I preti e la pedofilia

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Quante se ne dicono, su questo orribile fenomeno! Ma qualcuno si è mai chiesto da dove ha origine? Qual è il meccanismo che porta la psiche verso questa depravazione? Chi parla, o non sa, o non lo vuole dire. E allora ve lo racconto io e chi vuole ribattere … stia zitto, per favore.

Prendete un bambino di 11 anni, che negli anni Cinquanta entra in seminario con l’intenzione sincera di farsi prete. Appena arriva, il suo cervelletto innocente subisce subito un bombardamento:

“La virtù più importante è la purezza. Chi commette un peccato contro la purezza va all’inferno. Anche se tu hai condotto una vita da santo, se sul letto di morte ti viene un pensiero cattivo, vai all’inferno, e le fiamme dell’inferno sono così brucianti che quelle di un altoforno che fondono l’acciaio, al confronto, sono una piccola candela”.

E quanto dura l’inferno?

“Un’eternità. E sapete quanto dura un’eternità? Prendete un blocco di ferro grande quanto il mondo; ogni mille anni passa un piccione e gli dà un colpo d’ala. Quando tutto il blocco di ferro grande quanto il mondo si sarà consumato al ritmo di un colpo d’ala ogni mille anni, tu sarai ancora all’inferno”.

E qual è il primo peccato contro la purezza?

“La donna! Tutte le donne sono peccato, se guardate una donna, fate peccato; se pensate a una donna, fate peccato”.

Ma non si può pensare proprio a nessuna donna?

“Solo a due: La Madonna e vostra madre”.

E mia sorella?

“No, anche tua sorella è una creatura del demonio.”

Il bambino si chiede: ma perché mi dicono queste cose? L’ordine tassativo è quello: evitare i pensieri cattivi.

Poi arrivano i 13-14 anni. Il bambino si accorge un giorno che questi pensieri cattivi vengono da soli; scrolla la testa, ci si dà dei pugni sopra, ma non se ne vanno.  Domani passeranno… ma il giorno dopo essi stanno ancora lì. Va dal padre spirituale, si confessa e domanda.

“Ma padre, quando mi passeranno?”

“Eh, se tutto va bene, a ottanta anni.”

Bisogna evitare soprattutto le tentazioni. Una di queste possono essere le letture.

“Ma a me piace lo sport. Non posso leggere almeno “Stadio?”

“No, perché anche lì ci possono essere foto di donne”.

Allora ti organizzi con gli amici. Ti fai portare lo Stadio da un cameriere che ogni mattina viene da fuori a lavorare in seminario, lo nascondi sopra lo sciacquone di un bagno e la notte, a turno, uno sveglia l’altro, si va nel bagno e si legge.

Arriva il 1960. Ci sono le Olimpiadi a Roma. E’ giusto concedere ai ragazzi un po’ di svago per vederle in TV. Ma durante la trasmissione c’è un sacerdote con il pollice e l’indice sempre incollati sul bottone che fa buio; ogni volta che l’inquadratura si sposta dal settore maschile a quello femminile, quelle due dita ruotano il pulsante e lo schermo si fa nero. Il bambino, ormai ragazzo di 15 anni, fa appena in tempo a intravedere le gambone infinite di Jolanda Balas, rumena, detta il fenicottero, primatista mondiale di salto in alto, che stanno per avvitarsi attorno all’asticella, poi il buio.

La donna è peccato… la donna è peccato… un chiodo martellante. Ma i pensieri sono sempre lì. Ti confessi, ed essi ritornano.

La donna non si può pensare. Ma che cosa assomiglia più di ogni altra cosa alla donna senza essere donna? Ma … un bambino! E i bambini sono lì. Ogni anno ne arrivano 60 nuovi, bambini di 11 anni, che frequentano la prima media. Qualcuno è carino, visino da femminuccia.

Il ragazzo, ormai adolescente, comincia a guardarne uno in particolare, aspetta ogni momento di vederlo passare, se ne innamora, comincia a farsi fantasie.

Se ha la fortuna di abbandonare il seminario in questa fase, può ancora salvarsi. Ma se va avanti, alla fine, travolto dalla passione, ci prova. Ecco che il ragazzo di venti anni, ormai teologo, si alza la notte e va nelle camerate dov’è l’oggetto della sua passione e… qui, è meglio ruotare quel pulsante che oscura lo schermo.

Il teologo viene ordinato sacerdote, gli viene affidata una parrocchia, dove sono tanti bambini. L’aberrazione ormai è incontenibile. Ma lo scandalo prima o poi scoppia. I preti pedofili vanno denunciati. Dovrebbe essere la Chiesa stessa a scoperchiare il marciume, denunciarli, espellerli, farli condannare. Ma a questo punto è il pedofilo che si ribella:

“Tu, sei stata proprio tu, Chiesa, con i tuoi insegnamenti, col tuo lavaggio del cervello, ad avermi reso pedofilo! Se le mie azioni fanno ribrezzo lo devo a te. E ora vuoi condannarmi? Abbandoni la tua creatura che si è rovinata per te? Che ha fatto tanto male per colpa tua?”

Il cerchio si chiude, e la Chiesa copre.

Ma ora basta, mi sono stufato di raccontare. Continuino quelli che capiscono tutto.

Nella foto a lato: Carnevale 2015. Falsi religiosi visitano il castello Pallotta di Caldarola.

Valido Capodarca

Marzo 2017

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