La ferrovia Porto San Giorgio – Amandola

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Gli abitanti di Caldarola rischiarono seriamente di veder passare il treno nella loro cittadina. Ce ne parla il bel volume “La Ferrovia” di Pino Bartolomei, pubblicato dall’editore Andrea Livi di Fermo e dedicato alla linea ferroviaria Porto San Giorgio – Fermo – Amandola. Il libro consente un gradevole viaggio a ritroso nel tempo lungo la vallata del fiume Tenna. Andiamo a vedere cosa accadde e anche ciò che non si verificò.

All’unità d’Italia le strade ferrate erano di soli 2.521 km, nel 1896 erano triplicate, nel 1905, con la creazione delle Ferrovie dello Stato, raggiunsero i 16.686 km fino agli anni ’70 dello scorso secolo, oggi in esercizio vi sono 15.985 km.

La ferrovia Porto San Giorgio – Fermo – Amandola entrò in funzione nel 1908; per coprire i circa 60 km il treno impiegava tre ore.

Le nove tratte ferroviarie delle Marche avrebbero dovuto prendere parte a un progetto ben più ambizioso: una grande ferrovia pedemontana chiamata “La Subappennina”.  Tale linea avrebbe dovuto soddisfare anche esigenze strategiche: in caso di bombardamento navale della linea Adriatica avrebbe potuto sostituirla; lo stesso concetto di Internet, in caso di guasto di un nodo i dati sono istradati su altri percorsi.

Questo progetto faraonico avrebbe dovuto collegare Sulmona (AQ) a Sant’Arcangelo di Romagna (RN) parallelamente all’Appennino Umbro-Marchigiano e al mar Adriatico. Sarebbe stata una linea di grande capacità e si sarebbe collegata all’Adriatica nei nodi principali.  Nell’ambito di questo vasto e complesso progetto, da Amandola, i binari avrebbero dovuto raggiungere Sarnano, Caldarola e Tolentino. L’enorme costo di numerosissimi viadotti e gallerie rese il progetto un sogno rimasto sulla carta.

Da Amandola avrebbe poi raggiunto Ascoli Piceno via Comunanza, Croce di Casale. In quegli anni di grande sviluppo della rete ferroviaria era in progetto di collegare addirittura la linea Ancona – Orte con Terni via Visso.

Oggi, tre delle nove linee ferroviarie delle Marche sono state chiuse, di alcune altre ritenute – non di primario interesse – se ne discute la chiusura almeno due volte l’anno.

La tratta denominata anche A.F.A. (Adriatico – Fermo – Amandola) nacque con numerosi difetti congeniti: lo scartamento ridotto, la costosa trazione a vapore invece di quella elettrica che avrebbe consentito una velocità maggiore. Tutte scelte che l’avrebbero penalizzata sin dall’inizio e avrebbero portato alla chiusura dopo soli 48 anni di onorato servizio. La scelta del tracciato e delle stazioni furono oggetto di accese discussioni a livello politico e il progetto costò circa sei milioni di vecchie lire.

Dopo pochi anni dall’entrata in funzione del treno a vapore ci si cominciò a lamentare del ridotto numero di corse, della bassa velocità, delle scarse coincidenze e dell’elevato costo del biglietto. Nel 1928, anche per ovviare agli alti costi d’esercizio del carbone, la linea fu elettrificata, ma l’elevata spesa fece sfumare i progetti di prolungamento che erano nel cassetto. Dopo l’ultima guerra, il servizio non fu migliorato anzi scadette di qualità.

Le abbondanti piogge dell’ottobre 1955 causarono una frana della linea tra le stazioni di Santa Vittoria in Matenano e Monte San Martino, tratta sostituita da un collegamento in autobus. Con questo pretesto il 27 agosto 1956 la linea fu chiusa e disarmata. Un epilogo davvero immeritato.

Dai documenti riportati dall’autore in appendice, si ha notizia che domenica 3 settembre 1905 a Tolentino si svolse una riunione per proporre la prosecuzione della linea Porto S. Giorgio – Amandola fino a Tolentino via Cessapalombo e Caldarola.

A quella riunione, tra gli altri, parteciparono il comm. Besanzanica costruttore della linea AFA, l’on. ing. Anselmo Ciappi di Belforte del Chienti e il conte Aristide Gentiloni Silverj, il quale premette per fare il capolinea a Tolentino irritando i maceratesi.

Ecco come gli increduli abitanti di Caldarola, ma anche di Cessapalombo e di Visso rischiarono di veder sbuffare il treno dalle loro parti … ma non se ne fece nulla!

Si tratta di un bel volume di 159 pagine illustrato a colori, ricco di cartine topografiche, altimetrie, tracciati, vecchie e nuove foto, descrizioni e didascalie ampiamente dettagliate e una ricca appendice. Sono presenti anche le immagini di un incidente ferroviario accaduto il 26 novembre 1930 a Fermo, quando una carrozza precipitò per nove metri e perirono otto persone.

Durante la preparazione del libro sono state trovate oltre 3.000 foto, delle quali 1400 selezionate che insieme con un filmato realizzato con le medesime sono contenute in un DVD.

Eno Santecchia

Rip. aprile 2015

Locomotiva a vapore a Tolentino

Locomotiva a vapore a Tolentino

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