Il tragico amore di Paulina e Attilio

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Può sembrare la scena di un film; invece è una foto vera, tratta da un libro.

Attilio Scolari aveva fatto tutta la campagna di Russia, dalla partenza dei primi scaglioni fino alla tragica ritirata. Dalla Russia aveva riportato, oltre alla pelle, anche centinaia di foto dell’intera campagna. Lo conobbi in un raduno dell’A.N.A.I. e diventammo amici. Molte delle sue foto e la sua testimonianza vennero pubblicate nel 2° Volume di “Immagini ed Evoluzione del Corpo Automobilistico”, da me scritto su ordine del Comando del Corpo e pubblicato nel 1995. Negli anni successivi trascorremmo tante, lunghe serate insieme, davanti al computer, per scrivere insieme, unendo le sue foto ai suoi racconti, un libro cui avevamo dato il titolo di “Dalla Russia noi siamo tornati”. Il libro era già pronto, scritto e impaginato, pronto per la stampa, quando Attilio venne colto da un ictus e morì, nel 2000, a 85 anni di età, senza vederlo pubblicato.

Lo avrebbero pubblicato poco tempo dopo i suoi due figli, che me ne inviarono una copia.

Fra le foto che più mi avevano colpito c’era questa, che scansiono dal libro insieme alla didascalia.

Attilio, bel ragazzo moro, si era fatto la fidanzata in Russia; si chiamava Paulina. Dovendo partire per una missione dall’esito incerto a Millerowo, si fece scattare questa foto. Il seguito ce lo facciamo raccontare direttamente da lui, ricopiando direttamente dal libro, a pag. 126.

“Ho letto da qualche parte che non bisognerebbe desiderare di essere in un posto diverso da quello in cui ci si trova, poiché non si sa mai dove la nostra morte ci sta aspettando. Quando lo lessi non potei non pensare, con un fremito, a quanto mi era successo in Russia.

Quando, di ritorno da Millerowo con il collega Santin, ci dissero di tornare indietro perché ci stavamo ritirando, mi rammaricai di non essere con il mio Nucleo, con i miei ragazzi.

A guerra finita, un giorno venne a trovarmi il caporale Bruscato, il conducente dello Spa “Dovunque” a fianco del quale normalmente viaggiavo. Non ci eravamo più rivisti dal giorno in cui fui inviato a Millerowo, ed era venuto a cercarmi anche per narrarmi cosa era successo da quel 18 dicembre del 1942 in poi.  Mi descrisse il gran parapiglia di soldati e mezzi creato dall’improvviso apparire dei carri armati russi, che spuntavano come funghi sul basso orizzonte della steppa. Nel cannoneggiamento che seguì, un proiettile di carro armato aveva colpito il Dovunque, centrando il sedile sul quale avrei dovuto essere seduto io e andando a esplodere nel cassone retrostante, dove era salita Paulina, la mia ragazza, nel tentativo di raggiungermi fuggendo dalla battaglia assieme a una sua amica. Entrambe morirono sul colpo”.

Valido Capodarca

Ottobre 2015

Attilio e Paulina (390x640)

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