Le case disabitate sono crollate

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Vivere con parsimonia

Questo articolo è molto sofferto e rimaneggiato perché ha diversi riferimenti autobiografici.

Sono trascorsi oltre due anni dalle prime scosse agostane e due da quella fatale di domenica  30 ottobre 2016, ben impressa nella mente di tutti gli abitanti del cratere sismico.

Paragonata a un’era geologica, la vita umana è un soffio. Tuttavia anche durante questo breve intervallo, che si potrebbe chiamare “a memoria d’uomo”, ci sono stati nelle Marche e nella vicina Umbria una serie di eventi sismici più o meno dannosi.

Giorni fa ho incontrato un caro amico del Maceratese che ricordava bene la scossa delle ore 10,28 di domenica 3 ottobre 1943. Un terremoto localizzato nel territorio di Castignano (AP) che ha raggiunto un’intensità massima del nono grado della scala MCS nella frazione di San Venanzo.

Consultando le banche dati dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), con l’aiuto dei sismologi della sede di Ancona, si può comprendere che gli eventi sismici del 2016-2017 sono i più recenti di una lunga serie di eventi storici che hanno interessato nei secoli questo tratto dell’Appennino. Tra quelli geograficamente più vicini ricordiamo quello del 30 aprile 1279 (Int. massima X a Serravalle di Chienti), del 28 luglio 1799 (Int. massima IX-X a Cessapalombo) e quelli che solo una ventina di anni fa hanno danneggiato severamente una vasta area intorno all’altopiano di Colfiorito. Anche altri terremoti più lontano dal nostro territorio vi hanno causato danni di un certo rilievo. Penso in particolare alla sequenza sismica del gennaio-febbraio 1703 (la più violenta che abbia colpito l’Italia centrale nell’ultimo millennio causando anche 10.000 morti circa) e al forte terremoto del fabrianese del 24 aprile del 1741 i cui danni si estesero a quasi tutto il territorio marchigiano.

Nel 2016 i centri storici delle nostre cittadine e paesi possedevano troppe case disabitate abbandonate senza manutenzione da oltre mezzo secolo.  Anche se era prevedibilissimo che con delle forti scosse sismiche potessero crollare, tanti Comuni non sono mai intervenuti. Quelle abitazioni sono collassate o sbriciolate e, oggi, sono tenute in piedi da tronchi di conifere ancora profumati di resina. I crolli, in molti casi, hanno reso inagibili edifici adiacenti o vicini che avevano subito pochi danni.

Al contrario di quanto dicono pubblicamente alcuni nostri politici “ricostruire tutto com’era prima” non è più possibile, né sostenibile. Poiché le scosse ricorrono, per le nuove generazioni non è economicamente ragionevole intervenire periodicamente, con continue riparazioni.

Il ricambio generazionale degli abitanti lascerà più liberi ingegneri e architetti di pensare e decidere soluzioni migliori, indispensabili al miglioramento dei centri storici di città, paesini e antichi borghi. Occorrono nuovi modelli e standard costruttivi.

Il terremoto ha ferito le nostre anime. Tra i tantissimi danni diretti e indiretti, a noi sfollati ha insegnato una cosa. Avendo dovuto lasciare la casa muniti di pochi vestiti e oggetti, e in seguito riprendere qualcos’altro in fretta, ha fatto comprendere di quante cose inutili c’eravamo circondati. E quanti capi d’abbigliamento, scarpe, borse, ecc. erano stati accumulati negli armadi, scarpiere, in casa e nelle sue pertinenze. Si vive benino con molto meno.

Quest’ultimo forte sisma ha costretto persone, mature e anziane, anche a fare i conti con l’età. Ci chiediamo: “Tornerà tutto come prima? E io ci sarò?”.

Ma non si torna indietro nel tempo, a causa dei gravi danni subiti le comunità sono cambiate. I centri storici sono deserti, manca l’agorà. Il “centro”, se così si può chiamare, si trova altrove, nel primo campo disponibile (spianato), ove sono state appoggiate le Sistemazioni Abitative di Emergenza.

Ritornando sugli stessi luoghi non si ritrova ciò che si era lasciato in fretta; immaginare di riviverlo è solo una romantica illusione. Nelle poche, occasionali conversazioni gli argomenti sono sempre gli stessi. L’incertezza e la tristezza si scrutano nei volti … sono tangibili.

Non è dato sapere quando avrà termine la ricostruzione e come si presenteranno i nostri borghi allora. Immagino tempi troppo lunghi.

Eno Santecchia

Novembre 2018

Casa puntellata a Gualdo. La vita continua ….

 

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