Un maceratese a Gargaresch

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Sull’atrio del Municipio di Camporotondo di Fiastrone (MC), dalla prima metà degli anni Sessanta, vi è affissa un’epigrafe che ricorda il sacrificio del soldato Antonio Diletti.

La lontananza dell’evento nel tempo e lo stato della targa, invero poco leggibile, hanno fatto sì che non se ne sappia quasi nulla.

Questo giovane, che il piccolo comune annovera tra i suoi uomini migliori, nacque tre giorni dopo il Natale del 1888 da una famiglia di agricoltori abitanti in contrada Calcara (parte sud-est del territorio comunale).

Nel 1908 quando Antonio si presentò alla chiamata di leva, era un giovane di bassa statura, di corporatura minuta, sapeva leggere e scrivere. Trascorsi i due anni di servizio militare fu posto in congedo, ma era trascorso poco più di un anno quando fu richiamato alle armi per la guerra di Libia. Il 2 novembre 1911 dovette presentarsi al 52° Reggimento di fanteria. Partì per la Tripolitania e Cirenaica con il Reggimento Mobilitato imbarcandosi a Napoli l’8 novembre 1911.

La spedizione militare italiana fu preceduta da una campagna di stampa nazionalista sostenuta da gruppi economici e finanziari (Banca Commerciale e Banco di Roma), ripresa dalla grande stampa nazionale. Si volle dimostrare che la Libia era ricca di materie prime e pronta ad assorbire gli emigranti italiani e che gli indigeni erano ben disposti ad accogliere gli Italiani. Si sostenne anche che il territorio libico era fertilissimo e se era diventato povero, ciò era dovuto al malgoverno turco. A favore della campagna si schierarono anche Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio e Filippo T. Marinetti. Erano favorevoli i liberal-conservatori alcuni repubblicani, alcuni radicali, una parte dei socialisti e molti vescovi cattolici.

La preparazione era stata frettolosa, mancavano interpreti e carte geografiche, le truppe erano composte in gran parte da militari di leva. Di questa campagna esiste però un’ampia documentazione fotografica.

La dichiarazione di guerra alla Turchia riporta la data del 29 settembre 1911, le operazioni belliche ebbero inizio il 3 ottobre 1911 con il bombardamento di Tripoli per opera delle corazzate italiane. Sbarcarono dapprima 1732 marinai e poi i contingenti del corpo di spedizione italiano composto di fanti e bersaglieri. Tutto sommato l’occupazione di Tripoli si svolse con relativa facilità, la popolazione rimase apparentemente indifferente.

Dopo la sconfitta di Sciara Sciat del 23 ottobre, gli Italiani attuarono una durissima repressione che provocò l’intensificarsi della resistenza libica. I Senussi ritiratisi nel deserto, svolsero efficace attività di guerriglia attaccando le basi italiane a sorpresa e non permettendo l’occupazione dei territori interni. In ogni modo il 5 novembre l’Italia proclamò l’annessione della Libia.

Tra scontri e scaramucce erano trascorsi poco più di due mesi dall’arrivo del nostro fante maceratese. Il 4 e il 5 gennaio 1912 nella zona di Gargaresch una quarantina di predoni eseguirono una razzia notturna.

Vediamo cosa accadde a Gargaresch quel fatale giovedì 18 gennaio 1912 impresso sul marmo dell’epigrafe. Una compagnia del Genio stava provvedendo con legname e sacchi di sabbia alla costruzione di due ridotte a protezione delle cave di pietra. La mattina gli arabo-turchi decisero di attaccare le difese italiane prima del completamento delle fortificazioni. I quattro battaglioni e i due squadroni italiani al comando del colonnello Amari riuscirono a respingere brillantemente l’attacco. Alla fine, poco prima delle ore 17,00, tra i ranghi italiani si contarono 12 caduti e 56 feriti. Tra di essi il fante 24enne Antonio Diletti che riportò una grave ferita d’arma da fuoco all’addome rivelatasi mortale.

La campagna, durante la quale erano stati impiegati centomila militari italiani e trenta generali, si terminò nell’ottobre 1912, comportò un tributo di vite umane e costò un miliardo di lire dell’epoca, facendo tornare in passivo il bilancio statale che da anni si chiudeva in pareggio. La resistenza dei libici durò ancora per molti anni, si protrasse ben oltre la pace di Losanna.

Gargaresch, località ricordata anche da Gabriele D’Annunzio nella sua “Canzone della Diana”, negli anni 1930-1940 era una delle porte d’ingresso della città di Tripoli distante circa 5 km dal centro; pochi fabbricati e qualche discreta spiaggia. In questa località nel 1923 fu costruito il cimitero cristiano Hammagi, dove riposavano i caduti della guerra di Libia. Nella zona vi passava anche il gran premio automobilistico dei Milioni.

Negli anni compresi tra il 1955 e il 1958, tutte le salme dislocate nei vari sepolcri della Libia furono tumulate nel grande sacrario Militare costruito a Tripoli.

Non erano ancora trascorsi tre anni dal colpo di stato di Gheddafi quando nel giugno 1972, su richiesta del governo libico, il Sacrario di Tripoli fu dismesso e tutte le spoglie furono trasferite in Italia. Molti dei caduti rientrati in patria non furono identificati per l’assoluta mancanza di elementi idonei al loro riconoscimento e quindi furono sepolti fra gli ignoti nel Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari.

Eno Santecchia

Dicembre 2017

Nuova epigrafe a Camporotondo di Fiastrone

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