Dipingemmo la volta del teatro

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Oggi insegnante e critico d’arte, da giovane collaborò a dipingere la volta del teatro di Caldarola. Il prof. Claudio Nalli contribuisce a inserire un altro tassello nel mosaico della storia del teatro caldarolese, purtroppo al momento inutilizzabile a causa degli eventi sismici di agosto – ottobre 2016.

Dopo l’Accademia frequentò un corso di laurea breve in Beni Culturali a San Severino Marche. Per mancati accordi con quel Comune, in seguito il corso fu spostato a Fermo e non ebbe più gli illustri docenti del suo corso, che vale la pena di ricordare. Umberto Baldini (già direttore dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze), Pierluigi De Vecchi di Milano (già membro della commissione di controllo per i restauri della Cappella Sistina), Maria Grazia Messina, storica dell’arte contemporanea, già allieva di Carlo Giulio Argan, Guido Botticelli, di origini marchigiane, che aveva restaurato a Firenze opere di Masaccio e Piero della Francesca.

Correva l’inverno dell’anno 1984, il teatro era stato ricostruito. Era appena trascorso Natale quando il prof. Guido Bruzzesi scelse alcuni suoi allievi d’Accademia da portarsi a dipingere il teatro di Caldarola. Nalli e Milena Marinelli di Castelfidardo erano iscritti al primo anno.

Il professor Bruzzesi aveva lo studio di restauro e pittura in via Garibaldi. Aveva con lui i suoi allievi Marina Mentoni (tecniche pittoriche) e Paolo Gobbi (pittura) oggi docenti dell’Accademia. Bruzzesi conosceva le tecniche antiche e le riproponeva.

In quel periodo Claudio dipingeva paesaggi marchigiani su tavola preparata con gesso e colla di coniglio, come nel Quattrocento. Bruzzesi lo scelse perché apprezzava le sue opere ed era convinto di ottenere buoni risultati.

Il bozzetto della volta fu pensato da Bruzzesi, il quale si occupò principalmente delle figure principali e del cielo, con materiale acrilico dato a spruzzo.

Il progetto proposto da Bruzzesi fu approvato dal sindaco; se il sindaco avesse voluto ridipingere il precedente motivo (“le muse”), Nalli ritiene che il docente sarebbe stato in grado di rifarlo. Tuttavia l’idea di dipingere le quattro stagioni tornava utile a Caldarola; rappresentare i paesaggi dei dintorni ha il suo valore turistico.

Per acquisire degli spunti, prima d’iniziare a occuparsi dei paesaggi, Claudio e Milena si fecero un giro sulle colline attorno a Caldarola, fino a Pievefavera.

Mentre Claudio dipinse l’inverno e l’autunno, Milena si occupò di estate e primavera. Claudio intervenne in qualche punto nei paesaggi di Milena per far sì che lo stile pittorico non fosse troppo diverso.

Non era un lavoro facile, c’era il rischio di essere monotoni e ripetitivi; le vicine colline furono interpretate con le personalità di Claudio e di Milena.

Gli allievi raggiungevano Caldarola con il professore a bordo della sua Seat Ronda. I lavori iniziavano alle ore 8.30 fino alle 12.30, poi si pranzava alla mensa delle scuole elementari e si riprendeva.

Il teatro era ancora da completare, al lavoro c’erano anche muratori e imbianchini. L’ambiente era freddo e umido, si lavorava con i guanti, il colore gocciolava, l’impalcatura non aveva gli accorgimenti di sicurezza richiesti oggi.

Per accertarsi della buona esecuzione ed evitare errori prospettici e di proporzione e gli accordi cromatici, bisognava spesso spostare le tavole, scendere dall’impalcatura per osservare il giusto effetto dal basso. Si aggiustavano le imperfezioni murarie con gli effetti ottici illusori della pittura.

Il nostro artista descrive un particolare: “L’effetto sfumato è dato dalla cornice esterna della volta, dipinta con due toni diversi dello stesso colore (una sorta di grigio, se non ricordo male), i quali, a un certo punto, nella zona dalla parte dell’ingresso, si assottigliano incrociandosi (alla stessa maniera di una diagonale di un rettangolo) e questo, da sotto, dà la sensazione che il grigio sfumi dal chiaro allo scuro”.

I lavori di decorazione della volta del teatro caldarolese durarono circa due mesi; a marzo erano terminati.

Bruzzesi fu criticato per aver affidato parti importanti a due giovanissimi allievi dell’Accademia. La sua scelta fu condivisa dal prof. Pietro Zampetti, importante marchigiano storico dell’arte, invitato alla cena di gala, ove espose una critica generale, dicendo che apprezzava molto i paesaggi della volta perché erano sentiti. Non erano stati dipinti con distacco ma con molta passione e partecipazione. Lui ci rivedeva la tradizione storica e pittorica marchigiana degli artisti di Caldarola e Camerino, come Simone De Magistris, Giovanni Boccati, ecc.

I paesaggi delle “quattro stagioni” furono realizzati in uno stile pittorico fresco, rapido, non troppo pensato, e passionale, non a caso. Nalli ritiene che siano una ripresa degli artisti del passato, quali Crivelli, Raffello, Simone de Magistris. I non esperti lo scambiano per un’opera del Seicento.

Vi lavorarono anche un uomo e una ragazza della provincia di Ascoli Piceno, in totale sei-sette persone. Armando Machella aiutò nell’organizzazione generale e nella logistica. L’allievo giapponese Hideaki Kawano eseguì un lavoro di precisione alle parti grafiche, alle date e alle fasce decorative. Alla cena le pietanze preparate da Kawano all’hotel “Da Sandro” non furono pienamente apprezzate dagli ospiti: nella primavera del 1985 i tempi non erano ancora maturi per la cucina giapponese e il Sushi, oggi in voga.

Già prima della scomparsa precoce di Bruzzesi Nalli aveva iniziato a lavorare nel suo studio insieme con gli altri due che si occupavano di restauro. Il suo docente gli affidò delle commissioni di pittura che non aveva tempo di eseguire. Dopo che nella chiesa del cimitero di Cerreto d’Esi fu rubato un dipinto raffigurante una Madonna con Bambino, fu chiesto di fare una copia; alla scomparsa del suo docente Nalli terminò il dipinto a casa sua.

Nalli aveva un po’ di esperienza dei lavori a olio, ma solo scolastica per l’acrilico. Dopo aver finito la volta, Bruzzesi gli affidò altri lavori. Un po’ prima aveva proposto il suo nome al Comune di Gagliole. Milena Marinelli vi dipinse due grandi opere quadrate monocromatiche esposte forse in diagonale (cioè a rombo) tuttora in municipio; Nalli dipinse due grandi tavole 3 x 1,50 m con storie del passato di Gagliole. Entrambi con tecnica mista acrilico/olio.

Secondo Nalli, Bruzzesi era un docente preparato, generoso e tranquillo d’animo; restaurava con metodi non modernissimi ma validi. Sapeva riconoscere le qualità e le competenze degli studenti e li aiutava, facendoli lavorare con sé.

Aggiunge: “L’Accademia delle Belle Arti di oggi disperde le energie dei giovani studenti in forme d’arte, per quanto positive e innovative ma lontane dalle tradizioni artistiche locali. Imparare la decorazione di grandi superfici con tecniche antiche diventa sempre più rara”.

L’interlocutore termina l’incontro (avvenuto nella primavera del 2016) rassicurandoci sul teatro caldarolese: “Oggi lo stato dei colori e della pittura è immutato, si conserva molto bene”. Si auspica che gli eventi sismici successivi non abbiano arrecato seri danni.

Nalli è coautore del volume “Loro Piceno” editore Giuffrè (1998) insieme a Paola Consolati e Fabrina Mucci.

È anche autore dei seguenti dipinti in tecnica acrilica: un emblema dedicato alla costituzione (su supporto mobile) posto vicino all’ingresso della mensa della scuola elementare di Caldarola, e un murale nella scuola media di Belforte del Chienti dedicato ai Martiri di Montalto, inaugurato nel 2016 alla presenza dei rappresentanti dell’Anpi di Macerata. Ha riprodotto anche un fotogramma del film “I quattrocento colpi” diretto da François Truffaut (1959).

Il professor Nalli ricorda che, nella prima metà degli anni Ottanta, Bruzzesi dipingeva spesso figure femminili su tavola con tecniche antiche, ed era interessato ai simbolismi delle società segrete Rosacroce e Massoneria. Così lancia un intrigante stimolo ai detective dell’arte e ai fotografi professionisti. Nel rivedere e reinterpretare la volta, non si può escludere che ci siano nascosti dei significati che vanno al di là delle quattro stagioni, perché Bruzzesi era solito usare questi simbolismi nel suo studio e nei suoi lavori. Con delle foto ad alta definizione si potrebbe fare una nuova lettura del tema “banale” delle quattro stagioni.

Eno Santecchia

Marzo 2017

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