Avis. Dopo qualche anno, intorno al 1983, fu fondata la Fototeca comunale.

Da allora, come fotografo di quella Fototeca, ha scattato ai gemellaggi e alle cerimonie ufficiali del Comune e dell’Avis. Civitanova Marche è gemellata con General San Martin (Argentina), Skawina (Polonia), Sebenico (Croazia) ed Esine (BS).

Intorno al 1962-63 Ciro è stato il primo milite volontario della Croce Verde civitanovese, che allora aveva sede in corso Vittorio Emanuele, naturalmente era anche donatore di sangue.

In città ha fotografato con discrezione di tutto: spettacoli teatrali e cerimonie, ma la sua passione sono i tramonti che riprende anche in viaggio. Ma a Civitanova Marche, per la sua posizione rivolta a est, solo l’alba è sul mare.

Ha viaggiato molto … gli manca solo la Cina, gli Stati Uniti e l’Australia. A capo Nord ha scattato il lungo tramonto nordico, in America meridionale ha ammirato le cascate di Iguazú e il ghiacciaio di Perito Moreno per citarne alcuni.

Al riguardo dei viaggi mi dice: “Il mondo è tutto bello, bisogna partire con lo spirito adatto un po’ all’avventura, per conoscere luoghi, persone, usi e costumi”.

Ciro ritiene che il vero erede del dagherrotipo è l’analogico in bianco e nero … il digitale: “Ha portato a essere tutti fotografi”. Resta il dubbio: mentre i negativi si conservano anche cinquant’anni, il digitale chissà?

Il nostro interlocutore, memoria fotografica della città, non nasconde il suo compiacimento: quando gira in bici chi lo conosce lo saluta.

Le foto a destra e sotto sono state gentilmente concesse dalla fam.

Garbuglia – Petrelli.

Eno Santecchia

Dicembre 2018

Foto aerea dei giardini centrali e del lido Cluana.

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