Lo scultore Franco Falcioni

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Lo scultore Franco Falcioni è scomparso da pochi giorni, ma il suo ricordo è vivo. Mi sembra ancora di vederlo nella sua bottega d’arte, in via Pallotta, intento a scolpire un busto di donna o a modellare, la Madonna, San Giuseppe, il bue, l’asinello o un agnello (dalle zampe stilizzate) in dimensioni quasi reali per il presepe. Quando passavo, se aveva opere finite, mi chiamava per fotografarle.

Falcioni, uomo riservato, iniziò a scolpire da quando gli regalarono un blocco di marmo e subito si appassionò a quell’arte, studiando da autodidatta materiali, proporzioni, forme e dimensioni.

Apprezzato autore della statua al beato Francesco Piani di Caldarola, posta di fronte al monastero delle Caterinette. Tra le sue opere anche un bel Federico II e la sua aquila, lo stemma di Varino Favorino di Pievefavera, un clown molto elaborato e a colori, San Sebastiano martire, il busto del cardinale Evangelista Pallotta, diversi busti, e varie statue per presepi. Il nostro artista amava i marmi pregiati, ma non disdegnava materiali più umili, come il gesso e la cartapesta.

Dopo il terremoto del settembre 1997 dedicò diversi mesi al restauro e alla pulizia dei lampadari a gocce di cristallo delle chiese di Caldarola.

Alcuni anni fa ideò il presepe artistico di Caldarola e lo realizzò con l’aiuto di alcune persone di buona volontà e artigiani del luogo; ora è un’esposizione permanente, che ha trovato spazio negli ampi locali sotto la collegiata di San Martino.

Un “foyer” riproduce lo scorcio di un antico abitato della Palestina, realizzato in economia con i materiali di recupero trovati nei locali. Il presepe con quattro fasi di luce, un ampio corso d’acqua, le statue, opera di Falcioni, sono alte oltre un metro.

Anche quest’anno, seppur malato, ha collaborato con Francesco Quacquarini Vincenzo Ciccotti, Devid Monzani e altri, alla modifica e alla ristrutturazione di quelle scene e ambientazioni sulla natività. Sono stati creati degli archi, il tutto ha una migliore prospettiva, maggiore profondità; il pittore Devid Monzani ha dipinto lo sfondo con i monti innevati. Si tratta della Sella di Gerusalemme o dei monti di Ebron che terminano a breve distanza da Betlemme.

Eno Santecchia

Gennaio 2014

Federico II

 

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