Storico a San Severino Marche

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Il dott. Raoul Paciaroni, attivo ricercatore d’archivio e storico di San Severino Marche, autore di ben 222 pubblicazioni, concede un’intervista.

Quando e come nacque la sua passione per le ricerche storico-archivistiche?

“Fin da ragazzo ho amato conoscere il passato della mia città, ma la necessità di documentare gli argomenti con ricerche più approfondite è sorta allorché incominciai a scrivere articoli di argomento storico per il settimanale “La Voce Settempedana””.

Come si sono sviluppate negli anni?

“Ovviamente, man mano che si procede in questo campo si acquista maggiore padronanza ed esperienza, sia per quanto riguarda la lettura dei documenti che l’interpretazione dei fatti”.

Quali sono gli argomenti delle sue pubblicazioni che l’hanno affascinata di più?

“Come può vedere dall’elenco delle mie pubblicazioni nel corso degli anni ho toccato tanti argomenti diversi perché ogni aspetto della storia locale è sempre interessante, anche se sono maggiormente attratto dall’età medievale”.

Tiene in qualche considerazione anche le memorie orali e le testimonianze oppure ha fede solo nei documenti d’archivio?

“È naturale che se si studiano periodi storici recenti bisogna a volte fare ricorso anche alle testimonianze orali, tenendo tuttavia sempre presente – come avverte lo storico Renzo De Felice – «che i ricordi sono una cosa estremante sfuggente, imprecisa e in più sono falsati assai spesso dal senno del poi o da preoccupazioni di vario genere»”.

Quali sono state le sue scoperte d’archivio più interessanti?

“Forse quella in cui ho potuto dimostrare, attraverso l’analisi di inediti documenti d’archivio, l’inesistenza del fantomatico pittore Liviero che gli storici dell’arte avevano sempre ritenuto collaboratore dei fratelli Salimbeni, famosi pittori del XV secolo”.

E quelle più curiose e inaspettate?

“Tutte le scoperte sono inaspettate in quanto si ha l’occasione straordinaria di rinvenire cose prima ignorate o nascoste che meriterebbero di essere rese note”.

Un cenno ai settempedani del passato che hanno avuto successo all’estero.

“Quasi tutti i settempedani che sono diventati famosi hanno svolto la loro attività fuori Sanseverino. Fra tutti basterà ricordare Bartolomeo Eustachio, medico celebratissimo, che fu archiatra pontificio e professore di anatomia alla Sapienza di Roma e medico di corte ad Urbino”.

E agli “stranieri” stabilitisi nella sua città

“Prima della seconda guerra mondiale raggiunse una certa notorietà il dott. Adolfo Perogio di Macerata che impiantò a Sanseverino alcune importanti attività industriali”.

Quali sono gli aspetti storici di San Severino Marche poco studiati o che meritano ulteriori approfondimenti?

“Sono moltissimi, ma non realizzabili da un singolo studioso. Per tale ragione continuo ad auspicare una ricerca sistematica possibilmente condotta in équipe”.

Racconti al lettore un aneddoto curioso emerso dalle sue investigazioni archivistiche.

“Mentre facevo delle ricerche nell’Archivio di Stato di Roma ho scoperto casualmente che una copia dello antico statuto di Fermo, già presente nell’archivio comunale di Sanseverino e ritenuta dispersa, era invece finita – non si attraverso quali strade – nell’archivio della capitale”.

Al lettore piacerebbe leggere un episodio del passato, scoperto da lei, nel quale è coinvolta una o più donne.

“Nei miei scritti di storia sanseverinate si parla raramente di figure femminili, perché – come è noto – in passato le donne erano escluse da ogni carica pubblica e la loro vita era chiusa tra le pareti domestiche”.

Oppure la sintesi di una commovente storia d’amore sanseverinate.

“Recentemente ho scritto un opuscolo intitolato “Fontebella: leggenda e storia” che tratta proprio di una storia d’amore appassionata e triste, legata al nome di una fontana di Sanseverino”.

Faccia un invito diretto ai giovani a leggere e interessarsi di più della Storia, grande e piccola.

“L’invito più che ai giovani va fatto agli insegnanti perché si impegnino a far conoscere ai loro scolari e studenti non solo la storia generale ma anche quella locale che invece è completamente ignorata”.

www.raoulpaciaroni.it

Eno Santecchia

Marzo 2018

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