La famiglia Betti di Caldarola

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Al civico 3 di via Pallotta, la semplice facciata di palazzo Betti nasconde un edificio di notevoli dimensioni che si espande all’interno, confinando con casa Mori e l’antico palazzo ex Santi. Il palazzo fu edificato agli inizi dell’Ottocento sullo spazio prima occupato da una strada che conduceva verso via Roma. I Betti vollero a tutti i costi una residenza più vicina possibile alla piazza principale per partecipare direttamente alla vita cittadina.
L’edificio presenta notevole interesse nella zona del cortile, dove c’è l’ingresso delle canali per la vinificazione e alle antiche cantine con i soffitti a volta, nonché un pozzo. Dalle cantine, con una scala, si accede a una caratteristica grotta, dove era conservato il vino, realizzata da Raffaele Betti nel 1869, come scritto in una piccola epigrafe. Il piano nobile possiede alcuni ambienti con soffitti affrescati stile Impero, risalenti ai primi dell’Ottocento.
In fondo al cortile esiste un piccolo fabbricato dotato di terrazzino, dove si allevavano i bachi da seta: il filo dei bozzoli veniva lavorato, tinto e poi tessuto in casa dalle donne.
La costruzione del palazzo si deve a Paolo Betti, trisavolo di Angiola Maria e Angiolo Adolfo Napolioni, giunto a Caldarola da Montalto di Cessapalombo agli inizi dell’Ottocento.
Prima di arrivare a Caldarola i Betti erano commercianti di pellami e proprietari terrieri. Paolo attivò una manifattura di concia del pellame per la produzione di suole delle scarpe, in società con i Grifi e sposò Maddalena Grifi, dalla quale ebbe una numerosa prole. L’attività della conceria prosperò, e ciò permise la costruzione di questo vasto palazzo che comprese anche un edificio preesistente risalente agli inizi del Settecento, adesso poco visibile poiché si trova nel cortile interno.
Il successore Raffaele Betti nacque nel 1814, continuò a gestire la sua conceria, fu priore comunale e consigliere provinciale, tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Caldarola (aprì venerdì 9 marzo 1860) e partecipe alla vita cittadina.
Da un’indagine del 1879 a cura della Camera di Commercio di Macerata sulle condizioni economiche dell’agricoltura, dell’industria e del commercio si ricava che su 51 ditte censite nel territorio provinciale, 19 erano concerie di pellami, delle quali undici esistenti a Caldarola con 36 lavoratori.
Giuseppe, fratello di Raffaele, giovane avvocato, esercitò in Ancona, divenne membro della Compagnia di Gesù e trascorse la sua esistenza a Roma, diventando economo generale dell’Ordine dei Gesuiti, ai tempi del passaggio dello Stato Pontificio al Regno d’Italia.
Raffele sposò Luisa Federici- Rosci di Terni ed ebbe cinque figli di cui tre maschi.
Pompeo, il maggiore (1852- 1914), intraprese la carriera ecclesiastica studiando a Roma presso il collegio Capranica, insegnò latino e greco al Seminario Arcivescovile di Camerino e infine si ritirò a Caldarola, dove continuò i suoi studi, conducendo ricerche storico letterarie. Era stato in collegio insieme al futuro Papa Benedetto XV, col quale si scambiava notizie erudite ed esercitazioni mnemoniche. Ospitava spesso religiosi di passaggio per Loreto con i quali intratteneva una fitta corrispondenza. Donò i suoi libri alla “Propaganda Fidei” dei Gesuiti.
Benedetto (1867 – 1940) esercitò la professione di farmacista a Caldarola, si sposò con Olga Conti di Mergo, sopravvisse alla prematura scomparsa dei piccoli Raffaele e Luisetta e lasciò le sue proprietà in beneficenza alla Congregazione di Carità.
L’attività di famiglia fu continuata dall’attivo Adolfo Betti (1869 – 1938) che portò avanti sino a tutti gli anni Venti del Novecento la conceria ed esercitò per mezzo secolo l’attività di cassiere nella locale Cassa di Risparmio. Fu sindaco di Caldarola nel periodo giolittiano. Adolfo ebbe due figli Bernardo (1910- 1978) e Luisa (1912 – 1994).
Verso la fine degli anni Venti la conceria chiuse: era rimasta una piccola manifattura e non era riuscita a superare la crisi di quegli anni. La famiglia Betti si estinse con Luisa coniugata Napolioni.
Il palazzo fu interessato da un incendio agli inizi del Novecento e gravemente danneggiato dai vari sismi succedutisi e particolarmente da quello del settembre 1997 e in seguito completamente restaurato.
La storia del palazzo non si può disgiungere dalle vicende umane della famiglia Betti che lo costruì e lo ha abitato per due secoli.
Agosto 2012

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