Scenette

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La cellulite

È un assolato pomeriggio della calda estate 2017. Sto gustando, seduto, un cono all’angolo centrale della gelateria “Gigi” in piazza XX Settembre.

All’angolo opposto, sotto l’ombra dei pini (potati in modo osceno), si trova un gruppetto di persone, composto di circa quattro uomini e una donna, che conversa seduti.

La donna dimostra oltre una cinquantina d’anni; ha i capelli a spazzola, brizzolati. Di lei nulla attira l’attenzione di un uomo deciso a osservare la bellezza femminile.

A un certo punto, sul vialetto Nord, sotto la doppia fila di conifere (ormai al declino forzato e anticipato) proveniente dall’edicola, si avvicina a piedi una coppia di ragazzi sui vent’anni: lui indossa un costume da bagno a pantaloncini, lei un normale bikini, non appariscente.

Una voce forte mi fa girare: a parlare è la donna seduta col gruppetto di pensionati che ripete: “Guardate la cellulite che ha quella!”. Come me, gli uomini non hanno notato nulla di particolare. Anzi, la silhouette della ragazza mi è apparsa piacevole, e aggraziato il suo incedere.

La donna ha messo in allarme gli uomini che siedono vicino a lei, come per invitarli a: “Chiamate la Polizia” perché ritiene indecente che quella ragazza mostri le gambe affette da cellulite! Ma né io né i suoi vicini notiamo nulla di scandaloso e ognuno di noi uomini ritorna subito ai propri pensieri estivi.

Non me ne vogliate, ma, la mia deduzione è stata: “Un’altra dimostrazione di quanto le donne siano capaci di malignare sulle loro simili!”.

 

Il fondo schiena

Mentre passeggio sul lungomare Piermanni incontro una mia amica appassionata di storia locale. Per conversare con lei accedo al bar dello stabilimento “Marebello” e, mentre dialoghiamo in piedi, passa una bella giovane che mi saluta. Rispondo, ma non mi sovviene chi possa essere.

La ragazza si reca al bancone voltandoci le spalle. Io la osservo attentamente per cercare di ricordare dove l’ho conosciuta o incontrata. Noto solo bei capelli lunghi, un bikini dai colori vivaci, un ammirevole lato B e una perfetta silhouette. È nel mio stile non fare mai apprezzamenti volgari; se una donna è bella, la osservo con soddisfazione, se non è piacevole, mi giro.

Mentre conversiamo amabilmente, anche la mia interlocutrice la scruta attentamente, mi pare, ammirandola, come me, del resto. La ragazza è sempre di spalle.

Dopo la consumazione, la trentenne ci ripassa vicino; allora io le chiedo: “Scusi, ma dove l’ho incontrata?”. Lei mi risponde meravigliata: “Ci siamo conosciuti ieri sera, io sono sua figlia!” indicando la mia interlocutrice.

Un pochino in colpa per non averla prontamente ricordata, trovo il capro espiatorio chiedendo stupito alla signora: “Ma come?  Non riconosci neanche tua figlia!”. Con notevole senso dello humor la donna mi risponde: “È un pezzo che non le faccio più il bagno!”. Finisce tutto in una sana risata.

 

Esistono i cestini …

Sono le ore 11.00 di domenica 13 agosto. Mentre attraverso l’area dell’ex Fiera, nei pressi degli Archi sul Mare, incontro un anziano che procede con due stampelle: al posto di una gamba ha una protesi metallica, non coperta dal pantalone.

A un certo punto l’uomo si piega fino a terra e raccoglie un giornale e poi una lattina di Coca Cola, lì abbandonati da qualche sconsiderato ineducato. Poi s’incammina per andarli a depositare nel più vicino cestino.

Al mio sdegno manifestato – senza profferire parola – per tali comportamenti, e alla grande ammirazione per l’anziano, lui mi stupisce esclamando serenamente: “È colpa della nostra generazione! Non abbiamo insegnato loro”.

Eno Santecchia

Novembre 2017

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