Gente di Marca. Fatti esperienze donne viaggi

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Recensioni

Gente di Marca. Fatti esperienze donne viaggi. Si racchiude in queste parole il contenuto del libro. Così come le cose più autentiche possono spiazzarci apparendoci paradossali, il titolo del tomo è paradossale, sembra un tentativo di comprenderne tutto il significato e il contenuto, ma non ci riesce ed è un paradosso non riuscire a sintetizzare il corpo di uno scritto che primariamente è il contenuto di una vita, di tante vite, tutte quelle che Eno ha provato a raccontare, certamente dal suo punto di vista, ma con quell’obiettività che nasce dalla genuina curiosità di capire come va il mondo.

E’ proprio la curiosità di capire “cosa c’è dietro la collina” che ha spinto e spinge ogni marchigiano che si rispetti, ad andare oltre, a perseguire strade e percorsi che partendo dal noto portano all’ignoto, col recondito desiderio di tornare portando il dono della conoscenza e dell’esperienza acquisita alla propria comunità, la nostra comunità così chiusa eppure così proiettata oltre i limiti.

Ho già avuto il piacere e l’onore di leggere Eno attraverso i racconti del babbo recluso in un campo di prigionia ai confini del mondo. Il libro si illuminava attraverso il racconto del ritorno, spinto da quel sentimento di appartenenza e di speranza che salva dalla cupa disperazione di fronte a tragedie immani che possono travolgerci.

Ieri come oggi il futuro ci può apparire nella sua indecifrabilità foriero di rischi, bloccandoci in angosciose attese. Ma è l’eredità che ci circonda, frutto laborioso dei nostri antenati, il tramandare il senso del giusto e del bello, tramutatosi in dolci paesaggi collinari, che ci ristora e ci incoraggia ad andare a capire “cosa c’è dietro la collina”.

Così si spiega il lungo viaggio di vita di Lino Semmoloni di Tolentino; prigioniero di guerra ha adempiuto al suo dovere senza riserve, andando oltre la collina dell’ignoranza, della paura e comprendere come andava il mondo.

Nel lungo viaggio di ritorno alla vista del fiume Chienti si commuove perché si sente a casa; qui si schiude il senso profondo dell’amore per la propria terra, per le propria storia.

Il contatto con la natura, il rispetto di essa la sentiamo come qualcosa che ci appartiene e ne avvertiamo la necessità della cura con la costante consapevolezza del dovuto lascito ai posteri, perché le Marche, terre al plurale, parlano contemporaneamente del passato, del presente e del futuro.

Nel quotidiano di tutti gli uomini e le donne che Eno ci racconta c’è un filo conduttore che li lega: lo svelamento della forza delle proprie radici, come la quercia che trattiene il terreno per crescere ancora; c’è il senso del presente nella curiosità di scoprire quello che ci circonda e renderne partecipi tutti gli altri di questa continua epifania, ma soprattutto si avverte la responsabilità per il futuro che porta ad essere generosi e altruisti.

Non si spiega altrimenti la lungimiranza dell’on. Roberto Massi Gentiloni Silverj nell’arricchire la comunità del medio maceratese con lo splendido complesso dell’Abbadia di Fiastra, tornato agli antichi splendori e punto di riferimento turistico, naturalistico e culturale.

Come dice giustamente Eno qui tra le righe, frutto non del copia – incolla, “la storia di una cittadina, di un teatro e di qualsiasi altra cosa inanimata o animata, non è di chi la scrive, ma di chi la legge, la apprezza e la conserva nel cuore”, ed è quello che si tramanda di generazione in generazione e che sarà la garanzia che il nostro territorio, la nostra comunità nel suo “plurale” saprà mantenere l’orgoglio dell’appartenenza (passato), la curiosità per il mondo (presente), e la responsabilità verso il domani (futuro).

Soltanto catturando l’essenza di questa pluralità di sentimenti possiamo capire le ragioni profonde di queste vite semplici ma al tempo stesso straordinarie che Eno ha voluto raccontare, strappandole al possibile, inevitabile oblio, il suo è stato un atto di amore e un’impellente necessità; come possiamo non rimanere affascinati dalla ricchezza di questo territorio, sconosciuto al mondo veloce e distratto, che si schermisce lasciando gli onori dei riflettori altrove, scoprendo attraverso le eccellenze manifatturiere che nella sua apparente “quiete” e discrezione, sa correre sulle ali della fantasia e della creatività.

Il saper fare e il saper apprezzarlo, hanno da sempre aperto le porte alle migliori energie; l’arcaica solidarietà delle campagne, stimolandoci all’apprezzare i bisogni dell’altro, ci hanno restituito quel senso di tolleranza, che come diceva il Prof. Max Salvadori, se non è abbinata alla giustizia, alla libertà e all’uguaglianza, quest’ultime, nobilissime parole, rimarrebbero vuote.

Sentimenti forti, profondi ma soprattutto richiami da mondi lontanissimi testimoniano, neanche ce ne fosse il bisogno, che siamo tutti figli di un’unica madre, ed è più chiaro nelle parole dell’arch. Adriana Malpiedi quando osserva con intelligenza, la nostra comunanza con la cultura orientale fatta di sapiente ritmo della vita, armonia con il creato e forti legami tra simili.

Chiudendo il libro, non posso non notare nella contro copertina la bellissima foto di una ballerina in abiti da danzatrice orientale che flessuosa ci ricorda quanto sia fantastico, miracolo divino, il corpo di una giovane donna. Sarebbe troppo lungo spiegare l’universo che smuove quel corpo che può essere madre, figlia, sorella e amante, ma c’è una cosa che mi strappa un sorriso rendendomi questa foto istantaneamente familiare; sullo sfondo si nota la facciata di mattoni rossi di una casa solida, antica, con imposte semichiuse.

Come una metafora è l’esatta immagine di quello che siamo noi, solidi come quei mattoni, chiusi ma al tempo stesso aperti come quelle imposte, ma soprattutto curiosi di fronte a quello spettacolo che è il mondo racchiuso, per un istante, in un ballo senza fine.

Andrea Bianchi

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Eno Santecchia, che ha avuto numerose occasioni per farsi conoscere con altre pubblicazioni, si presenta ora con un volume prezioso, accattivante, vivace e di “spessore”, dal momento che in oltre 300 pagine ci presenta luoghi, fatti, momenti e personaggi di matrice o di attinenza marchigiana in quattro settori ben distinti con possibilità di scelta e senza danno, vista l’autonomia di ogni parte e anche di ogni singola narrazione al suo interno. L’autore, che si fa apprezzare per un’introduzione dove si presenta con semplicità e allo stesso tempo con intelligenza e maestria e sulla quale mi è piaciuto ritornare a più riprese, scrive che i brani “ si potrebbero leggere ad accesso casuale, non si perde nulla; ognuno vive di vita propria, anche se un sottile filo li lega!”. Si tratta infatti di una raccolta disorganica solo a prima vista, perché in realtà è un viaggio ininterrotto nell’uomo e nella sua storia tra la “Gente di Marca” presentato con cura, chiarezza di dettato e leggerezza di esposizione. Non è facile muoversi tra tante situazioni diverse e raccogliere ogni volta frutti cospicui e maturi; Eno riesce a farlo molto bene e non inganni la scorrevolezza della pagina: è il prodotto di un lavoro certosino fatto quasi su ogni parola, con precisione documentaria sui contenuti e con il desiderio di fornire ogni volta al lettore un quadro definito e compiuto. Il libro nasce da lontano ed è il risultato di interviste e di ricerche sul campo, di successive riflessioni e di scelte meditate che hanno trovato la loro sistemazione nello spazio e nel tempo assegnati dal libro, che si fa apprezzare anche per l’accuratezza con cui è stato preparato e arricchito: è un lavoro brillante nell’ideazione, nella scelta dei contenuti, nella composizione formale e nella realizzazione grafica, da leggere e anche da rileggere a sorsi più o meno lunghi, come ciascuno desidera.

Rossano Cicconi

Impressioni

Premetto che mi piacciono i racconti e le persone che hanno qualcosa da dire. Ci sono diversi motivi per cui questo libro può essere letto, vediamo di elencarle. Un amore di copertina e foto bellissime. Ben strutturato e molto discorsivo. La scrittura è scorrevole i discorsi brevi e ben scritti. Impatto facile e accattivante, i capitoli brevi e i discorsi attirano sempre più di un tomo grosso e forse noioso. I racconti separati danno quel senso di non impegno. Esponi i fatti senza interferenze, sei neutrale, al di sopra delle parti, mai schierato, ti tieni lontano da esporre giudizi di parte. Mi sono ritrovata a scorrere le pagine con la voglia di conoscere il prossimo argomento … apprezzo molto l’altalena fra passato e presente. Il raccontare di un imprenditore che vende i suoi progetti con la sua Opel Rekord e poi volare nel mondo di Internet, dove un sito in italiano viene apprezzato anche nelle Filippine! Un libro di storia, dove il passato e il presente si accavallano, attraverso persone, luoghi e foto. La foto con le colonne del teatro di Palmira è una reliquia … saranno ciottoli venduti al mercato nero? Non so essere sintetica per descrivere questo libretto – come lo chiama l’autore –  a me sembra una chicca di storia, più di cinquanta anni in giro per il mondo, partendo dalle Marche arrivando  in capo  al mondo, una sensazione meravigliosa! Con gli ultimi due libri sei diventato molto più colorito e gioviale. Rispetto al romanzo questa raccolta ha un vantaggio, il primo una volta letto si accantona, questo si può rileggere senza perdere il filo.

V. B.

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Il libro è abbastanza interessante ed è mostrato nelle diverse aspirazioni umane. Andava presentato a teatro nella sua interezza: finalità educazione delle giovani generazioni alla non violenza, memoria, conoscenza di altri popoli (anglosassoni) in una visione europea oltre al perfezionamento della lingua inglese.

Antonio Millozzi

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