Apparire o essere

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The Ephemeral Fair

Durante le mie ricerche per completare l’articolo: “Due reportage di frontiera”, di cui questo è il naturale seguito, mi sono imbattuto in altre notizie curiose su Internet. Riguardano la body art e la body photography, se non erro. Un’altra l’ho letta nel periodico “Grazia”, oltre due mesi fa, l’ultima è più recente.

La parete di …

Jamie McCartney, scultore inglese, diplomatosi a pieni voti in America, ha trovato delle volontarie alle quali ha fatto a ognuna un calco di gesso al pube. In quattro anni di lavoro ha “trasferito” su gesso 400 vagine, realizzando nove pannelli per 10 metri di lunghezza, riempiendo una parete.

Intenti dell’artista erano far conoscere alle donne la bellezza della diversità, contro la labio plastica, intervento chirurgico sempre più diffuso negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e ora anche in Italia, alla ricerca di canoni estetici giovanili. In Italia, nel 2017, c’è stato un aumento del 50% degli interventi di vagino-plastica. Tante donne si fanno convincere dai chirurghi plastici delle loro imperfezioni intime, che loro sfruttano per arricchirsi.

“The great wall of vagina” è la sua mostra di calchi bianchi di vagine che si è tenuta all’interno della mostra “Skin Deep”, nella galleria Hay Hill di Londra.

Risvolto curioso: lo scultore ha saputo di una foto scattata al suo “muro” che un chirurgo plastico usava per mostrare quanto siano orribili certe vagine!

Sull’argomento condivido il manifesto dell’attrice Cameron Diaz, contraria all’ossessione per la depilazione definitiva del pube femminile. Questa pratica è come scoperchiare il vaso di Pandora, alimenta ansia e insicurezza mettendo a “nudo” irregolarità naturali. Senza la cornice di peli che la natura le ha fornito – per nulla superflui – essa perde mistero e romanticismo. Ma … dietro ci sono un giro di affari di 22 miliardi di euro e 21.000 istituti di bellezza (fonte Rimini Wellness) che premono!

Vestitini invernali

Beccandosi email di odio e rischiando l’incolumità (sperando non una fatwa), una coraggiosa persiana si è dedicata alla … controparte maschile. È la bella trentacinquenne Soraya Doolbaz, nata in Iran, trapiantata a New York. Il suo progetto artistico si chiama “Dicture Gallery”.

Ha deciso di “vestire” dei peni maschili con la sua collezione di abitini invernali e poi fotografarli, per trasformarli in opere d’arte.

Fanno sorridere le sue richieste di “prestazioni”: ai suoi modelli chiede di stare in posa per 30-40 minuti. Perciò la fotografa ha bisogno della collaborazione delle donne dei suoi ragazzi per … “mantenere in posa” il soggetto al centro dell’obiettivo della sua fotocamera. La donna assistente la chiama “fluffer” (gonfiatrice) e si è accorta della sua importanza. Una volta un suo modello ha trovato e portato in studio una “aiutante” occasionale Soraya ha rischiato di non ottenere i risultati sperati … Ha scoperto: anche l’uomo ha bisogno di una donna che gli sta a cuore!

Le intenzioni di Soraya sono far ridere la gente; i suoi personaggi sono vari, anche dittatori (Napoleone, Stalin), il presidente Trump con il suo parrucchino, ecc. Di recente ha esposto le sue immagini nella galleria d’arte Art Basel Miami Beach. Sul ricavo non c’è che dire, ogni sua immagine costa circa 10.000 dollari!

La stamperia dei bambini

L’articolo “La vagina e la ricerca della felicità”, di Melissa Panarello, è uscito su “Grazia” il 3 maggio 2018. Esso riguarda la recensione del libro: “Il libro della vagina. Meraviglie e misteri del sesso femminile”, scritto da due studentesse di medicina di Oslo: Nina Brochmann ed Ellen Støkken Dahl, edito in Italia da Sonzogno.

La recensione inizia con: “ … un libro che tutti gli uomini dovrebbero leggere”. Poi l’Autrice rileva che la donna è mobile e che non esistono vagine belle o brutte, alla moda e non, sono solo diverse. Stessa constatazione positiva dello scultore Jamie McCartney, ma … che contrasta apertamente con quella dei chirurghi plastici.

Quando la Panarello si appresta a parlare di slip femminili, scade al di sotto del livello della pubblicità degli assorbenti da usare per non farsi notare in ascensore! Probabilmente l’argomento è trattato nel libro.

In ultimo la Panarello invita ad apprezzare la vagina, sostenendo che non è fatta per essere guardata “… sarebbe meglio comprenderla, amarla …”.

Abbastanza più equilibrato e mirato appare l’articolo “Quello che ancora non sai sulla vagina”  di Enrica Tesio, pubblicato sul settimanale “Donna Moderna” del 23 maggio 2018, una recensione del medesimo libro. Orribili i pantaloni di Duran Lantink della foto iniziale. A differenza della Panarello, la Tesio si domanda anche: “E gli uomini che dicono?”. Essendo le autrici del libro, e coloro che l’hanno recensito, tutte donne, manca un punto di vista maschile.

Per un uomo apprezzare questo grazioso organo esterno, oggetto del desiderio, è piacevole e naturale. Ma capire la donna è un’impresa in cui neanche i grandi pensatori sono riusciti nei millenni.  Lo ricorda Oscar Wilde, con due suoi aforismi: “Le donne sono fatte per essere amate, non per essere comprese”, “Chi può vantarsi di conoscere la donna?”. Agli esperti la disquisizione sugli aspetti escatologici, se ve ne sono.

Eno Santecchia

Luglio 2018

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