Recensione libro Viteliu’. In nome dalla libertà

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Ci sono storie che, come i quanti che fluttuano nello spazio,vagano vivendo dei propri salti quantici nel loro non tempo e, quando lo desiderano, scelgono un umano con caratteristiche che gli piacciono e attraverso la passione, la determinazione, la capacità letteraria del prescelto si lasciano apparire e sono storie magiche!

Una di esse è “Viteliù. Il nome della libertà”, di Nicola Mastronardi, edizioni Itaca.

Sono stata sedotta dalla prosa poetica di Nicola Mastronardi, dalla sua capacità di assorbirti e farti entrare in scena, parte di quell’affresco storico-archeologico che è stato capace di creare.

Ho cavalcato insieme all’Embratur Gavio Papio Mutilo e a suo nipote Marzio sui tratturi che da Roma conducono all’Alto Sannio, in mezzo a foreste, per ritrovarmi su pianori che liberano la visuale su vallate e montagne, ruscelli, lupi e greggi e farfalle, ho respirato profumi di un mondo perduto fatto di Natura e rispetto per essa. In me un caleidoscopio di emozioni irresistibile e non trascurabile quella provata per un personaggio particolare: Arco, il cavallo di Marzio

Contemporaneamente ho colmato il vuoto storico delle lotte tra Romani e Popoli Italici di cui la storia scolastica non parla.

“Viteliù. Il nome della libertà” colma un colossale vuoto culturale denunciato dall’archeologo Salmon, il quale nel suo fondamentale “Samnium and the Samnites” scrive: “Furono fatti scomparire, dispersi (…) ma l’ammirazione per l’umano coraggio e la costanza rimane…”

Viteliù, termine Osco da cui derivò la parola latina Italia, è un viaggio nel mondo nascosto dei Popoli Italici: Sanniti, Safini, Marsi, Peligni, Piceni, Marrucini che si unirono per costruire il loro sogno di libertà contro la prepotenza romana. Un sogno temporaneamente infranto da Lucio Cornelio Silla che operò un vero massacro dell’etnia sannita.

La Guerra Italica, da loro combattuta contro Roma dal 91 all’88 a.C. per l’ottenimento della cittadinanza romana, è oramai finita. Siamo, quindi, nel 72 a.C. Il romanzo inizia diciassette anni dopo questi tragici eventi: un incubo del passato spinge l’Embratur, comandante supremo, Gavio Papio Mutilo, che su di sé sente tutta la responsabilità del genocidio del suo popolo, a riprendere in mano il proprio destino e quello del nipote Marzio salvato dalle stragi dei sicari di Silla.

Il loro avventuroso viaggio porterà Marzio, e ogni lettore, a conoscere la storia e le terre delle genti che costruirono la prima nazione cui fu dato il nome di Italia.

Il libro ha chiavi di lettura plurime e uno dei temi più significativi e universali presenti è il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta: Marzio, infatti, appena uscito dall’adolescenza inizia un viaggio che, prima ancora di essere rinvenimento della propria identità etnica, culturale e religiosa è scoperta della propria identità personale.

Una identità che coincide con il riscatto del suo popolo dalla condizione di nascondimento in cui è costretto a vivere ma non domato da quella Roma che gli Italici chiamano Lupa: la lupa che vuole cibarsi della libertà dei popoli italici.

Il Cnr, l’Istituto Tecnologie Applicate ai Beni Culturali e la Locomotion Films Ltd, società di produzione con sede a Londra, hanno firmato il protocollo di collaborazione per progetti di ricerca nel campo e il primo progetto cinematografico oggetto dell’accordo sarà il film tratto da Viteliu.

Nicola Mastronardi, dirigente della biblioteca storica di Agnone nonché giornalista e archeologo, sarà di nuovo nella nostra regione per presentare “Viteliù” mercoledì 15 luglio al Museo Archeologico di Ancona, ore 21:30; giovedì 16 luglio alla libreria Il grillo parlante a Chiaravalle, ore 18:00; a Pesaro all’Hotel Alexander Museum Palace, ore 18,30. L’autore prenderà contatto anche con l’Archeoclub di Camerino.

Clara Schiavoni

Marzo 2017