Conosciamo il Sud Sudan

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L’intervistato è uno studente sud-sudanese iscritto a un’Università romana; le risposte ci raccontano della sua giovane, travagliata nazione, come fotografata a marzo  2018.

Personalmente sono arrivato solo ad Abu Simbel, a poche decine di chilometri dal confine con il Sudan. Mi hanno sempre affascinato quelle vaste regioni a sud dell’Egitto (oggi due stati) che ospitavano cinque cataratte sul Nilo, da dove s’importavano spezie, legname e oro, ma anche schiavi. Ho adattato le risposte all’italiano, senza togliere la freschezza delle notizie di prima mano, e neanche il suo disappunto, che manifesta fermamente.

Quali sono state le esigenze che hanno portato alla nascita di questa nuova nazione?

“La Repubblica del Sud Sudan faceva parte del Sudan. Il Sudan raggiunse l’indipendenza dall’Inghilterra nel 1956. A causa di problemi di mancanza di sviluppo e assenza di coinvolgimento dei sud-sudanesi nel governo, nel 1964 scoppiò la prima guerra civile tra il governo del Sudan e la parte meridionale del paese. Fino al 1972 quando l’accordo di Addis Abeba sancì la formazione dell’Alto Consiglio Esecutivo per il Sud Sudan. Dopo quasi dieci anni non c’era stato nessun cambiamento per quanto riguarda la politica dominante, l’islamizzazione e il sottosviluppo da parte del governo di Khartoum. Così nel 1983 iniziò la seconda guerra civile guidata dal dottor John Garang de Mabior, fino al 2005, quando è stato firmato a Nairobi (Kenya) l’accordo di pace conosciuto come “Comprehensive Peace Agreement”(CPA). L’accordo stabiliva un periodo transitorio di sei anni, fino al referendum nel 2011. Il Sud Sudan ha votato in massa per la secessione, e il nuovo Paese è nato il 9 luglio 2011. Lo stesso gruppo ribelle che combatté quella guerra è salito al potere. John Garang de Mabior fu il primo vicepresidente, morì nel 2005 per un incidente di elicottero.  Primo presidente è tuttora Salva Kiir Mayardit”.

Etnie e religioni degli abitanti.

“Il Sud Sudan è un paese vasto, la popolazione comprende 64 gruppi etnici. È prevalentemente costituito da cristiani, in maggioranza cattolici, anglicani, presbiteriani e altri. Ci sono anche gruppi che seguono le religioni africane, nonché un piccolo numero di musulmani. Importante è l’agricoltura e l’allevamento di bestiame. Secondo il censimento fatto prima del referendum, la popolazione stimata del Sud Sudan è di circa 12 milioni di abitanti”.

Ha buone risorse minerarie, petrolifere e naturali?

“Il Sud Sudan ha grandi riserve di petrolio a Bentiu, nella regione di Upper Nile. Un gasdotto è stato già costruito dai cinesi e attraversa il Sudan fino alla costa sul mar Rosso, dov’è esportato; una tassa di transito è pagata al Sudan. Ci sono molti minerali, alcuni dei quali scoperti di recente, tra cui oro, diamanti, ecc. Il Sud Sudan ha un grande potenziale per la produzione agricola. Si trova nella regione equatoriale, dove cadono piogge per nove mesi l’anno; la foresta equatoriale possiede alberi di alto fusto. Nel settore petrolifero operano compagnie della Cina, della Malesia e nazionali”.

Quali sono le condizioni socio-economiche e sanitarie della maggioranza della popolazione?

“Dopo l’indipendenza del Sud Sudan, c’era tanta speranza che l’economia crescesse velocemente. Molti paesi e comunità internazionali sono venuti per aiutare il governo a sviluppare e rafforzare le sue strutture. Dopo la povertà del tempo di guerra, alcuni leader hanno cominciato a beneficiare del denaro a loro disposizione con conseguente appropriazione indebita. La situazione è peggiorata durante la guerra civile in corso tra il presidente e il suo vice, nel dicembre 2013, nel corso della riforma del partito. I due uomini, con i loro seguaci, non erano d’accordo sulla democratizzazione del partito “Sudan People Liberation Movement” (SPLA). Il vice presidente era per la riforma, mentre il presidente e il suo gruppo si sono opposti. Dal momento che i due erano al comando delle loro milizie, è stata una lotta cruenta con centinaia di morti. Da allora i combattimenti si diffusero in tutto il Paese; a causa dell’insicurezza tutte le strade principali sono chiuse. L’estrazione petrolifera è scesa drasticamente nel corso degli ultimi tre anni per la guerra civile. Ciò ha portato a un alto tasso d’inflazione.  I lavoratori civili possono ricevere il loro salario dopo sei o sette mesi. Il costo della vita è molto alto, lasciando le persone con un pasto il giorno. Ora non c’è fornitura di acqua potabile, i servizi sanitari sono al di sotto degli standard e le persone muoiono a causa di comuni malattie, come la malaria, parassiti dell’apparato digerente, ecc. La Chiesa e le organizzazioni non governative sostengono l’educazione e alcune strutture sanitarie del paese. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il numero stimato di rifugiati e sfollati interni a causa della guerra civile in corso è di circa 2,25 milioni”.

A cosa è dovuta l’instabilità politica?

“L’instabilità politica è stata causata dall’élite del presidente che vuole controllare e dominare il paese a suo favore. La lotta per il potere ha ulteriormente diviso il paese lungo linee etniche, rendendo difficile superare le differenze che esistono nelle opinioni politiche. Non c’è spazio per l’opposizione nel Paese a causa della politica di eliminazione degli oppositori”.

Chi sono coloro che non vogliono la pace?

“Pubblicamente tutti i politici sostengono di essere per la pace, ma il partito al governo, in realtà, fa il contrario di quello che dice in pubblico. Il presidente e la sua élite non prendono in considerazione i punti di vista degli altri, vogliono governare senza i partiti di opposizione che li possano sfidare. Un paese senza partiti politici non è auspicabile in questo momento della storia”.

Chi comanda oggi in Sud Sudan?

“Alla dirigenza del Paese ora c’è prevalentemente un gruppo etnico che domina sia l’esecutivo sia la sicurezza del paese e questo li rende un clan non un governo democratico. Il governo è di natura militare e dittatoriale”.

Quali sarebbero i programmi di sviluppo dei politici nazionali per questa giovane nazione?

“Per il momento un accordo di pace è la priorità per il Paese: garantire la fine della guerra e far tornare le persone ai luoghi di origine e continuare la loro vita. Se ne discute dal dicembre scorso, ad Addis Abeba dal dicembre scorso. Il secondo turno dei colloqui di pace, tenutosi dal 5 al 16 febbraio 2018, è finito senza accordi. I rappresentanti del governo non hanno voluto scendere a compromessi sulla dissoluzione dell’attuale compagine dominante per formare un nuovo governo, per un periodo transitorio, fino a nuove elezioni. Nel frattempo i gruppi ribelli hanno chiesto le dimissioni del presidente. I colloqui vanno avanti da metà marzo 2018.  Adesso c’è bisogno di migliorare l’educazione per i bambini e il servizio sanitario, e l’assistenza umanitaria, ecc.

Quando sarà raggiunta la pace, ci sono molti programmi di sviluppo necessari per il paese tra cui il miglioramento dei servizi sanitari a tutti i livelli, l’istruzione, l’agricoltura, il sostegno sociale (come la guarigione psicologica delle persone che hanno subito esperienze brutali), il rilancio delle attività di produzione economica”.

Il Sud Sudan ha rapporti economici con l’Egitto?

“Finora non ci sono importanti relazioni economiche tra il Sud Sudan e l’Egitto; quest’ultimo, come altri paesi, ha interesse a investire, ma è ostacolato dalla guerra. L’Egitto ha fornito centrali elettriche in varie parti del Sud Sudan per la produzione di energia elettrica, nel tentativo di dissuadere il Sud Sudan dalla costruzione di una diga sul fiume Nilo, una risorsa fondamentale per l’Egitto”.

Le multinazionali, gli USA, la Cina, la Russia e altre potenti nazioni che ruolo vi svolgono?

“Diverse aziende multinazionali avevano interessi nel Sud Sudan, ma molte per il momento hanno smesso di investire nel paese. Gli Stati Uniti d’America hanno svolto un ruolo importante nella storia del Sud Sudan contribuendo a ottenere l’indipendenza attraverso il referendum del 2011. Essi hanno investito oltre 1,5 miliardi di dollari durante la guerra in corso (iniziante nel 2013), in materia di assistenza umanitaria e di altre attività di sviluppo.

Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Norvegia sono ora i paesi patrocinatori dei colloqui di pace tra il governo e gruppi ribelli ad Addis Abeba, con l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD) e l’Unione Africana. La Cina è stata ed è il principale partner del Sudan e del Sud Sudan nella ricerca e sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Il ruolo della Russia è sempre stato più defilato, ma negli ultimi tempi è interessata al sostegno diplomatico del governo Sud Sudan presso le Nazioni Unite a fianco della Cina”.

Ci sono dei programmi e progetti di sviluppo in atto (o in progetto) da parte dell’Unione Europea, dell’ONU e dell’Unione Africana?

“L’Unione Europea, le Nazioni Unite e l’Unione Africana ora stanno seguendo il processo di pace. L’Unione Europea è stata in Sud Sudan per sponsorizzare altre organizzazioni europee a svolgere varie attività che vanno dall’assistenza umanitaria, salute, educazione, sostegno psicosociale ai vari gruppi, le donne, attività di sviluppo, educazione civica, infrastrutture e molti altri programmi. Le Nazioni Unite hanno un certo numero di Caschi Blu delegati a proteggere i cittadini”.

Lasciamo le tristezze della guerra civile e andiamo a vedere alcune bellezze naturali.

Che cosa ha di bello, da visitare, Giuba (capitale del Sud Sudan)?

“Giuba (Juba) esisteva già quando il Sudan raggiunse l’indipendenza dal dominio britannico, nel 1956. Il 9 luglio 2011 Giuba divenne la capitale della Repubblica del Sud Sudan. Essa si trova lungo il Nilo Bianco e ciò gli conferisce una bellissima vista. La maggior parte degli alberghi sono costruiti lungo il grande fiume che offre ai clienti le brezze dell’acqua fresca.

Giuba è una città multiculturale e multi religiosa. C’è la bella cattedrale cattolica di Santa Teresa dell’Arcidiocesi di Giuba, situata a circa un chilometro dal fiume Nilo, e accanto ad essa si trovano delle comunità religiose. C’è anche la cattedrale anglicana, è una bella chiesa situata vicino a una rotatoria.

A piazza della Libertà si tengono le celebrazioni nazionali, essa è ben adornata da alberi ed è in una buona posizione. Accanto ad essa si trova il mausoleo del dott. John Garang, che guidò l’indipendenza del Sud Sudan.

Ha sede l’Università di Giuba e, non lontano, il Centro Culturale Nyakuroni, dove si svolgono eventi teatrali, musicali, d’intrattenimento e pubblici.

Attraversando il grande fiume con un bel ponte, la strada conduce alla parte orientale del paese e verso l’Uganda;  oltre il Nilo si trova il monte Rejaf che si ritiene un vulcano attivo e abbia causato piccoli terremoti negli anni passati. Nei dintorni del monte Rejaf ci sono istituzioni della Chiesa cattolica, come la primaria, la scuola salesiana di Don Bosco, le scuole di formazione professionale e il luogo di fondazione della Congregazione Missionaria degli Apostoli di Gesù”.

Ci parli del Nilo che scorre anche lungo il Sud Sudan?

“Fuori da Giuba, lungo il Nilo, verso il confine del Sud Sudan con l’Uganda, c’è una grande cascata sul fiume Nilo: questo è il luogo più bello. Gli studi sulla cascata mostrano che, se una diga fosse costruita in quel luogo, potrebbe fornire energia idroelettrica a tutto il Paese.

A nord della città di Giuba il Nilo è ricco di pesci, coccodrilli, ippopotami, ecc. I terreni lungo il fiume sono idonei alla coltivazione del riso. La produzione agricola, per la maggior parte destinata al consumo familiare, comprende sorgo, arachidi, sesamo, manioca, patate dolci, zucche, miglio, mais, ananas, ecc. Gli alberi da frutto producono: arance, guava, banane, ecc. Bisogna razionalizzare e aumentare la produzione agricola”.

Questa intervista ha un retroscena curioso.

La maggior parte delle domande era stata scritta a Caldarola, verso la fine dell’estate 2016. Gli argomenti erano stati posti all’attenzione di un funzionario dell’Unione Europea che aveva lavorato un periodo nel Sud Sudan. L’uomo aveva scelto quella nazione perché, essendo a rischio, era concesso un maggior numero di giorni di ferie annuali. Costui aveva accettato, promettendo di rispondere in modo accurato, con i dati a lui disponibili.  A causa della guerra in corso fu trasferito a svolgere le stesse funzioni in Europa. Ma, in ultimo, dal comodo ufficio comunitario, ha procrastinato la risposta per ben cinque mesi, fin quando ho compreso che non aveva nessuna intenzione di mantenere la parola data.

Quest’aneddoto rende pieno merito al nostro studente che ha fornito ampie risposte in poco più di venticinque ore, raccontandoci coraggiosamente del suo Paese.

Eno Santecchia

Ottobre 2018

Bambini sud sudanesi

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