Preparando la storia del Corpo Automobilistico

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Mentre ero a Piacenza stavo completando la trilogia “Immagini ed evoluzione del Corpo Automobilistico”. Il terzo volume lo scrissi tutto mentre ero in quella città.

Alloggiavo in caserma, in una cameretta in fondo a un prato. La palazzina degli alloggi (4 camere) era circondata da alberi di frutta: uva, prugne, fichi, ciliegie. Quelli erano la mia colazione ogni mattina appena alzato. Per i  primi nove mesi, lavorai quasi esclusivamente al libro, con scarse capatine in ufficio, dove il collega Ten. Col. Caltagirone, suo malgrado, stava svolgendo le mie mansioni di vice direttore. Ogni settimana preparavo il mio programma, con gli obiettivi da raggiungere, Sceglievo un ‘area geografica  di una certa vastità con l’obiettivo di (faccio un esempio): leggere i diari storici di due battaglioni logistici, incontrare due reduci della campagna di Russia, visitare il Vajont incontrando testimoni e scattando foto, ecc. ricostruire le vicende di un disastro ambientale dove i nostri avevano operato…

Poiché ero determinato a scrivere un’opera che fosse aggiornata al momento di andare in stampa, vi volevo aggiungere il racconto anche dell’alluvione in Piemonte  del 1994. A questo scopo mi ero recato dalle parti di Alessandria ad intervistare un sergente che aveva partecipato alla operazioni di salvataggio  di un paesino minacciato da un lago la cui diga stava per crollare. All’ingresso , lessi la targa con il nome della persona cui la caserma era intitolata. “Gen. Angelo Pugnani”, l’unico che aveva scritto la stessa storia prima di me. Mi venne un sorriso che spiegai al mio fido autista Pasquale Alfonso.” Io sono qui per riprendere e completare il libro di quella persona. Ti immagini, fra 50 anni, un altro colonnello che va in giro per riscrivere questo libro, ed entra  in una caserma col mio nome?”. “Non si sa mai” Rispose il mio autista.

Pagine e pagine di appunti su blocchi notes che, una volta tornato in sede, sviluppavo e mettevo in forma letteraria. Lavoravo tutta la notte, battevo a macchina sulla videoscrittura inserendo le nuove pagine nel posto che competevano loro in base all’oggetto.  Poi, finito tutto, verso le 3 o 4, mettevo in moto la stampante a modulo continuo, quella con i fogli attaccati uno all’altro e mi addormentavo. Ogni volta, la stampante sfornava le centinaia di pagine del volume aggiornato. Al risveglio trovavo la stanza e lo stesso letto sommersi dalle centinaia di fogli stampati.

Essere a Piacenza mi aveva consentito di avere ampio accesso agli archivi del quotidiano locale Libertà, e questo mi permise di effettuare i quali effettuai una fedele e commovente ricostruzione dell’alluvione del 1951 con l’inondazione del Polesine.

Valido Capodarca

Maggio 2017

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