Un ricercatore instancabile

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L’arch. Medardo Arduino, torinese naturalizzato marchigiano, nel 1980 ha iniziato a trovare risposte ai dubbi sorti mentre studiava Architettura Romanica per la tesi di laurea con il prof. Andrea Bruno, al Politecnico di Torino.

Fu un caso: la consorte stava vedendo in televisione un servizio riguardante la famosa chiesa di San Claudio di Corridonia; improvvisamente richiamò la sua attenzione: “Guarda com’è strana quella chiesa con due torri!”.

In seguito, nel visitarla, notò due particolari. Compositivamente, per gli spazi non era una chiesa, e alcuni elementi di muratura potevano risalire al VII- VIII secolo. Da lì iniziarono le sue ricerche per capire cosa significasse questo unicum, in quanto la letteratura specifica parla solo di XI e XIII secolo.

Il nostro interlocutore arrivò a don Giovanni Carnevale, lo scopritore della Francia Picena. Ma le sue ricerche l’hanno convinto che don Giovanni, pur iniziando bene, ha sviluppato delle conclusioni imperfette.

Dove si sarebbe sbagliato?

“Don Giovanni ha continuato a considerare che i Franchi fossero di origine transalpina (Germanici), invece sono i discendenti dei più antichi abitatori delle Marche, i Popuni, probabilmente aborigeni, quelli che i Romani chiamarono Picentes e poi Piceni. Carnevale si è basato esclusivamente sui testi, mentre io ho letto i monumenti e la cultura materiale dei musei e poi ho fatto la collazione (confronto) fra le emergenze (i reperti) e la storiografia”.

Quale sarebbe la direzione corretta?

“Ho analizzato due aspetti fondamentali: il primo è perché non si sa nulla della storia delle Marche dal V al X secolo d. C. Il secondo: i Franchi usavano il latino come loro lingua madre e ciò rappresenta un caso unico nella storia dello scibile umano che un popolo egemone parli la lingua degli sconfitti. Per la storia ufficiale i Franchi sono di origine germanica, però usano il latino come lingua madre. Dall’analisi dei monumenti ho ricevuto una duplice risposta. Le terre delle genti Piceno-Saliche, che furono proprietà personali di Carlo Magno, furono acquisite illegalmente dai Papi Re quando i tre nipoti di Carlo Magno si divisero l’impero. I Papi hanno resistito alle dispute con gli imperatori Federico I e Federico II, e dopo hanno sistematicamente cancellato tutte le tracce storiche dei loro diritti di proprietà legale sulle Marche”.

L’architetto Arduino ritiene che se ci si focalizza solo nell’alto Medioevo si perde il significato della romanizzazione delle Gallie Occidentali, oggi la Francia. A suo parere bisogna tenere in considerazione che il roman, il volgare parlato dai Franchi nell’alto Medioevo in tutta Europa, è l’evoluzione del dialetto marchigiano. La presenza dei Franchi di Carlo III, poi dei Capetingi nell’attuale Francia, ha mantenuto questa lingua ancora oggi parlata. Ritiene che il francese sia il dialetto maceratese alto medioevale evoluto.

Allontanandosi cosa si vede?

“Si vede che le Marche e il bacino padano hanno una lingua specifica che io chiamo piceno-italico che può avere origini parallele al greco e all’etrusco. Ci sono attestazioni delle genti saliche nella preistoria (Livio, Strabone e altri autori classici) che questi popoli avevano un impero commerciale basato sulla produzione di manufatti metallici “esportati” in tutta l’Europa continentale durante la prima età del Ferro (X e XI secolo a. C.). Si trattavano soprattutto armi di acciaio: spade e punte di lance, elmi e altri manufatti di bronzo. Una spada (falcata picena), lunga 70 cm, spessa circa 7 mm, non poteva essere che d’acciaio, altrimenti sarebbe stata inservibile”.

Nelle sue ricerche Arduino ha potuto verificare, dai corredi funerari nelle necropoli alto-picene che, oltre ad essere produttori di manufatti, esisteva una classe di guerrieri di professione utilizzati anche di scorta ai convogli commerciali. Essi valicavano le Alpi per scambiare questi prodotti con le materie prime raccolte dalle tribù di pastori nomadi del centro Europa. Precisa che in molti corredi di guerrieri sono state rinvenute attrezzature da mensa di metallo, anziché di ceramica.

Epilogo

“Quando Roma ebbe il sopravvento sui popoli dell’Italia Centrale, i guerrieri piceno-salici diventarono il nerbo delle legioni romane. Alla caduta dell’impero e dopo l’affrancamento dei loro territori, essi si misero in proprio”.

Uscirà tra breve il suo romanzo “Il dito nell’occhio. Romanzo di cocci ed avventure” dove l’autore propone, all’interno di una vicenda noir, le sue ipotesi sulla preistoria europea. I protagonisti sono una marchigiana, un americano e due spagnoli (uno si chiama Alex Quaresma), gli stessi del suo precedente romanzo “Un gioco di specchi”, i quali, dopo il loro autoesilio a Tonga in Polinesia, sono ritornati nelle Marche e restano coinvolti in un traffico di reperti archeologici tra tombaroli e ricettatori internazionali. Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, lo scenario sono i musei archeologici di Marche e Toscana.

È un testo leggero e divulgativo per stimolare i marchigiani a prendersi a cuore la loro importantissima identità storica.

Il libro sarà presentato il pomeriggio di sabato 28 ottobre ad Amandola, nella sala della Collegiata, dov’è conservata la statua del Cristo Ligneo.

Eno Santecchia

Ottobre 2017

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