Le orchidee del Chienti

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Recensioni

Un libro un percorso

Un libro. Un percorso che ci porta a scoprire attraverso le voci, i ricordi, i pensieri, mondi nuovi e storie da raccontare.

Il tema che lega i vari capitoli è quello del viaggio; la prima parte “storie e persone” propone dialoghi con personaggi diversissimi tra loro che raccontano sulla scorta della propria esperienza di vita e di lavoro, riflessioni e spunti che inducono a ragionare sui piccoli e grandi eventi che hanno segnato la nostra epoca.Mai come in questo caso è evidente fin troppo che la storia maiuscola non è altro che la somma di ogni piccola storia da raccontare, con la consapevolezza che ogni azione per quanto insignificante, può generare conseguenze a volte imprevedibili. Ed è proprio nell’imprevedibilità che misuriamo il nostro limite, la nostra fragilità restituendoci la necessità di stare insieme di non dividere, di creare ponti e aprire le porte a quei mondi che ci paiono lontanissimi ma che vanno ad aggiungere e non togliere come molto spesso superficialmente siamo portati a pensare.Stare insieme, non soltanto tra simili ma stare insieme anche in quell’ambiente che ci circonda con la natura forse questo è l’aspetto nuovo di una sensibilità che va emergendo dalle parole degli intervistati.  La natura non più vista come una matrigna di leopardiana memoria, bensì come il nostro ambiente ideale, esito di un equilibrio scaturito dall’incontro e non dallo scontro. Significativo ricordare l’aneddoto del marinaio punito non per il ritardo al rientro, piuttosto per la mendace giustificazione, come a rimarcare l’importanza del valore universale dell’onestà di fronte alle proprie responsabilità e al proprio ruolo.

Altre vite, altre storie, come quella di Emanuela che sfida l’avversità con il sorriso ma che soprattutto trova nella curiosità, il motore della propria esistenza.

Nella seconda parte “difendiamo la natura”, nozioni e informazioni di carattere più tecnico non lasciano dubbi sulla serietà del tema del rispetto ambientale, fatto di comportamenti ed azioni, non più soltanto di slogan o parole vuote.

“Mediterraneo e oltre” racconta esperienze e vissuti modellati da secoli di storia, la nostra storia immersa nel mare nostrum delle nostre radici comuni dove è incredibile pensare che l’origine della ricchezza di un territorio come quello di Civitanova Marche e dintorni, con l’industria calzaturiera, è dovuto all’incontro con calzolai di origine turca che stanziandosi in questi luoghi tanti anni fa come stranieri, insegnarono il mestiere, aggiungendo e non togliendo come molto spesso superficialmente siamo portati a pensare.

“Incontri” imprevedibili e necessari, sono questi gli ingredienti con cui Eno ha costruito il suo libro, condividendo con l’interlocutore il viaggio alla scoperta di sé e degli altri, magari da soli, con più fatica certo ma sicuramente con più attenzione per quei particolari che rendono il percorso intrapreso indimenticabile.

Il viaggio ha una dimensione spazio temporale che ci porta avanti, che sposta più in là del nostro quotidiano e delle nostre abitudini, il baricentro dell’attenzione, della curiosità, dell’esperienza.Lo scopo di un viaggio può essere la ricerca di una risposta o comunque la necessità di trovare una dimensione, un luogo, uno spazio dove sentirsi in equilibrio con gli altri, ma soprattutto con se stessi, ed è per questo che ognuno di noi è in viaggio in ogni momento e in ogni luogo della propria esistenza.

Se in fondo qualsiasi viaggio intrapreso è fondamentalmente e soprattutto un desiderio da appagare, una volontà da esprimere, sarà solo la curiosità la molla a spingerci, contro ogni fatica, ad arrivare alla meta, alla fine di ogni percorso fatto di luoghi, memorie e condivisioni, impregnandoci delle vite di chi abbiamo incontrato e conosciuto, divenendo un io diverso ogni volta. Ecco perché è necessario “andare”, andare comunque, anche solo per vedersi perché la vita è un sempre viaggio degno di essere affrontato e, condividendo Fromm, se morire è tremendo, l’idea di morire senza aver vissuto è insopportabile.

Andrea Bianchi

15 dicembre 2017

 

Sabato 16 settembre 2017 è stato presentato nella biblioteca comunale a Civitanova l’atteso libro di Eno Santecchia “Le orchidee del Chienti” ad un uditorio numeroso e attento. Il prof. Marco Severini ha illustrato la dimensione culturale e le sollecitazioni alla riflessione derivanti dalla lettura del volume, mentre il prof. Enzo Calcaterra si è soffermato sugli elementi stilistici, sociali ed estetici.

La prefazione del volume esito da “Simple” a 22 euro, è del filosofo Alberto Cingolani. La copertina riproduce un quadro ad olio di David Giovannini del 2008, 50 x 40, “Lago di Polverina”.

Un libro da cui emerge la forte capacità di descrizione e la decifrazione della realtà  di Eno Santecchia e, insieme, la sua tensione pedagogica a far godere il lettore dei colori, dei sapori della vita, del Mediterraneo e del mondo.

L’uomo non deve perdere l’amore per il moto e la natura e far tesoro delle esperienze umane. Nascono così quadri folgoranti di vicende vissute e di situazioni storiche da non dimenticare.

Dino Jajani

La recensione di Fernando Pallocchini, direttore del mensile

“La Rucola” di Macerata, si può leggere qui:

http://larucola.org/2017/09/10/le-orchidee-del-chienti-racconti-interviste-e-storie-di-vita-vissuta/

Impressioni

… le emozioni si rincorrono numerose. Poi la scelta di raccontare spaccati di vita veramente insoliti e di nicchia, accompagnata da una affabulazione accattivante rendono il libro piacevole e intrigante a leggersi.

Nicola Corrado

Il suo modo di narrare di diversi argomenti tutti insieme prosegue nel tempo. Lo distinguerà sempre dai romanzieri. Catapulta il lettore in argomenti diversi, nello spazio di poche pagine e ciò rende la lettura leggera, piacevole a tanti, dà la sensazione di non dover impegnare troppo la mente. Riflettendo si può notare che ogni minimo particolare è controllato, reale, approfonditile da chi vuole.

È un racconto giornalistico con ottimi spunti per qualsiasi approfondimento.

Le molte caratteristiche per essere apprezzato sono:

– la precisione;

– la varietà di argomenti;

– la leggerezza con cui sono scritti.

Noto che ogni raccontino trasmette qualcosa al lettore, senza essere lungo, o troppo dispersivo, non diventa un saggio, ma è fruibile dalla massa che legge, ma perde l’attenzione presto. Nel libro “Le Orchidee del Chienti” non è possibile, perché dopo poche pagine si è catapultati in un mondo completamente diverso dal precedente.

Il mio pensiero è che la sua scrittura è veloce e leggera, lo stile, ma non i contenuti.

V. B.

Settembre 2017

Quarta di copertina

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