I dispiaceri di un cercatore di alberi

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Un grande dramma, intorno a questa foto! Era l’estate del 1987. Nel corso della stesura del mio “Abruzzo, sessanta alberi da salvare”, mi ero recato a Torricella Peligna, località Brecciarola, dove avrei dovuto trovare una grande quercia. Arrivai sull’aia di una casa colonica dove la famiglia Di Paolo stava per mettersi a tavola per una festa simpaticissima: tutti e sette i fratelli Di Paolo, provenienti da ogni parte d’Abruzzo, si erano dati convegno per festeggiare i 95 anni del loro padre, Mariano. Un personaggio eccezionale, Mariano. Confesso che feci fatica a riconoscere subito chi fosse il festeggiato, in quanto egli rivaleggiava in baldanza con i più anziani dei suoi figli. Mi dicevano che alla sua età egli coltivava ancora il suo campicello e accudiva i suoi animali. Appena seppe che ero capitano dell’Esercito, il signor Mariano cominciò a tirare fuori i suoi ricordi di guerra, dicendomi di essere stato caporalmaggiore dei bersaglieri durante la Prima Guerra Mondiale. Ma a me premeva la quercia, e non stetti ad ascoltarlo. Con uno dei suoi figli più giovani, Franco, mi diressi verso la quercia, distante alcune centinaia di metri. Franco alla guida del trattore, io in piedi, in equilibrio sulla stanga che collegava il trattore al rimorchio. Sobbalzando per cunette, fossi, greppi, raggiungemmo la Quercia: un vero monumento che, ovviamente, aggiunsi al libro. Salutata la cordialissima famiglia, mi incamminai verso casa. Durante il viaggio di ritorno, non pensavo alla quercia, ma a Mariano, e provavo rimorso per non essere stato ad ascoltarlo di più. “Quanti saranno rimasti, ancora vivi, di quella guerra? – mi domandavo- i più giovani hanno quasi novanta anni. Quante storie ci potrebbero raccontare? Perché nessuno raccoglie le loro memorie e le pubblica, prima che l’ultimo di essi sia scomparso?” Quel qualcuno sarei stato poi io: pubblicato il libro sull’Abruzzo, per due anni girai l’Italia alla ricerca di questi antichi ragazzi, le cui storie avrei pubblicato in “Ultime Voci dalla Grande Guerra”.

Quel giorno, arrivato a casa, scrissi subito la storia della quercia e, come sempre fatto, la mandai alla famiglia Di Paolo per una verifica sulla esattezza di ciò che avevo scritto. Quando telefonai, mi rispose la moglie di Franco, con un tono estremamente mesto. “La storia è tutta giusta- mi diceva la donna – ma lui non c’è più”.

“Chi – domandai –Mariano?”

“No, Franco, il giorno dopo che siete andati a vedere la quercia, ha ripreso lo stesso trattore per andare nei campi; il trattore si è rovesciato, e lui è rimasto schiacciato sotto”.

Valido Capodarca

Luglio 2016

Di Paolo a

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