L’armonia della vita

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L’idea di questo mio intervento è nata una sera, qui a Camerino, parlando con due amiche alle quali ho fatto presente quanto il personaggio principale del mio romanzo storico, Elisabetta Malatesta Varano, vissuta nel 1400, rientrasse in un discorso sulla armonia e sulla bellezza, in quanto Elisabetta è riuscita a operare una psicosintesi perfetta della propria vita arrivando alla scoperta di più ampi significati esistenziali attraverso l’armonizzazione delle funzioni, risvegliando l’autocoscienza e l’esperienza della volontà, intesa non come sforzo di ottenere, ma come facoltà di gestire consapevolmente le dinamiche intrapsichiche ed interpersonali.

Elisabetta Malatesta Varano, donna antica ma attualissima, quale archetipo femminile, come donna che ha saputo raggiungere la bellezza nell’armonia della propria vita.

Certo è che il “E vissero felici e contenti” Elisabetta se lo lasciò alle spalle nella drammatica cavalcata di fuga da Camerino a Visso poco dopo l’alba del 12 agosto 1433 quando un destino avverso la travolse.

Seguendo il suo percorso esistenziale, aiutata dalla sottile dinamica di transfert e controtransfert che si instaura tra personaggio e scrittrice che lo descrive, ho iniziato un viaggio nella cantina buia dell’inconscio: occasione unica per rendere esplicito ciò che vive implicitamente dentro di noi e che domanda di essere portato alla luce dell’armonia.

Come lei, tutti noi, percorrendo il viaggio della nostra vita, ci scontriamo con la negatività nelle più svariate forme.

Nella migliore delle ipotesi, si inizia un lavoro introspettivo profondo, alla ricerca di un nuovo sé atto a fronteggiare gli eventi che ci hanno travolto: ci ascoltiamo, ci guardiamo, ci scopriamo nelle pieghe più profonde del nostro sé, ci abbandoniamo a quello che Freud chiama il perturbante ossia ai tumulti che sempre scaturiscono dal rimosso: le ferite, i conflitti, il vuoto, la perdita del sé, la sofferenza, la crisi.

Durante questo percorso interiore viviamo momenti di fragilità estrema alternando quiete e frenesia, pigrizia e attivismo, entusiasmo e depressione, grande coraggio e incomprensibili paure: in una parola disarmonia.

Ma solo dal nostro metterci in discussione attraverso la sofferenza e la crisi può scaturire una consapevolezza nuova che ci permette di comprendere nel senso etimologico del termine comprendere cioè prendere insieme, contenere in sé appropriandoci di nuovi luoghi interiori.

La rinnovata comprensione diventa dunque cambiamento di prospettiva che sarà attivo se si agisce riuscendo a finalizzare la propria ricerca.

È questo un agire intelligente che si compie attraverso il suo andare e ritornare negli spazi interiori in un’onda che mescola sia il dispiegarsi dei sentimenti che la loro decostruzione ma riesce anche a conciliare, o meglio ad accettare, i momenti diversi della propria vita, trovando fiducia in noi stessi e nell’avvenire, nella costruzione al di là del passaggio di confine.

Si riesce a conquistare un proprio assetto preciso nella realtà della vita parallelamente alla ricerca di un senso: quello che scorre sotterraneo e quello ricco di accadimenti quotidiani che intreccia silenzioso le coincidenze dei nostri incontri quelle che Jung chiama sincronie, solo apparentemente casuali.

L’antropologo Clifford Geertz spiega bene questo concetto: il tempo della significatività non scorre come un immenso fiume che raccoglie i suoi affluenti e si dirige verso una qualche destinazione finale, ma dobbiamo immaginarlo come tanti corsi d’acqua che nella loro corsa vengono a incrociarsi: infatti un processo di profonda trasformazione non può realizzarsi del tutto in isolamento, in una posizione esclusivamente introspettiva: lo scambio osmotico nella relazione umana li sosterrà e nutrirà il loro cambiamento contribuendo alla rinascita nell’armonia

Recuperare l’armonia significa recuperare la bellezza perché l’armonia è bellezza e la bellezza è inarrestabile: una volta incamminati sui sentieri della Bellezza, esperiamo che ogni contatto con la sua qualità luminosa si riverbera nel modo di vivere e risplende nei comportamenti; diventiamo esigenti pertanto anche con i nostri pensieri quotidiani e sentimenti affinché essi producano azioni “artistiche”, ovvero belle e autentiche.

I nostri atti, in tal modo, risuoneranno in sintonia con ogni elemento bello intorno a noi, vi si specchieranno e genereranno nuova bellezza.

Si potrebbe dire che il potere del bello si tratta di un arricchimento marginale, ma non è così.

Con Piero Ferrucci, ultimo discepolo di Roberto Assagioli ideatore della Psicosintesi, affermo che la bellezza può produrre la guarigione perché ha il potere di sciogliere la matassa dei nostri sentimenti, di farci tornare a noi stessi, di guarire le nostre ferite:

Una persona toccata dalla bellezza è una persona nuova, con un carattere diverso, un mondo interiore immensamente più ricco e variegato, un contatto più vivo con le emozioni questa intelligenza estetica o capacità di percepire il bello ognuno lo trova a modo suo, più di frequente nella natura:

– lo spettacolo della neve

– la bellezza della semplicità di una chiesa francescana

– un brano di musica

– un poeta

– un luogo

– un libro

– l’arte

– nelle relazioni con gli altri

– spesso in qualche attività in cui esprimersi

– ma anche nelle situazioni più banali della vita di ogni giorno a cui ci si avvicina come guerrieri feriti dopo le battaglie quotidiane, perché il bello ha il potere di guarire le nostre ferite, ci fa sentire più lucidi e più forti quindi innalza il nostro livello di coscienza e per adottarla non abbiamo bisogno di ricette mediche, oppure nell’arte.

C’è un inconscio superiore, da cui provengono intuizioni, ispirazioni, idee creative, espansioni della coscienza: grazie ai nuovi strumenti di brain imaging che visualizzano l’attività del cervello in tempo reale, sappiamo che specifiche parti di questo organo reagiscono alla bellezza.

La percezione del bello ci aiuta a sopravvivere ed evolvere perché a un rapporto chiuso sostituisce un rapporto fecondo, fiducioso e variegato con l’ambiente con gli altri: innamorarsi del mondo riscoprendo la curiosità, il senso della meraviglia, il contatto con le emozioni, la voglia di sperimentare, l’abilità di entrare in relazione con gli altri, la spontaneità: (Bambini) neotenia= siamo stati bambini più a lungo rispetto ad altre specie, abbiamo espresso queste capacità per un lungo periodo che ci ha permesso di evolvere più rapidamente: antropologo inglese Ashley Montagu.

Per aumentare la nostra gamma estetica, per ampliare la nostra intelligenza estetica nella sua bellissima opera “La Bellezza e l’Anima” Ferrucci invita a scrivere un diario della bellezza: arrivati a sera, ripercorrere l’intera giornata cercando episodi di bellezza anche minimi: e questo anche perché tutto ciò a cui rivolgiamo la nostra attenzione tende a crescere e a rafforzarsi.

La bellezza è una specie di armonia visibile che penetra soavemente nei cuori umani (Foscolo).

La nostra armonia si unirà a quella di ogni altro uomo contribuendo a formare una grande armonia capace di armonizzare la Terra per poi ricongiungersi a quella universale.

Convinta della mia neoplatonica asserzione, con Ippolito domando al principe Myskin: “È vero principe che voi diceste che il mondo lo salverà la bellezza?”.

La bellezza è verità, la verità è bellezza: questo è tutto ciò che voi sapete in terra e tutto ciò che vi occorre sapere (Keats, poeta inglese).

Camerino 7 marzo 2015

Clara Schiavoni

Pubblicato gennaio 2017

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