Ucciso da un pallettone

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Ricordo di Giampietro Annavini

In un modo irreale, come accade solo nelle favole, Giampietro se n’è andato all’improvviso e riposa ora sotto la madre terra, una croce di legno e mille colori che ornano la sua tomba fiorita come un giardino. Tanti gli hanno voluto bene e mai un addio, nella chiesa di Cessapalombo, era stato in passato così sentito e struggente come in questa occasione, e la sera del 7 gennaio i parenti e gli amici, come lui aveva chiesto quando sarebbe arrivato il suo giorno, lo hanno ricordato come in una festa lasciando la tristezza in un angolo del cuore. Tra noi ci sono nove anni di differenza, molti in età giovanile, che diventano pochi nella maturità, e del passato ho alcuni ricordi che diventano oggi più chiari, ma in tempi recenti ci siamo rivisti e frequentati (il suo paese e la mia frazione di origine distano solo 1 km e mezzo), ma ogni volta che ci incontravamo non c’era bisogno di formalità, come succede tra chi sa che il legame degli affetti è sempre vivo. Giampietro era fuori da ogni schema: semplice, generoso, diretto, socievole, poetico, ironico, sempre se stesso in ogni circostanza, e chi lo frequentava e aveva imparato a conoscerlo lo sapeva bene. Cessapalombo, piccolo paese dell’entroterra, era il suo punto di osservazione privilegiato per indagare le persone e il mondo. Il fiume, le colline, i monti: di essi conosceva ogni spicchio, ogni sfumatura, ogni segreto; erano la radice più salda del suo vivere e il richiamo più forte e più profondo, e premevano ormai per uscire dall’animo in un modo più ordinato e consapevole, arricchiti e visti con l’esperienza della vita e disciplinati ormai dal tempo trascorso. La materia era pronta, il cuore disponibile, il tempo favorevole, e il racconto poteva essere iniziato dall’autore, che sentiva la necessità dell’opera e allo stesso tempo ne avvertiva la vastità e ne temeva i pericoli: era il proprio testamento, ancora sconosciuto alla ragione ma compreso e voluto dalla voce misteriosa dello spirito.

Il suo libro 68 modi per…, pubblicato a tiratura limitata nel dicembre del 2014 e corredato da un’originale e preziosa presentazione di Alberto Cingolani, è nato così, veloce e improvviso, come eruttato dalla forza e dalla rapidità di un vulcano che negli anni aveva con pazienza depositato e stratificato il vasto e complesso materiale che non era più possibile trattenere. Il lettore maturo e consapevole lo troverà di grande fascino, perché Giampietro ha capacità narrative pur nella sua prima esperienza di scrittore, e si comprende subito che la materia trattata è viva, appassionante e di forte spessore umano. È il romanzo della sua vita, vera e immaginata, dove scorrono in controluce il paese e la gioventù di allora, gli episodi vissuti e i luoghi amati, attraverso un intreccio di fatti e personaggi reso avvincente dall’immediatezza, dalla credibilità, dall’attrattiva, dall’uso di un linguaggio diretto, talvolta libero e sfrontato, ma in piena sintonia con l’autore.

Così lui è nel libro e così era nella vita di ogni giorno, senza convenzioni, libero di dire, di fare e di essere, fantasioso, singolare, imprevedibile, fine conoscitore dell’animo umano e attento osservatore della natura, e per questo dal piccolo mazzetto di case di provincia ha potuto e saputo innalzarsi verso il mondo e collocarsi nell’intimità dell’uomo. Negli ultimi tempi era felice, la narrazione da lui realizzata era stata particolarmente apprezzata e molte pagine profumano di effettivo talento, ma il cielo nei suoi fini per noi imperscrutabili non ha permesso che ne gioisse più di tanto. Ricordo bene l’allegria dell’ultima conversazione che pochi giorni prima avevo avuto con lui, quando dalla piazza di Caldarola un’auto mi ha seguito lungo tutto il corso invitandomi e quasi obbligandomi ad accostare poco dopo sul bordo della strada. Sono sceso, mi sono avvicinato ed ho riconosciuto il suo viso sempre allegro e sorridente. Abbiamo parlato, ci siamo salutati per un prossimo e vicino appuntamento come la cosa più normale, senza che potesse sfiorarci il pensiero che la morte è anche l’aspetto più naturale della vita. Una parte di noi se ne va con lui, e passando in paese non mi accadrà più di allungare lo sguardo per controllare se nel solito capannello di persone si individua la figura o il volto di Giampietro.

Rossano Cicconi

Marzo 2015

Fontana di Cessapalombo (MC)

Fontana di Cessapalombo (MC)

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