La centrale del Molinaccio

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Poco dopo Col di Pietra, uscito dalla stretta dei Sibillini, il fiume Fiastrone trova agevole girare a nord ad angolo retto in direzione di Morico. Nella seconda metà del 1800 in questa zona, territorio di Cessapalombo, esisteva il mulino ad acqua Mancini. Nel libricino “Lungo le rive del Fiastrone” edito nel 2003, l’autore non ha avuto la possibilità di parlarci di questa vecchia centrale idroelettrica più vicina a Morichella (Pian di Pieca) che al capoluogo comunale.

Nel 1899 l’imprenditore caldarolese Celso Grifi decise di trasformare il molino per cereali in centrale elettrica, sfruttando lo stesso canale che lo alimentava. Il 17 settembre 1903 riuscì ad ottenere la concessione a derivare dal Fiastrone 1500 l/s per produrre energia elettrica (della potenza nominale di cav. 161,84) da distribuire ai comuni vicini di Cessapalombo, Camporotondo di Fiastrone, Belforte di Chienti e Caldarola. In quest’ultimo l’illuminazione pubblica elettrica fu attivata nel 1903.

Il complesso comprendeva un canale in terra sulla sponda destra, una diga e una fossa di scolo, entrambe in muratura ed una camera di carico con sfioratore e scarico di fondo. Il dislivello che si sfruttava era di 8,50 m.

Sembra che, in cambio della cessione del vecchio mulino ad acqua, fu costruito un mulino elettrico in località Morichella, lungo l’attuale s.p. 502. Questo nuovo opificio fu alimentato dall’energia proveniente dalla centrale in concessione “perpetua”.

Nel 1910 essa fu ampliata trasformando in centrale idroelettrica anche il “Molinaccio”, altro mulino che sfruttava le acque del Fiastrone; furono installati due gruppi turbina alternatore della potenza di 260 kva ciascuno.

Con l’aumentata capacità produttiva, nel 1915, la centrale dell’impresa caldarolese “Celso Grifi & C… forniva i seguenti comuni: Caldarola, Belforte sul Chienti, Serrapetrona, Camporotondo, Cessapalombo, Sarnano, Sanginesio, Ripe Sanginesio, Urbisaglia, Colmurano e Loro-Piceno.

Dal 1917 il Fiastrone fu oggetto di studi intesi alla realizzazione di una centrale più grande con bacino d’accumulo, in grado di soddisfare le aumentate esigenze d’energia elettrica. Poiché tale investimento era troppo oneroso, nel 1920 l’impresa Grifi cedette il complesso idroelettrico alla Società Forze idrauliche dell’Appennino, in seguito assorbita dall’UNES (Unione Esercizi Elettrici).

Durante la guerra di Liberazione accadde un episodio cruento che interessò direttamente questa centrale idroelettrica. Dopo lo sfondamento della linea Gustav e la conquista di Cassino (18-5-1944), l’esercito tedesco è in piena ritirata. I partigiani del gruppo Bande Nicolò avevano ricevuto l’ordine di dirigersi sul capoluogo provinciale.

Due soli giorni prima della liberazione di S. Ginesio, il mattino presto di domenica 18 giugno 1944, un reparto di guastatori tedeschi (Pionier) giunse in autocarro presso la casa Pascucci di Morichella. Pochi militi rimasero a guardia del mezzo, altri genieri, muniti delle cariche d’esplosivo, s’incamminarono lungo il sentiero che scende alla centrale per minarla.

Più tardi una squadra di partigiani del gruppo Vera di San Ginesio scendeva per la mulattiera di Monastero, vi erano il cap. Gerolamo Casà, il ten. Arnaldo Angerilli, Ivo Moretti, il bersagliere Volpes, Romolo Vannucci, Ernesto Sarti e il marinaio Vinicio Bertoni. Provenivano da Fiastra dove avevano preso parte ad una riunione insieme ai rappresentanti del governo militare alleato per organizzare la liberazione di Macerata. Erano stanchi della distanza percorsa a piedi, anche sotto la pioggia, e dalle notte insonni. Erano armati di soli due fucili Parabellum, due pistole ed una bomba a mano.

Si fece loro incontro “la moglie di Pascucci” della Morichella avvertendoli dell’accaduto e del grave pericolo di distruzione che stava correndo la centrale.

I partigiani decisero d’intervenire, sperando d’impedirne il sabotaggio. Individuati tre soldati tedeschi, si portarono a tiro e spararono tre raffiche in loro direzione, senza colpirli. Quasi contemporaneamente si udì la prima forte esplosione e subito dopo la seconda, entrambe provenienti dalla centrale. Il giovane Vinicio Bertoni si avvicinò al camion per non sprecare le poche cartucce di cui disponeva, ma, per schivare una bomba a mano, si scoprì e una raffica lo colpì mortalmente all’addome.

Presi dal fuoco rabbioso delle armi automatiche dei Pionier tedeschi ed esaurite le scarse munizioni, i partigiani furono costretti a ritirarsi verso la montagna. All’appello mancava il giovane Vinicio, caduto a soli 21 anni nel tentativo di salvare dalla distruzione la centrale del Molinaccio.

Nel complesso idroelettrico vi erano tre alloggi di servizio per i custodi. Verso la fine degli anni ‘40, il sig. Morichelli Ginesio, figlio di un custode, sposò la maestra Rosina Grasselli. Per un periodo quest’ultima il lunedì si recava ad insegnare a Monastero a dorso dell’asina Teresa, per poi ritornare il fine settimana. Il sig. Gentilozzi Dario, ultimo proprietario del molino di Morichella, ricorda con piacere la maestra, quando aveva poco più di dieci anni andava da lei per delle ripetizioni.

La centrale, che produceva circa 400.000 kwh annui, dopo la costruzione della diga di Fiastra (1952), cadde in disuso. Ora rimane solo lo sbarramento, il canale e gli edifici in completa rovina, nei quali è vietato l’accesso per pericolo di crollo. I rampicanti e gli arbusti si sono ripresi lo spazio sottratto oltre cento anni fa.

Un progetto portato avanti dall’ENEL negli anni ’90 prevedeva la ricostruzione del Molinaccio, prima da riattivare tra le cinque piccole centrali idroelettriche delle Marche.

Chi vuole vedere quest’interessante sito d’archeologia industriale può scegliere due percorsi, uno più corto inizia sulla strada per Fiastra, poco dopo l’abitato di Morichella. L’altro, più spettacolare e a contatto con la natura del Parco Nazionale monti Sibillini, partendo da Villa di Montalto, passa in contrada Castello, vicino all’antica “città” e poi per Col di Pietra.

Nei giorni 25 e 26 marzo 2006, il Fondo per l’Ambiente Italiano, nell’ambito della 14ª giornata FAI di Primavera, vi ha dedicato un’escursione che ha visto una buona affluenza di visitatori.

Eno Santecchia

Settembre 2018

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