Quando la folla attaccò l’hotel

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Da Damasco a Tolentino

Questa storia inizia a Damasco 45 anni prima dello scoppio della guerra civile;  antichissimo centro urbano, è stato la fiorente residenza della dinastia Omayyade (661-750). All’epoca in Siria vi erano solo due Università: Damasco e Aleppo, entrambe statali e a numero chiuso.

Correva la primavera dell’Anno Domini 1966, già conseguita la maturità scientifica, il giovane Nabil Al Zein decise di frequentare un corso d’italiano all’Università per Stranieri di Perugia, poi, in autunno, entrò nella facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università della medesima città umbra.

Il padre Bachir era il presidente del sindacato degli albergatori della capitale siriana. Gestore di hotel sin dagli anni Cinquanta dirigeva tre hotel con gli zii: Al Umawi, Basman, Samir Palace, poi da solo l’hotel Nasser.  Nel 1958, aveva acquistato l’hotel Palmyra al Cairo che si trova in via 26 Luglio (già Re Fuad I) e all’epoca aveva 150 stanze. Nel 1961 lo aveva ceduto e acquistato l’hotel La Perla, sul lungomare di Beirut, in Libano.

Devo fare una parentesi perché gli anni 1958-1961 coincidono con un importante evento storico nel Medio Oriente. Al culmine del panarabismo, nel 1958, la Siria e l’Egitto si unirono, formando la “Repubblica Araba Unita” (RAU), sotto la presidenza di Gamal Abd el Nasser. Molto probabilmente il padre di Nabil fu preso dall’entusiasmo per quell’esperimento, ma esso durò poco, nel 1961 la Siria si staccò. Ricorda Nabil: “All’epoca Nasser era nel cuore di tantissimi arabi”. Ho letto più volte la sigla R.A.U. nel mio primo atlante geografico.

Riportando i nomi degli hotel non ho voluto divagare i lettori, a mio parere ogni struttura ricettiva racchiude delle significative pagine di vita vissuta e di storia. Infatti, ritornando sull’argomento con il medico intervistato, si scopre che …

Dopo il colpo di stato contro Nasser, avvenuto in Siria giovedì 28 settembre 1961, che portò all’uscita della Siria dalla RAU, una folla di manifestanti antinasseriani attaccò l’hotel Nasser danneggiandolo, come una cinquantina di altre attività che facevano riferimento al presidente egiziano. Così fu cambiato il nome in Tourist hotel.

Attualmente i suoi fratelli continuano a gestire l’hotel Tourist, in piazza Marjeh, a Damasco, chiamata anche “dei Martiri” nella rivoluzione contro l’impero Ottomano (alla vigilia della I guerra mondiale). Alcune palme onorano quei caduti. Una piazza con lo stesso nome esiste anche a Beirut, riferita ad altri martiri fatti impiccare nello stesso periodo da Jamal Pascià, governatore ottomano, definito all’epoca “Il sanguinario”.

Ritorniamo a Nabil, che studiò sette anni Medicina e poi altri sei per specializzarsi in otorino e odontoiatria. Ricorda: “Quella di allora era un’Italia tutta diversa, più proiettata verso il futuro, erano anni di sviluppo e si avevano buone aspettative, anche se era il periodo della contestazione studentesca del 1968”. Sul perché scelse l’Italia risponde: “Italia e Spagna non avevano il numero chiuso per le facoltà di Medicina, a nessuno piaceva andare a studiare nei paesi dell’Europa dell’Est, all’epoca scientificamente poco stimati. Un mio amico dal Libano già studiava a Perugia”. Aggiunge: “I paesi mediterranei si assomigliano tutti, cambiano un po’ i costumi in Europa del Nord”.

Sin da piccolo Nabil si divertiva con i colori, per disegnare preferiva gli acquarelli; per mancanza di tempo, durante gli studi universitari, la passione restò dormiente. Riprese nel luglio 1974 quando lo troviamo medico condotto a Cessapalombo e Camporotondo di Fiastrone. All’epoca non c’era la guardia medica festiva, come la conosciamo oggi. Perciò i medici di Cessapalombo, Camporotondo di Fiastrone, Belforte del Chienti, Serrapetrona e Caldarola si alternavano tra di loro nei turni. In quelle occasioni ebbe modo di conoscere la popolazione. Gli sono rimaste nel cuore le persone di quei due piccoli comuni: nacquero l’amicizia e la stima che durano tuttora. Vi restò medico fino al 1977, nel 1979 andò abitare a Tolentino.

Per proseguire i suoi studi specialistici si recava spesso a Perugia percorrendo la statale 77, ammirando la Rocca dei Varano, a Sfercia di Camerino, scoccò la scintilla che fece risvegliare lo spirito artistico assopito. Una volta nella casa di Cessapalombo iniziò a dipingere quella fortificazione, e da allora ha continuato saltuariamente a dipingere. Non ricorda a chi regalò quel dipinto; anche altri quadri furono donati a parenti e amici in Siria.

Nel 2001 iniziò a partecipare a mostre collettive nel Maceratese. Il 17 aprile 2002 tenne la prima personale di pittura agli “Antichi Forni” di Macerata.  Iniziò con l’iconico figurativo, con qualche puntata nell’astratto. Dopo due-tre anni ottenne la medaglia della Camera dei Deputati, e l’anno successivo anche quella del Senato. Ha aderito al movimento iperspazialista, con validi artisti come Ettore Le Donne. Quel gruppo si basava sulla ricerca della terza dimensione dello spazio; assieme ad altri ventidue artisti tenne tante mostre in Italia. Nel 2013-2014 fa propose la ricerca della quarta dimensione del tempo, annunciando il manifesto temporalista cui hanno aderito cinquanta artisti dei cinque continenti. Il debutto è stato a Tolentino in una mostra collettiva presso la galleria Sangallo; fu ripresa un mese dopo al castello della Rancia. L’appuntamento fu ripreso a distanza di un anno, precisamente nel maggio 2015, sempre alla Rancia; l’affluenza di pubblico la fece prorogare per altre due settimane.

“Sempre alla ricerca del movimento, che causa il cambiamento dello spazio nel tempo”, da circa due anni ha iniziato la nuova serie di Dynamic Art. Aggiunge: “Questi dipinti registrano il perpetuo movimento espresso con la fluidità del colore”.

Artista continuamente in evoluzione, alla ricerca di nuovi spazi e metodi, ha percorso l’iconico figurativo, l’astratto, lo spazialismo e il temporalismo, approdando alla Dynamic Art.

È autore di due volumi: “Integrazione, integralismo e nudo integrale racconti al peperoncino dal mondo globale” dove argomenta con umorismo sulle problematiche attuali. E “Il sogno”, romanzo storico che affronta alle radici il conflitto arabo-israeliano fino ai giorni nostri, con prefazione del noto storico prof. Franco Cardini.

http://www.nabil-art.it/

Nella foto piccola in alto: la tomba di Saladino.

Eno Santecchia

Settembre 2018

Moschea Omayade

Piazza dei Martiri